Remote Living in Italia: Ahoma rivoluziona l’ospitalità con il Quarto Luogo tra case, workspace e territorio

Redazione

12 Ottobre 2026

Il lavoro non è più solo un luogo, è un viaggio che dura settimane, a volte mesi. Pietro Martani, alla guida di Ahoma, ha trasformato questa frase in una realtà concreta. Non si parla più di semplice smart working, ma di remote living: una vita che si intreccia tra casa, lavoro e territorio, senza più confini netti tra produttività e quotidianità. Ahoma non offre solo flessibilità, ma un modo nuovo di abitare il lavoro, accogliendo viaggiatori e piccoli operatori ricettivi in un modello ibrido che promette di cambiare per sempre ospitalità e lavoro nel 2026.

Lavoro a distanza, numeri e nuovi modi di vivere

Per decenni la sede lavorativa e la residenza sono state legate indissolubilmente. Oggi però questo legame si è rotto. A confermarlo ci sono i dati della Banca centrale europea: dal 2019 al 2024 la percentuale di lavoratori nell’area euro che lavorano almeno in parte da casa è salita dall’11,7% al 22,4%. Il Consumer Expectations Survey 2025 dice che ormai quasi uno su cinque lavora in modalità ibrida almeno due giorni a settimana. Non è un fenomeno passeggero, ma una trasformazione stabile che porta con sé nuove esigenze, non solo tecniche ma anche abitative e sociali. Qui nasce il remote living: non solo smart working, ma la scelta di vivere temporaneamente in un posto diverso dal proprio, mantenendo continuità nel lavoro e qualità della vita.

La domanda cresce e si evolve, come mostrano le indagini EY Future Travel Behaviours 2025, che hanno coinvolto oltre 5.000 persone in cinque Paesi europei. In Italia quasi uno su due vuole combinare viaggio e lavoro, scegliendo formule come la workation , il bleisure e, in misura minore, il nomadismo digitale. Non tutti però puntano a uno stile di vita nomade: molti cercano stabilità e un legame con la propria vita precedente. Il remote living appare così più ampio e meno estremo rispetto al continuo spostarsi tra luoghi diversi.

Il “quarto luogo”: casa, ufficio e qualcosa di più

Ahoma parla di “quarto luogo” per indicare uno spazio che non è casa, né ufficio, né un semplice punto di ritrovo, ma una dimensione temporanea di vita e lavoro, che dura almeno settimane o mesi. Il concetto nasce dalla teoria dei “third places” di Ray Oldenburg, quegli spazi di aggregazione informale come bar, piazze e biblioteche, ma il quarto luogo va oltre: è un territorio dove chi lavora da remoto costruisce una routine quotidiana fatta di vita, lavoro e relazioni con il contesto locale.

Si tratta di un’idea in via di definizione, più una proposta che un segmento già consolidato. Il quarto luogo ha bisogno di condizioni precise: internet stabile, postazioni comode, servizi integrati e occasioni di socialità. Deve essere più di uno spazio per passare la giornata, una casa temporanea ma completa, capace di offrire stabilità e qualità. Ahoma prova a trasformare questo concetto in un modello organizzato, curando non solo la logistica ma anche l’inserimento nella comunità e nel territorio.

Tra hotel, affitti brevi e coworking: l’offerta che non basta più

Le soluzioni attuali coprono solo pezzi del bisogno: l’hotel va bene per brevi soggiorni e offre servizi quotidiani; gli affitti brevi danno una casa, ma spesso mancano spazi di lavoro adeguati; i coworking assicurano ambienti professionali ma non si occupano della vita abitativa. Ahoma prova a mettere insieme tutto in modo coerente, offrendo una soluzione che integra abitazione, lavoro e servizi accessori senza soluzione di continuità.

Sul mercato, la proposta si inserisce nel settore degli extended stay e dei serviced apartment, in crescita costante: secondo Savills, l’occupazione media supera quella degli hotel tradizionali con una domanda che cresce del 5,9% all’anno dal 2019. Ma il settore è ancora molto frammentato e la spinta verso standard comuni attraverso piattaforme tecnologiche e brand riconoscibili si fa sentire. Ahoma vuole andare oltre la semplice offerta immobiliare, aggiungendo un legame vero con il territorio e la vita quotidiana del luogo.

Montemagno e Milano: i primi test del quarto luogo

Il primo esperimento concreto si svolge a Montemagno Monferrato, nel cuore dell’Astigiano. Qui la casa deve diventare uno spazio multifunzione che accoglie chi lavora da remoto per periodi lunghi. Il progetto punta a un’esperienza completa, partendo dall’essenziale: internet stabile, spazi per concentrarsi, cucine pratiche, accesso a negozi e servizi.

Montemagno è ben collegato con grandi città come Milano e Torino, un dettaglio importante per chi lavora in modalità ibrida e deve spostarsi di tanto in tanto. Il modello si estende anche a Milano, con due strutture vicino alla Stazione Centrale pronte per dicembre 2026. Questo doppio laboratorio, tra borgo e città, serve a definire uno standard operativo prima di portarlo su altre strutture. Ahoma vuole così perfezionare un modello che unisce casa, lavoro e radicamento locale.

Economia e strategia: asset light e piattaforme in crescita

Ahoma basa il suo business su due fonti di guadagno: da una parte l’affitto diretto di case di proprietà per soggiorni di varia durata; dall’altra una piattaforma che offre a piccoli operatori ricettivi brand, tecnologia e servizi con un sistema pay per use. Questo approccio asset light punta a limitare gli investimenti immobiliari diretti e a crescere attraverso la standardizzazione e il supporto tecnologico.

Il cuore dell’idea è la scalabilità della piattaforma, non la proprietà degli immobili. Comprare casa per ogni nuova sede significa crescere lentamente e dipendere dai finanziamenti immobiliari. Una piattaforma, con modelli replicabili e fee ricorrenti, può espandersi più velocemente se dimostra di aumentare i ricavi e i profitti degli immobili gestiti. L’EBITDA netto richiesto da una struttura di proprietà Ahoma si aggira tra l’8 e il 10% all’anno, un parametro utile per testare la sostenibilità nel medio periodo.

Permanenze lunghe che smussano la stagionalità dell’ospitalità

I dati diffusi da Ahoma mostrano un fenomeno interessante: mentre i soggiorni brevi durano in media quattro o cinque giorni, fino al 30-40% dell’anno le stesse case possono ospitare lavoratori remoti per mesi interi. Questa tendenza ha un peso economico importante perché attenua il problema della stagionalità, tipico di molte destinazioni turistiche.

Riempire i periodi di bassa domanda con ospiti che restano più a lungo porta stabilità e aiuta a contrastare la volatilità del settore. Resta da vedere se questa domanda si consoliderà su larga scala o rimarrà una nicchia di qualità ma limitata. La sfida di Ahoma è anche far capire al mercato il valore di una permanenza medio-lunga.

Territori e comunità: il valore aggiunto di Ahoma

La vera forza di Ahoma sta nel legare territorio e comunità all’esperienza di soggiorno. Ristoranti, produttori locali, negozi e servizi non sono solo attrazioni, ma parte integrante della vita quotidiana dell’ospite. Si crea così un circolo virtuoso: il territorio arricchisce il soggiorno, mentre i lavoratori portano nuova domanda per gli operatori locali.

Ma non basta portare lavoratori benestanti nei piccoli centri per avere rigenerazione sociale e infrastrutturale. Serve molto di più: collegamenti, infrastrutture e servizi oltre alla connessione digitale. L’OCSE segnala come, dopo la fase acuta della pandemia, il lavoro da remoto si concentri soprattutto nelle città, non nelle zone rurali. La sfida per i territori è costruire un’offerta attrattiva e sostenibile, che renda possibile una presenza stabile e duratura.

Da coworking a piattaforma: il percorso di Pietro Martani

Il percorso di Pietro Martani parte dal coworking con Copernico e Stella33, dove l’ufficio diventa un punto d’incontro tra casa, scuola e hotel, attento all’accoglienza e alla formazione. Con Ahoma il cerchio si chiude: questa volta è il lavoro a entrare negli spazi dell’ospitalità.

Il cliente cambia: non più solo aziende e proprietari immobiliari, ma professionisti che comprano un pacchetto complesso fatto di spazio abitativo, tempo e opportunità di lavoro. Per gli operatori ricettivi indipendenti, la piattaforma rappresenta un modo nuovo di accedere a domanda, tecnologia e processi difficili da sviluppare da soli. Il remote living apre così nuove strade, richiedendo un equilibrio tra esperienza personale e infrastrutture collettive.

Remote living: una nuova frontiera o una nicchia destinata a restare?

Non è ancora chiaro se il remote living diventerà una categoria di mercato chiara e definita nell’hospitality. Il lavoro ibrido è ormai una realtà consolidata, l’extended stay cresce e gli investitori cercano soluzioni scalabili. Allo stesso tempo, la platea disposta a spostare il proprio luogo di vita per lunghi periodi è ancora limitata.

Ahoma prova a mettere insieme domanda, patrimonio immobiliare frammentato e piattaforme tecnologiche per costruire un sistema replicabile. Il successo dipenderà dalla capacità di coniugare questi elementi in un’offerta sostenibile e riconoscibile, capace di rispondere a bisogni concreti e trasformarli in un modello stabile, che sappia bilanciare quotidianità, lavoro e territorio. Resta da vedere se questa sfida segnerà una nuova frontiera dell’ospitalità o se il remote living resterà a lungo un fenomeno di nicchia.

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