Bonifici da genitori a figli: quando scatta davvero la tassa dell’8% e come evitarla

Redazione

6 Ottobre 2026

Un genitore versa 10mila euro sul conto del figlio: gesto quotidiano, senza troppi pensieri. Eppure, dietro quel bonifico apparentemente innocuo, può nascondersi una tassa dell’8%. La Cassazione, con una recente sentenza, ha acceso i riflettori su questa imposta poco conosciuta ma capace di sorprendere chi non ne è informato. La confusione è tanta, soprattutto tra le famiglie che ricevono aiuti economici senza rendersi conto delle possibili conseguenze fiscali. Meglio quindi chiarire quando scatta questa tassa e come muoversi per evitarla.

Quando scatta l’imposta sugli assegni tra genitori e figli

Il nodo è capire come vengono considerate fiscalmente le somme che un genitore passa al figlio. Non sempre quel bonifico è un regalo vero e proprio, soprattutto se si parla di cifre importanti o ripetute nel tempo. La Cassazione ha chiarito che in certi casi si tratta di donazioni, e quindi scatta l’imposta sulle donazioni, che può arrivare all’8%.

Per capirci qualcosa bisogna guardare a:

– Quanto denaro viene trasferito: somme grandi attirano più attenzione;
– Quanto spesso vengono fatti questi versamenti: bonifici regolari possono sembrare reddito o donazioni continue;
– Come viene spiegato il trasferimento: un regalo occasionale e ben motivato raramente crea problemi.

L’Agenzia delle Entrate ha ogni anno più strumenti per controllare, anche grazie alle segnalazioni delle banche. Se i movimenti non sono chiari o non hanno una giustificazione formale, rischiano di finire sotto la lente.

Prestito o donazione? Come dimostrare cosa c’è dietro il bonifico

Uno dei punti più delicati è proprio questo: dimostrare se quel bonifico è un prestito o una donazione. Nel caso del prestito, serve un accordo, meglio se scritto, che attesti che il figlio restituirà la somma entro un certo periodo.

Se manca questa prova, l’Agenzia delle Entrate può considerare il trasferimento come donazione e chiedere l’imposta. Il rischio cresce se non c’è nessun documento a supporto, né estratti conto o messaggi che giustifichino la natura del versamento.

Per esempio, se un genitore regala 50.000 euro senza scrivere nulla e senza specificare che è un prestito, l’ufficio fiscale può considerare quella cifra come donazione e far scattare la tassa.

Attenzione anche ai casi in cui il denaro viene usato per saldare debiti o fare acquisti per conto del figlio, senza seguire le procedure formali: anche lì può scattare la donazione.

Cosa rischi se non segnali il trasferimento di denaro

Se il bonifico non viene dichiarato o giustificato correttamente, il fisco può contestare l’operazione anche a distanza di cinque anni. Le conseguenze sono pesanti:

– Sanzioni per non aver pagato l’imposta sulle donazioni;
– Interessi e maggiorazioni su quanto dovuto;
– Accertamenti su altri movimenti finanziari legati.

I controlli colpiscono sia il figlio che riceve i soldi, sia il genitore che li invia. Alla fine si rischia di dover versare cifre ben più alte dell’8%, soprattutto se emergono irregolarità.

Molti non sanno che esistono soglie di esenzione e modi precisi per dichiarare le donazioni. Spostamenti di denaro sotto certe cifre possono non essere tassati, ma bisogna essere certi e avere documenti che lo dimostrino.

Per non correre rischi è fondamentale farsi aiutare da un esperto fiscale, che sappia orientare tra regole e scadenze.

Come evitare guai con i bonifici tra genitori e figli

Il consiglio principale è uno: trasparenza. Se un genitore vuole fare un bonifico importante al figlio, deve chiarire subito se si tratta di un prestito o di un regalo.

Nel caso di prestito, serve un accordo scritto con indicati termini e modalità di restituzione, da conservare per eventuali controlli.

Se invece è una donazione, bisogna valutare se va dichiarata e se si deve pagare l’imposta, a meno che non rientri nelle soglie di esenzione previste.

Importante è anche tenere traccia di tutto: documenti, estratti conto, messaggi, qualsiasi cosa che possa spiegare la natura del trasferimento.

E non sottovalutare mai il supporto di un commercialista o di un consulente fiscale: sono la miglior garanzia per muoversi senza errori.

Nel 2024, con un fisco sempre più attento a questi movimenti, meglio non fare passi azzardati quando si trasferiscono soldi tra parenti. Un po’ di attenzione può evitare brutte sorprese e spese extra.

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