L’intelligenza artificiale non è più roba da laboratorio. Valeria de Flaviis, a capo dell’Innovation Lab & Digital Transformation di Cassa Depositi e Prestiti, lo ripete spesso. E non è un modo di dire: l’AI sta cambiando radicalmente il modo in cui le aziende innovano e lavorano ogni giorno. Non si tratta più di delegare qualche compito a una macchina, ma di rivedere dall’interno interi processi e culture aziendali. È un salto che coinvolge persone, governance e regole, ma soprattutto ridefinisce il rapporto tra uomo e tecnologia. Una trasformazione complessa, che si fa strada con decisione nel mondo dell’impresa.
AI in azienda: serve un cambio di mentalità e di metodi
Quando si parla di intelligenza artificiale, spesso il discorso si concentra su modelli, chip e piattaforme. Ma la vera sfida è organizzativa. Per sfruttare l’AI davvero, non basta adottare la tecnologia: bisogna cambiare mentalità e rivedere come si lavora.
Le persone devono fare i conti con la paura di perdere il proprio ruolo professionale, ma anche con la necessità di acquisire nuove competenze, più creative e flessibili. Non basta quindi automatizzare i compiti: bisogna riprogettare i processi, capire chi deve fare cosa in modo più efficace. Questa trasformazione, che il premio Nobel Daron Acemoglu chiama “task reconfiguration”, significa mettere in discussione le abitudini di lavoro consolidate per creare una collaborazione più efficace tra colleghi e sistemi intelligenti.
L’intelligenza artificiale spinge le aziende a rivedere il valore che producono internamente. La trasformazione più importante non è solo tecnologica, ma culturale: adottare l’AI in modo consapevole e strutturato diventa la leva per rinnovare i modelli di business e restare competitivi.
Dalla prova alla strategia: quando l’AI diventa il motore dell’innovazione
Oggi molte aziende si limitano a fare test e prototipi per automatizzare compiti ripetitivi. Ma così si ottengono solo benefici temporanei, senza cambiare davvero il business. Valeria de Flaviis sottolinea che un uso vero dell’intelligenza artificiale si vede quando si ripensano interi processi. Non è solo “quale attività automatizzo?”, ma “come posso disegnare un processo migliore?”.
Questo richiede una visione chiara, un piano coordinato e soprattutto coinvolgere l’intera organizzazione. L’AI smette di essere un semplice strumento in più per diventare il cuore di una trasformazione profonda. Solo così si può costruire un vantaggio competitivo duraturo, non una semplice efficienza momentanea.
Il valore di un progetto AI nasce dall’incontro tra tecnologia e un terreno fondamentale: la cultura aziendale. Serve un cambio di mentalità che permetta a tutta l’azienda di innovare, non solo ai reparti specializzati.
Formazione e fiducia: la base per far decollare l’innovazione
Non basta mettere a disposizione software sofisticati. Anche i migliori strumenti non funzionano se non sono accompagnati da un cambio culturale che faciliti l’adozione e costruisca fiducia nelle nuove tecnologie. De Flaviis spiega che la vera trasformazione digitale scatta solo se si insegna alle persone a usare gli strumenti con consapevolezza, facendoli sentire un aiuto e non un’imposizione.
Adottare l’AI richiede formazione continua, dialogo costante e una gestione attenta delle aspettative. I lavoratori devono percepire l’intelligenza artificiale non come una minaccia, ma come un supporto concreto per alleggerire le attività ripetitive, liberando tempo per compiti a maggior valore.
Questo approccio rafforza la motivazione interna, favorisce la collaborazione tra reparti e stimola l’emergere di idee innovative direttamente da chi conosce i processi ogni giorno.
L’innovazione parte da chi è sul campo
Secondo de Flaviis, le idee migliori non nascono solo nei laboratori di innovazione, ma da chi lavora “sul campo”. Chi vive ogni giorno un processo conosce meglio di chiunque altro problemi e opportunità.
Per questo, l’innovazione funziona solo se c’è una stretta collaborazione tra chi si occupa di innovazione e chi è coinvolto nelle attività operative. I primi devono creare condizioni e guidare, ma senza il contributo attivo di chi affronta le sfide quotidiane il cambiamento resta incompleto.
Serve un dialogo continuo tra idee, bisogni concreti e applicazioni pratiche. L’Innovation Lab ha il compito di trasformare gli spunti migliori in soluzioni reali.
Il manager dell’innovazione: ascoltare di più, fare meglio
L’arrivo dell’intelligenza artificiale ha cambiato profondamente il lavoro di chi guida l’innovazione. Non si tratta più solo di introdurre nuove tecnologie, ma di usare strumenti più potenti per dare risposte rapide e precise.
Così i manager possono dedicare meno tempo ai compiti ripetitivi e concentrarsi di più sull’ascolto delle esigenze, sull’individuazione di opportunità e sulla progettazione di soluzioni efficaci.
L’AI diventa un alleato prezioso nelle decisioni, rendendo il lavoro più strategico e meno operativo, con benefici evidenti in termini di efficienza e innovazione.
DICO, il programma di CDP per un’azienda guidata da dati e AI
Nel 2024 CDP ha lanciato DICO , un programma pensato per costruire una trasformazione basata su dati e intelligenza artificiale. Al centro c’è stata una Call4Ideas aperta a tutto il personale, che ha raccolto oltre 190 proposte, con circa 120 selezionate come prioritarie.
L’ampia partecipazione dimostra quanto il personale sia attento e aperto al cambiamento. Il progetto non punta solo a singoli interventi, ma a creare le condizioni organizzative, tecnologiche e culturali per un cambiamento profondo e duraturo.
DICO vuole integrare in modo strategico AI e dati nelle diverse attività per migliorare costantemente il funzionamento dell’intero gruppo.
AI in azione: esempi concreti che migliorano il lavoro quotidiano
Tra i casi più efficaci ci sono quelli che riguardano la gestione di grandi quantità di documenti e le attività ripetitive. Un esempio importante è l’uso dell’intelligenza artificiale per supportare le istruttorie sui finanziamenti alla Pubblica Amministrazione.
Grazie all’AI si è potuto alleggerire il carico di lavoro, ridurre i rischi e velocizzare l’elaborazione delle pratiche. Ora questa esperienza si sta estendendo ad altri ambiti, come la gestione dei documenti legali e la ricerca di informazioni strategiche.
Questi risultati mostrano come un uso mirato dell’AI possa davvero migliorare efficienza e qualità nel lavoro di tutti i giorni.
Come misurare il successo: non solo numeri ma anche cultura
Valutare il successo di un progetto come DICO non è semplice e richiede diversi strumenti. Finora CDP si è concentrata su indicatori di efficienza, come la riduzione dei tempi e il miglior uso delle risorse, perché sono più facili da misurare.
Ma si sta lavorando anche a indicatori culturali, che tengano conto di coinvolgimento, adozione e competenze. Questi dati sono più difficili da ottenere, ma fondamentali per capire se la trasformazione durerà nel tempo. Una tecnologia nuova senza un cambio culturale rischia di restare solo una bella apparenza.
La sfida è trovare un equilibrio tra numeri e qualità per avere un quadro completo del risultato.
Innovazione e sicurezza: un equilibrio indispensabile
Con l’AI emergono nuove esigenze di governance, conformità e sicurezza. Non sono ostacoli, ma parti integranti dell’innovazione.
In CDP si lavora per evitare che le regole blocchino lo sviluppo, puntando su un dialogo stretto tra chi si occupa di rischio, sicurezza e innovazione. Solo così si può bilanciare la velocità delle sperimentazioni con la gestione dei rischi e la tutela degli stakeholder.
Questa collaborazione assicura un’introduzione dell’AI responsabile, sostenibile e orientata a creare valore nel tempo.
Uomo e macchina: la nuova alleanza per innovare
Valeria de Flaviis ribadisce che l’intelligenza artificiale deve essere vista come un alleato, non un sostituto del lavoro umano. L’AI è eccellente nell’analizzare dati, esplorare opzioni e strutturare ragionamenti, ma resta fondamentale il giudizio umano, la capacità di gestire l’incertezza e la responsabilità nelle decisioni.
Questa alleanza ridisegna il modo di innovare: non si tratta più di inserire tecnologia in processi fissi, ma di far lavorare insieme persone e sistemi intelligenti, valorizzando i punti di forza di entrambi.
Il futuro si costruisce con la collaborazione, dove la sinergia tra uomo e macchina porta a risultati che nessuno potrebbe raggiungere da solo.