Nel cuore di Milano, un laboratorio sta mettendo a punto un chip quantistico che potrebbe cambiare le regole del gioco entro pochi anni. Non è un caso isolato. In tutta Italia, università, centri di ricerca e aziende stanno spingendo sull’acceleratore del calcolo quantistico, preparando un salto di qualità atteso per il 2026. È un fermento che va ben oltre la semplice curiosità scientifica: parliamo di investimenti concreti, infrastrutture di supercalcolo e progetti pronti a trasformare la scienza dei dati e la fisica applicata. Dal Piemonte alla Sicilia, si lavora su componenti hardware all’avanguardia e algoritmi innovativi, con competenze che si mescolano e si potenziano a vicenda. Il risultato? Un ecosistema italiano che cresce, sostenuto da programmi nazionali e collaborazioni internazionali, pronto a giocare un ruolo da protagonista.
ICSC e NQSTI: le spine dorsali del quantum computing italiano
Il calcolo quantistico in Italia poggia su due pilastri nati grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza : il Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing , fondato nel 2022, e l’Istituto Nazionale per la Scienza e la Tecnologia Quantistica , attivo dal 2023.
L’ICSC è un centro strategico per l’innovazione tecnologica italiana, supportato da un finanziamento di 320 milioni di euro. Al suo interno, lo Spoke 10 si dedica esclusivamente al quantum computing, guidato da Paolo Cremonesi del Politecnico di Milano e Simone Montangero dell’Università di Padova. Qui si lavora su temi concreti come lo sviluppo di protocolli per piattaforme quantistiche, sia reali che simulate, e sulla progettazione di prototipi hardware che utilizzano tecnologie diverse – dai superconduttori ai fotoni, fino agli atomi neutri e agli ioni – integrandoli con le infrastrutture di supercalcolo, in particolare quelle di Cineca. Il progetto spazia dalla creazione di algoritmi ottimizzati all’applicazione di queste tecnologie in settori come fintech, cybersecurity, energia e intelligenza artificiale.
Parallelamente, il NQSTI finanzia con oltre 116 milioni un ampio consorzio che coinvolge università, centri di ricerca e imprese. L’istituto si occupa di un vasto spettro di tecnologie quantistiche, dalla comunicazione ai sensori, coprendo diverse piattaforme hardware basate su atomi, fotoni ed elettroni. Nel 2026 è partito il progetto Q-SUD, che punta a creare un polo nel Sud Italia con un computer quantistico superconduttivo da oltre 60 qubit, collegato a sistemi di supercalcolo e reti dedicate per sperimentazioni e attività aziendali. Una mossa importante che segna una svolta nella decentralizzazione e nella spinta all’innovazione nelle imprese del Mezzogiorno.
Università italiane: cuore pulsante della ricerca quantistica
Le università italiane rappresentano il motore della ricerca sul calcolo quantistico, ognuna con progetti specifici su hardware e software, spesso inseriti in reti più ampie.
Al Politecnico di Milano, il gruppo QC@Polimi punta su applicazioni pratiche del quantum computing, con un’attenzione particolare al machine learning e all’intelligenza artificiale. Il laboratorio lavora su algoritmi avanzati per ottimizzare processi produttivi e sistemi di raccomandazione.
All’Università di Padova, il Quantum Computing and Simulation Center si concentra sulla progettazione di computer a ioni intrappolati e sulla simulazione di problemi industriali e scientifici. Nel 2026 ha ampliato le infrastrutture per potenziare test e sperimentazioni.
Alla Sapienza di Roma, il Quantum Lab mira a migliorare l’efficienza dei dispositivi basati su fotoni, contribuendo in modo significativo allo sviluppo di Qolossus 2.0, un computer quantistico modulare con circuiti ottici avanzati, frutto di una collaborazione interdisciplinare con enti come il CNR.
L’Università di Napoli Federico II ha creato un centro dedicato ai qubit superconduttivi, molto sensibili alle basse temperature, studiati dal team di Francesco Tafuri per aumentarne stabilità e affidabilità. Questi circuiti sono essenziali per potenziare le prestazioni delle macchine quantistiche italiane.
Al Politecnico di Torino, la collaborazione con la Fondazione LINKS e l’Istituto nazionale di ricerca metrologica offre un ambiente dove testare applicazioni quantistiche su sistemi sperimentali, come il computer a cinque qubit Lagrange, operativo dal 2025.
In tutta Italia, da Pavia a Trento, da Firenze a Milano Statale, da Bologna a Parma, fino a Catania, Trieste, Pisa e Siena, sono attivi gruppi con focus diversi: dalla fotonica ai sistemi a atomi neutri, passando per ricerche teoriche su algoritmi di correzione errori, simulazione di sistemi fisici e sviluppo di software per il calcolo quantistico distribuito.
Centri pubblici e consorzi: l’Italia punta sulle nuove tecnologie quantistiche
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche gioca un ruolo chiave grazie a due suoi istituti: l’Istituto di fotonica e nanotecnologie e l’Istituto nazionale di ottica . Il CNR-IFN collabora allo sviluppo di circuiti ottici integrati per il calcolo quantistico, come il processore centrale di Qolossus 2.0, mentre il CNR-INO è all’avanguardia nella realizzazione di piattaforme basate su atomi neutri raffreddati, in sinergia con l’Università di Firenze.
Cineca, il più grande consorzio italiano di supercalcolo, ha creato un laboratorio dedicato che combina calcolo classico e quantistico. Guidato da Daniele Ottaviani, il centro lavora sull’integrazione delle due tecnologie per accelerare calcoli complessi, supportando anche attività formative e collaborazioni con università come quella di Padova.
Progetti europei come EuroQCS-Italy trovano casa proprio nel network italiano, confermando il ruolo del nostro Paese a livello internazionale, grazie a una forte collaborazione tra pubblico, ricerca e imprese.
Tutto questo crea una base solida, pronta a spingere la tecnologia quantistica fuori dai laboratori e dentro le applicazioni industriali, con un’attenzione crescente al trasferimento tecnologico e alla formazione di nuove competenze specialistiche. Il 2026 conferma così il quantum computing come una delle frontiere più vive e promettenti dell’innovazione scientifica italiana.