Privacy sul lavoro: Garante intensifica controlli su telecamere, GPS e algoritmi per tutelare i dipendenti

Redazione

5 Ottobre 2026

Non si può spiare chi lavora, ha detto il Garante per la Privacy, tracciando una linea netta che farà discutere aziende e sindacati nel 2024. Telecamere puntate, dispositivi GPS installati sui mezzi, algoritmi che scandagliano ogni movimento: tutto questo, ormai, è diventato routine in molte realtà lavorative. Ma fino a che punto si può spingere il controllo senza calpestare i diritti fondamentali dei dipendenti?

Le nuove regole, anticipate a fine settembre, non lasciano spazio a dubbi. Il monitoraggio è ammesso, purché rispetti limiti precisi e condizioni di trasparenza. Non si tratta solo di proteggere beni o migliorare l’efficienza, ma di evitare che la sorveglianza diventi un peso eccessivo, un’invasione della sfera personale. Il messaggio è chiaro: la tecnologia al lavoro deve servire, non opprimere.

Telecamere in azienda: regole strette per installarle

L’uso delle telecamere sul posto di lavoro è ormai diffuso, soprattutto per motivi di sicurezza o per controllare la produttività. Ma il Garante ha ribadito che ci vogliono motivazioni solide per giustificare la sorveglianza e che questa non può andare oltre il necessario.

I dipendenti devono sempre essere messi al corrente della presenza delle videocamere, con informazioni chiare sulle finalità, su quanto a lungo vengono conservate le immagini e su chi può accedervi. Le telecamere, inoltre, non possono riprendere zone dove si svolgono attività personali o momenti di pausa, per evitare violazioni della privacy.

Un altro punto fondamentale è che l’installazione deve essere valutata e documentata prima, tenendo conto dell’impatto sui lavoratori. Senza ragioni giustificate — come rischi per la sicurezza o prevenzione di furti — non si può procedere. Così le aziende devono muoversi con cautela per evitare sanzioni o contenziosi.

GPS aziendali: localizzazione solo durante il lavoro

L’uso del GPS sui veicoli aziendali ha creato molte polemiche nel 2024. Il Garante è stato chiaro: la localizzazione continua è ammessa solo per gli spostamenti legati al lavoro, non durante le pause o gli usi personali, altrimenti si configura un illecito. I lavoratori devono essere informati in modo preciso su quando e come vengono tracciati.

In più, i dati di localizzazione vanno conservati solo per il tempo strettamente necessario, per esempio per migliorare la logistica o la sicurezza. Raccogliere informazioni a tappeto espone l’azienda a rischi di sanzioni e viola la riservatezza.

Il Garante ha anche indicato soluzioni tecniche per fare in modo che il GPS si attivi solo durante l’orario di lavoro, con funzioni “on/off” che impediscano controlli ingiustificati. E i dipendenti hanno diritto di accedere ai dati raccolti e correggere eventuali errori.

Queste regole obbligano le aziende a gestire con attenzione i sistemi di localizzazione, rispettando il delicato equilibrio tra interesse aziendale e diritti individuali.

Algoritmi di controllo: trasparenza e limiti chiari

L’uso crescente di algoritmi e software per monitorare l’attività lavorativa è un altro tema caldo. Questi strumenti tengono d’occhio tempi, metodi e produttività, offrendo un controllo automatizzato ma sollevando dubbi su possibili invasioni della libertà e dignità dei lavoratori.

Il Garante ha sottolineato che ogni sistema di controllo automatizzato deve essere trasparente: i lavoratori devono sapere come funziona, quali dati vengono rilevati e quali conseguenze possono derivarne. Non è ammesso un controllo nascosto o cieco.

È fondamentale anche calibrare bene gli algoritmi per evitare giudizi arbitrari o troppo severi che possono peggiorare le condizioni di lavoro. Deve esserci sempre la possibilità di correggere errori o malfunzionamenti, con un intervento umano.

Prima di adottare questi sistemi, le aziende sono invitate a fare valutazioni d’impatto sulla privacy, per individuare i rischi e mettere in campo misure di protezione adeguate. Le nuove indicazioni delineano un quadro preciso e stringente per l’uso delle tecnologie digitali in azienda.

Il richiamo del Garante sulla correttezza nel trattamento dei dati in azienda ribadisce che tecnologia e diritto devono andare di pari passo, per tutelare il rispetto della persona sul lavoro. Le nuove regole fissano limiti chiari anche alle forme più moderne di controllo e pongono alle imprese una responsabilità più forte verso i diritti individuali.

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