Le aziende corrono, spinte dall’intelligenza artificiale che avanza a ritmo serrato. Eppure, i consigli di amministrazione sembrano arrancare, spesso in ritardo rispetto a queste trasformazioni rapidissime. Mentre l’AI si insinua in ogni angolo dei processi aziendali, i board si ritrovano a gestire un divario sempre più profondo tra ciò che viene fatto e ciò che realmente si controlla. La necessità è chiara: gli amministratori devono aggiornare le proprie competenze, per guidare l’innovazione senza perdere di vista rischi e strategie. Senza questo salto, il 2026 rischia di essere un terreno scivoloso.
AI in azienda, la governance resta indietro
Marco Giorgino, presidente di Nedcommunity, mette il dito nella piaga: l’intelligenza artificiale entra nei processi più in fretta di quanto i consigli riescano a gestirla. Il problema non è solo tecnico, ma riguarda la capacità dei board di fissare obiettivi chiari, valutare gli investimenti con occhio critico e tenere d’occhio i rischi. Insomma, il ruolo dei consigli cambia: non basta più sorvegliare, serve un impegno diretto nella gestione del cambiamento.
Lo conferma uno studio di McKinsey su 1.719 aziende in 97 Paesi: quasi il 90% usa regolarmente l’AI, ma solo il 6% riesce a trasformare questi investimenti in risultati concreti sull’utile operativo. Le aziende che ce la fanno ripensano i flussi di lavoro, integrano l’innovazione con la crescita e coinvolgono i vertici nella valutazione di rischi e ritorni. Questo fa capire che la governance non può limitarsi all’aspetto tecnico, deve entrare nel cuore delle strategie.
Board impreparati e informazioni a singhiozzo
Il quadro in Italia non è migliore. Un’indagine PwC Italia e Nedcommunity del 2026 rivela che la maggior parte dei consigli di amministrazione non si sente pronta ad affrontare temi come cyber security, AI e privacy. Il 49% denuncia una comunicazione confusa o insufficiente sulle attività di controllo interne. Quasi metà delle aziende non ha nemmeno una funzione indipendente di Risk Management, e in oltre il 59% dei casi la valutazione dei rischi strategici è fatta alla buona o manca del tutto.
Questa mancanza di preparazione e chiarezza è un serio freno nella gestione dell’AI. Le tecnologie arrivano in un terreno dove spesso non sono ben definite le responsabilità né ci sono strumenti di monitoraggio solidi. Anche se il Risk Manager è coinvolto nel 89% delle aziende, solo nel 50% la sua presenza è stabile e formale. Senza una governance forte, l’adozione dell’AI rischia di essere disordinata e senza un adeguato controllo su costi e regole.
Come far crescere la cultura AI nei consigli
Non serve che ogni consigliere diventi un esperto di algoritmi o modelli di intelligenza artificiale. Ma deve saper leggere le informazioni e fare le domande giuste. La vera cultura AI nel board si vede dalla capacità di collegare ogni investimento a problemi aziendali chiari e misurabili. Gli amministratori devono controllare la qualità dei dati, capire chi è responsabile dei risultati e stabilire quali decisioni restano sotto controllo umano, soprattutto quando si presentano rischi imprevisti o risultati strani.
Gestire l’AI significa anche supervisionare i fornitori, garantire la sicurezza informatica, analizzare i pregiudizi nei sistemi e applicare regole etiche. Più competenze significano meno gap tra board e management, permettendo di vedere l’AI come un insieme di progetti strategici e non come esperimenti sparsi affidati alle singole funzioni. Giorgino lo riassume così: «La governance aziendale deve cambiare e diventare lo strumento per guidare l’innovazione».
Le regole europee spingono verso una governance più attenta
L’AI Act europeo, in vigore dal 2025 e aggiornato nel 2026, impone a aziende e fornitori di promuovere la formazione sull’intelligenza artificiale. Dal 2026 in poi, chi usa o controlla sistemi AI deve essere adeguatamente preparato. Non esiste un percorso obbligatorio per i board, ma è chiaro che il livello di conoscenza deve essere proporzionato alle responsabilità e al contesto.
Per i consigli questo vuol dire saper valutare i rischi, verificare che i controlli funzionino e chiedere informazioni precise prima di approvare progetti o valutare risultati. L’alfabetizzazione sull’AI non può essere solo qualche corso formale. Deve diventare parte delle agende, dei report, dei comitati e delle decisioni, entrando nel cuore della governance aziendale.
Un corso per formare i board sull’intelligenza artificiale
Per rispondere a queste esigenze, Nedcommunity insieme al Politecnico di Milano Graduate School of Management ha lanciato il “Professional Certificate AI & Governance per i Board”. Si tratta di un percorso di 20 ore suddivise in cinque moduli, che coprono dalla conoscenza dell’AI e della sua evoluzione al ruolo del consiglio nel creare valore e gestire i rischi, passando per aspetti normativi, etici e la trasformazione strategica.
Un modulo è dedicato agli strumenti pratici, con simulazioni di riunioni consiliari e discussioni critiche su casi reali. Le lezioni si svolgono dal 15 ottobre al 14 dicembre 2026, al campus Navigli di Polimi GSoM a Milano, con la possibilità di seguire online in diretta. Il corso è pensato per amministratori, sindaci, CEO, CFO, COO e professionisti a contatto diretto con gli organi di governo.
Integrare l’AI nella strategia d’impresa: la sfida vera
La sfida più grande sarà far diventare la governance dell’intelligenza artificiale una pratica quotidiana. Un board preparato deve tenere aggiornati gli inventari dei sistemi AI, definire responsabilità precise, fissare metriche economiche e di rischio, e predisporre report regolari collegati al Business Plan. Solo così si possono valutare i benefici reali e i possibili effetti collaterali.
Senza un controllo strutturato, le aziende rischiano di accumulare iniziative sparse, strumenti adottati senza coordinamento e policy scollegate dalla realtà operativa. Solo una cultura solida sull’AI permette al board di scegliere consapevolmente, misurare i risultati e correggere la rotta in tempo. In questo modo, l’intelligenza artificiale diventa davvero una leva strategica per crescita e competitività.