Matteo Musa di Fitprime: Come la disciplina del rugby ha guidato il successo imprenditoriale senza cedimenti

Redazione

8 Luglio 2026

Non mollare mai, nemmeno quando sembra impossibile. Matteo Musa lo ripete spesso, e non è solo uno slogan. Da dieci anni guida Fitprime come un capitano in mezzo al campo, affrontando ostacoli che avrebbero piegato chiunque. Ex rugbista semi-professionista, ha portato nel mondo dell’impresa la stessa determinazione e disciplina che servono a vincere una partita difficile. Ma il suo segreto non sta nella forza bruta: è nella capacità di trovare un equilibrio vero, di capire quando spingere e quando fermarsi per ricaricare. Così, lontano dalla retorica della fatica estrema, ha costruito un percorso che tiene insieme lavoro, famiglia e cura di sé, senza consumarsi.

Il rugby: palestra di disciplina e resistenza per un imprenditore

Matteo Musa, laureato in scienze motorie, ha giocato a rugby per vent’anni, tra agonismo e semi-professionismo. Quegli anni gli hanno insegnato ritmo e sacrificio, ma soprattutto come dosare le energie nel tempo. Prima di fondare Fitprime nel 2015, aveva già costruito una solida base di impegno fisico e mentale, che poi ha trasferito nel lavoro. Il rugby non era solo uno sport: era una scuola di vita fatta di allenamenti duri, partite la domenica, rinunce sociali e una forte coesione di squadra.

Quando ha smesso di giocare, a trent’anni, ha ritrovato in Fitprime la stessa dedizione totale. Lavorava anche dieci-dodici ore al giorno senza sentirne il peso, perché per lui l’impresa era una sfida continua. Anche il modo di gestire il tempo seguiva regole simili a quelle dello sport: allenamenti regolari, dieta attenta, momenti di recupero. La cura del corpo è stata una costante, anche nelle fasi più complicate, come il fundraising e la pandemia di Covid-19, momenti che pure hanno messo a dura prova la sua tenuta fisica e mentale senza però spezzarla.

Quando la forza non basta: la terapia per ritrovare l’equilibrio emotivo

Nonostante la disciplina, Matteo ha dovuto affrontare una sfida più sottile: la vita affettiva. Lasciare il rugby significava perdere una rete sociale importante, fatta di rapporti continui e condivisi. Concentrandosi sul lavoro, ha progressivamente trascurato legami più profondi. Questa solitudine emotiva lo ha spinto, dopo qualche anno dal lancio di Fitprime, ad iniziare un percorso di psicoterapia.

La terapia, durata alcune stagioni, gli ha permesso di conoscersi meglio, soprattutto nel ruolo di “quello forte” – un carico che, da gemello, aveva imparato a portare da solo. Se questo atteggiamento poteva funzionare sul lavoro, limitava però la sua capacità di aprirsi nelle relazioni personali. Con il tempo, la terapia ha favorito un nuovo modo di stare in relazione, che gli ha permesso di costruire una famiglia con la sua compagna, anche lei psicoterapeuta . Un passo decisivo verso un equilibrio più armonioso tra lavoro e affetti.

Bilanciare lavoro, famiglia e benessere senza esaurirsi

La seconda grande svolta nella vita di Musa arriva con la convivenza e la nascita dei figli. Prima le sue giornate erano scandite da ritmi intensi ma gestibili, ora ha imparato a dosare le energie in modo diverso. “Modulare senza spegnere” è diventata la parola d’ordine per affrontare un lavoro impegnativo, una famiglia giovane e la cura di sé.

Da quattro-cinque allenamenti a settimana è passato a uno-due, mantenendo però una dieta rigorosa, scelta consapevole e quotidiana che non richiede tempo extra, solo attenzione. La sua esperienza dimostra che un imprenditore può mantenere l’equilibrio trovando pratiche di benessere sostenibili, anche se meno impegnative. È nei dettagli, nell’uso intelligente dei pochi minuti liberi o nella scelta di attività semplici ma efficaci, che si costruisce la sostenibilità. Musa usa l’immagine dei “quattro fornelli” accesi della vita – lavoro, famiglia, amici, salute – e avverte: spegnerne troppo può fare male e rendere difficile tornare in equilibrio.

Separare lavoro e famiglia per proteggere la serenità

Un’altra strategia chiave di Musa è tenere ben divisi i diversi ambiti della vita. Lo stress del lavoro non deve invadere la relazione di coppia, che protegge con regole precise e condivise. Anche quando porta il computer in vacanza, si riserva momenti precisi per lavorare, senza far entrare il lavoro nei tempi dedicati alla famiglia.

Questa disciplina fa la differenza. Evitare di mescolare le tensioni professionali con la sfera privata impedisce che lo stress si accumuli e rovini la serenità personale e di coppia. Per lui è un modo concreto per prevenire il burnout e salvaguardare gli spazi necessari a rigenerarsi, sia emotivamente che mentalmente.

Vivere per opzioni: scelte consapevoli senza chiudere porte

Una filosofia che accompagna da sempre Musa è quella di “vivere per opzioni”. Ogni decisione – dalla casa alle strategie aziendali – viene presa tenendo aperte più alternative da esplorare nel tempo. Così, le scelte pesano meno e l’ansia di dover “riuscire a tutti i costi” si attenua.

Lasciare aperte diverse strade aiuta a evitare situazioni di pressione estrema e il rischio di burnout. Una pianificazione flessibile si traduce in un benessere mentale più solido, dove speranza e possibilità di cambiare restano al centro. In questo modo, si riducono i vicoli ciechi e si moltiplicano le porte da cui ripartire.

Il recupero: il vero segreto per durare nel tempo

Il passaggio forse più importante nella storia di Musa riguarda il valore del recupero. Nel rugby, spiega, si usano vasche di ghiaccio e tecniche per rigenerarsi in fretta. Il recupero fa parte dell’allenamento stesso. Tradotto nel mondo delle startup, significa che anche con giornate di lavoro da dieci-dodici ore, le pause non sono un lusso ma un investimento necessario.

Sottovalutare il riposo vuol dire rischiare di compromettere la qualità del lavoro e cadere in un crollo fisico e mentale. Le idee migliori spesso arrivano proprio in quei momenti di pausa profonda, quando la mente è libera di fare collegamenti che sotto pressione non emergono. Matteo Musa dimostra che curare il recupero non è solo una questione di benessere: è la chiave per mantenere alte le prestazioni nel tempo.

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