Aptadir Therapeutics conquista 40 milioni di investimenti: la rivoluzione del deep tech biotech italiano

Redazione

30 Settembre 2026

Milano, settembre 2026. Una startup biotech, nata solo due anni fa, raccoglie 40 milioni di euro per trasformare una tecnologia preclinica in un trial clinico. Un risultato straordinario, quasi inatteso nel panorama italiano, soprattutto per una realtà così giovane. Aptadir Therapeutics ha iniziato con un finanziamento iniziale di appena 1,6 milioni di dollari, ma grazie a un mix vincente di fondi pubblici, investimenti corporate e capitali stranieri, ha scalato rapidamente, arrivando a un seed da decine di milioni. Dietro questo salto c’è un modello di trasferimento tecnologico che, se replicato, potrebbe cambiare le regole del gioco per il deep tech in Italia. La vera sfida, come sempre, è superare quel lungo e insidioso tratto che separa la ricerca dal mercato.

Un round da 40 milioni con investitori italiani e stranieri

Il 29 settembre 2026 Aptadir Therapeutics ha chiuso un round da 40 milioni di euro, guidato da 4BIO Capital, un fondo internazionale specializzato in biotech. Non è solo la cifra a colpire, ma anche la qualità e la composizione del gruppo di investitori. Oltre a 4BIO Capital, hanno messo i soldi EXTEND – Polo Nazionale di Trasferimento Tecnologico per il biofarmaceutico, CDP Venture Capital tramite il Digital Transition Fund, Indaco Venture Partners con i suoi comparti bio, XGEN Venture e CE-Ventures. In campo anche Angelini Ventures, Kerna Ventures, Italian Angels for Biotech e il Club degli Investitori. Un mix ben equilibrato tra venture capital specializzati, fondi pubblici, corporate e business angel.

Questa rete riflette la necessità di costruire un percorso d’investimento che tenga in piedi tecnologie ad altissimo rischio e con tempi di sviluppo lunghi. Nel biotech, a differenza del digitale, non si parla di mesi per arrivare sul mercato. Il capitale raccolto serve a coprire anni di ricerca, sperimentazioni precliniche e cliniche, oltre alle complesse procedure regolatorie. Questa struttura è essenziale per trasformare una scoperta di laboratorio in un prodotto terapeutico reale.

Aptadir Therapeutics: una storia di ricerca internazionale con base a Milano

Aptadir Therapeutics è nata a Milano nel 2024, ma la ricerca da cui deriva è frutto di un lavoro iniziato anni prima, con una rete scientifica internazionale. Tra i fondatori ci sono Annalisa Di Ruscio e Daniel Tenen del Beth Israel Deaconess Medical Center, Vittore De Franciscis del CNR, e Marcin Kortylewski del City of Hope National Medical Center, con il supporto del Cancer Science Institute di Singapore. Nel 2023 la startup ha ottenuto la licenza esclusiva di due brevetti del CNR su una nuova classe di inibitori dell’RNA, cuore della loro piattaforma tecnologica.

La tecnologia si basa su molecole chiamate DNMTs Interacting RNAs , capaci di intervenire su processi epigenetici che normalmente bloccano in modo anomalo certi geni. L’obiettivo è fermare la metilazione aberrante del DNA in punti precisi e così riattivare geni gravemente compromessi. Il candidato principale, CAP1-FMR1, punta alla sindrome dell’X fragile, ma la pipeline si estende anche a malattie genetiche e tumori con necessità terapeutiche ancora insoddisfatte.

Giovanni Amabile, Executive Chairman di Aptadir, ha sottolineato come i 40 milioni raccolti siano il segno della potenzialità della piattaforma DiRs e della forza di un team scientifico ampiamente internazionale. Il capitale permette di fare il salto dalla semplice scoperta scientifica allo sviluppo di prodotti terapeutici concreti, con l’obiettivo di «ripristinare pathway genetici finora considerati irrimediabilmente compromessi».

EXTEND e il modello italiano di trasferimento tecnologico

Il percorso finanziario di Aptadir mette in luce un modello di trasferimento tecnologico che molti considerano cruciale per il deep tech italiano: il ruolo di EXTEND, nato nel 2022 da CDP Venture Capital con Evotec e Angelini Ventures, che ha accompagnato la startup fin dall’inizio. EXTEND non si limita a concedere brevetti o a creare spin-off, ma si impegna a costruire un progetto industriale completo, con un management solido e capace di attrarre investimenti privati.

Con un fondo da 380 milioni di euro, CDP Venture Capital agisce su due fronti: investimenti diretti nei poli di trasferimento tecnologico e investimenti indiretti in fondi specializzati. Nel caso di Aptadir, EXTEND ha fatto il primo passo con un pre-seed da 1,6 milioni di dollari nel 2024, quando il rischio era altissimo e pochi si esponevano. Oggi, con questo sostegno, la startup ha richiamato a sé capitali internazionali di peso. Claudia Pingue, responsabile del Technology Transfer Fund di CDP Venture Capital e presidente di EXTEND, ha spiegato di aver riconosciuto subito la forza scientifica della tecnologia, sostenendo la startup nelle fasi più critiche fino al recente seed.

Questo modello dimostra come un’infrastruttura solida di trasferimento tecnologico e un coordinamento tra pubblico e privato possano aiutare a superare il momento più difficile, quando la ricerca è troppo avanzata per il solo finanziamento pubblico ma ancora troppo acerba per attirare grandi capitali internazionali.

La “death valley” del biotech: la sfida del finanziamento precoce

Il tratto che va dalla scoperta scientifica a una tecnologia valida sul mercato è noto come “death valley” nel deep tech, soprattutto nelle scienze della vita. Molte scoperte si traducono in brevetti e pubblicazioni, ma restano troppo immature per attrarre investitori non specializzati. Nel biotech, le risorse necessarie per superare questo gap aumentano di molto: servono capitali per trasformare i risultati di laboratorio in candidati terapeutici, validare processi complessi e affrontare iter regolatori severi.

Il caso di Aptadir è emblematico: scienza internazionale con un contributo italiano, proprietà intellettuale del CNR, finanziamento iniziale da un hub pubblico-privato e infine un round importante con un investitore internazionale specializzato. Il rischio resta alto – la startup è ancora in fase preclinica – ma il progetto ha raggiunto una sostenibilità finanziaria che abbassa le barriere per crescere e validare industrialmente.

40 milioni al seed: un record per il biotech italiano

Un seed da 40 milioni in Italia è uno degli investimenti early stage più alti mai visti nel settore health tech. Questa cifra supera di gran lunga i capitali normalmente destinati alle startup digitali italiane, ma è in linea con le esigenze della biotecnologia, dove ogni fase richiede risorse ingenti.

Il round risponde a un problema strutturale del deep tech italiano. Non basta creare startup: senza fondi adeguati nei momenti cruciali, le imprese rischiano di bloccarsi o di dover cercare soldi all’estero. Il caso Aptadir indica una strada possibile: un mix di capitale pubblico, corporate venture e fondi specialistici italiani nelle fasi più rischiose, seguito da un coinvolgimento crescente di venture capital internazionali con l’aumentare della maturità tecnologica.

Il salto dai 1,6 milioni iniziali ai 40 attuali dimostra come una staffetta finanziaria ben orchestrata possa sostenere la crescita e valorizzare innovazioni lunghe e complesse.

Il prossimo passo: la sfida della sperimentazione clinica

Nonostante l’entità del round, la sfida più grande per Aptadir è ancora davanti. Il capitale raccolto servirà a finanziare le fasi precliniche e a superare i test che decideranno se i candidati terapeutici in pipeline sono davvero efficaci. Solo dopo questo passaggio si potrà partire con una sperimentazione clinica più ampia e avvicinare i prodotti al mercato.

Per l’ecosistema italiano, però, c’è già un successo: un progetto nato anche grazie alla ricerca pubblica, gestito dentro un quadro di trasferimento tecnologico e inserito in una rete finanziaria complessa, ha saputo attrarre capitale nei momenti più difficili e assicurarsi un investimento internazionale di rilievo. Una dimostrazione concreta che la collaborazione tra ricerca, investitori pubblici e privati può aprire la strada a percorsi di crescita reali per il deep tech nazionale nelle scienze della vita.

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