I Cigni Neri non Sono Anomalie: Come l’AI Sta Rivoluzionando la Supply Chain in Italia

Redazione

1 Ottobre 2026

Ogni giorno, la catena di approvvigionamento globale affronta nuove sfide che un tempo sembravano impensabili. Tensioni geopolitiche che si intrecciano con rincari energetici e blocchi logistici: tutto questo non è più un’eccezione, ma la regola. Nel bel mezzo di questa tempesta, servono strategie che vadano oltre la semplice gestione dell’emergenza. A Milano, il 22 settembre 2026, Andrea Mariani di EY ha tracciato un percorso innovativo. Parla di modelli di governance condivisi e dell’uso avanzato dell’Agentic AI, strumenti chiave per rendere la pianificazione industriale non solo più solida, ma capace di adattarsi e prosperare in un mondo imprevedibile.

Guardare lontano: serve flessibilità e visione per uscire dalla crisi

Le aziende oggi devono ragionare su orizzonti di cinque, dieci anni, perché solo così si attenua l’effetto degli eventi imprevedibili. Non si tratta più di pianificazioni rigide: i cosiddetti “cigni neri”, eventi rari ma di grande impatto, sono diventati routine. Mariani sottolinea che anticipare i rischi mantenendo la capacità di adattarsi è fondamentale. Questo significa standardizzare i processi comuni, senza però perdere la flessibilità necessaria per reagire a shock improvvisi.

Un modello operativo elastico permette, per esempio, di ridistribuire velocemente carichi produttivi o modificare le reti di distribuzione senza mettere in crisi la strategia aziendale. Una soluzione che, spiega Mariani, funziona come un vero ammortizzatore economico in tempi di crisi.

Il top management: il motore della trasformazione continua

Nessuna trasformazione decolla senza il supporto costante del vertice aziendale. Mariani racconta come EY accompagni da anni aziende che affrontano questi cambiamenti passo dopo passo, mantenendo una visione coerente anche quando il contesto cambia o arrivano nuovi manager. Questo impegno garantisce continuità negli investimenti e protegge il piano originale, anche in caso di fusioni o acquisizioni.

Il coinvolgimento della c-suite è fondamentale per evitare che i progetti strategici vengano sacrificati alle pressioni trimestrali. Inoltre, inserire operazioni straordinarie in una governance ben definita impedisce che la trasformazione appaia come un insieme di iniziative scollegate.

Oltre i KPI a compartimenti stagni: serve una visione d’insieme

Per troppo tempo la valutazione delle performance nella supply chain si è limitata a indicatori parziali: previsioni di vendita, livelli di servizio, indice OTIF . Questo approccio frammentato rischia di creare conflitti interni e danneggiare la catena nel suo complesso. Mariani mette in guardia dal rincorrere un solo indicatore, perché può avere effetti negativi altrove.

Per esempio, puntare a un alto tasso di evasione ordini può portare a scorte eccessive, magazzini saturi e pressione sul capitale circolante. La nuova strategia chiede invece una visione integrata del valore economico generato lungo tutta la filiera, valutando con attenzione l’effetto delle scelte operative.

Servizio alto o saturazione produttiva? Il difficile equilibrio del decoupling

Al centro della gestione resta il bilanciamento tra un servizio clienti di qualità e un utilizzo efficiente delle risorse produttive. Le aziende devono evitare sia fermi costosi sia scorte che pesano troppo.

Per farlo si usano tecniche come il decoupling, ossia creare scorte strategiche di materiali e componenti chiave. Questi “cuscinetti” isolano le fasi produttive dai colli di bottiglia o dagli imprevisti, aumentando la capacità di risposta della catena. Un metodo già diffuso nelle grandi multinazionali e che sta prendendo piede anche nelle medie imprese italiane.

Coerenza globale e autonomia locale: la sfida delle filiere complesse

Le aziende con marchi multipli, mercati internazionali e prodotti diversi devono trovare un equilibrio tra processi comuni e adattamenti locali. EY propone un modello che standardizza linguaggi, calendari e regole decisionali, senza però imporre rigide uniformità che soffocherebbero la reattività del mercato.

Una governance condivisa diventa così lo strumento per far dialogare reparti e sedi diverse, evitando dispersioni e frammentazioni. In questo modo si allocano risorse produttive secondo criteri di redditività reale e domanda concreta, mantenendo al tempo stesso la flessibilità operativa necessaria.

Ecosistemi collaborativi: la chiave della resilienza lungo tutta la filiera

La resilienza non si costruisce solo dentro l’azienda, ma lungo tutta la rete di fornitori, partner logistici e distributori. Il modello chiuso basato su contratti rigidi e solo sul prezzo mostra i suoi limiti davanti a carenze improvvise o rallentamenti.

Per EY è fondamentale creare ecosistemi collaborativi in cui tutti condividano informazioni chiave come previsioni, piani di produzione e vincoli logistici. Questo permette di coordinare rapidamente le contromisure, trasformando una rete fragile in un sistema adattivo capace di prevenire disservizi e proteggere margini e livelli di servizio anche nelle situazioni più difficili.

Dati di qualità: la base per far funzionare l’intelligenza artificiale

Spesso si pensa che automazione e intelligenza artificiale siano la soluzione a tutti i problemi operativi. Mariani avverte però che senza dati affidabili, coerenti e integrati tra stabilimenti e sistemi gestionali, la tecnologia rischia di peggiorare le cose.

L’efficacia degli investimenti tecnologici dipende dalla pulizia e dall’armonizzazione delle informazioni, che devono rispecchiare fedelmente processi e vincoli reali. Solo così l’intelligenza artificiale può portare vantaggi concreti, risolvendo i problemi anziché amplificarli.

Agentic AI: la nuova frontiera di una supply chain autonoma e reattiva

Il vero salto in avanti arriva con agenti AI autonomi capaci di valutare scenari, suggerire soluzioni e intervenire direttamente senza bisogno di un intervento umano. Questi “agenti digitali” possono ricalibrare ordini, modificare sequenze produttive o riorganizzare spedizioni in tempo reale, reagendo subito agli imprevisti.

Ma automazioni così complesse richiedono dati impeccabili. Se le informazioni sono sbagliate o non allineate, le azioni automatiche rischiano di creare danni economici. Per questo la trasformazione digitale nella supply chain si basa su investimenti pazienti e sistematici nella qualità dei dati, condizione indispensabile per sfruttare davvero il potenziale dell’intelligenza artificiale agentica.

Change privacy settings
×