Chiara Petrioli svela i motivi dietro la vendita di Wsense a Fincantieri: un salto nel mercato sottomarino strategico

Redazione

8 Luglio 2026

# «È una svolta per l’Italia», dice Chiara Petrioli, fondatrice di WSense

Nel 2017, da un’idea nata tra i banchi dell’università La Sapienza di Roma, è cresciuta una piccola realtà capace di guardare al futuro della tecnologia sottomarina. Oggi, quella realtà entra nel grande gioco: Fincantieri ha preso il controllo della startup, segnando un passo cruciale per il nostro Paese in un settore delicato e strategico, fatto di comunicazioni e sensori sotto il mare.

Non è solo un’operazione finanziaria. È il segnale di un cambio di marcia, con i tre fondatori che restano in pista, reinvestendo risorse e fiducia, mentre gli investitori tradizionali si fanno da parte. Dietro questa mossa c’è un mix di robotica subacquea, economia blu e innovazione digitale, pronto a decollare grazie alla forza di un colosso industriale come Fincantieri. L’Italia si muove, e lo fa con decisione.

WSense cambia passo: via gli investitori, i fondatori puntano sul futuro

Le trattative che hanno portato Fincantieri a diventare socio di maggioranza sono nate dalla consapevolezza che il mercato deep tech sottomarino non si affronta più con i soli capitali di rischio o i classici round di finanziamento. WSense ha raggiunto un livello tecnologico e commerciale che richiede un partner con risorse industriali ben più robuste.

Petrioli spiega che gli investitori finanziari hanno deciso di uscire completamente, pulendo così la struttura azionaria. I tre fondatori invece hanno reinvestito circa il 75% delle quote vendute in una nuova holding, confermando la voglia di portare avanti il progetto, sostenuti però da un partner industriale forte. Chiara Petrioli resterà alla guida come amministratore delegato per almeno cinque anni, garantendo continuità e competenza.

L’ammontare dell’operazione non è stato reso noto, ma si parla di una valutazione intorno ai 100 milioni di euro, in linea con le altre acquisizioni di Fincantieri nel campo tecnologico marino. Una cifra importante, che premia il lavoro di una realtà nata dall’università e diventata un’eccellenza internazionale.

WSense: da laboratorio universitario a player globale tra scienza e industria

WSense nasce dalla ricerca di Chiara Petrioli, docente di ingegneria informatica a La Sapienza. L’idea alla base è ambiziosa: costruire un Internet of Underwater Things, cioè un sistema che permetta la comunicazione in tempo reale tra sensori e veicoli subacquei, senza fili e in ambienti difficili come il mare profondo.

Petrioli, esperta riconosciuta a livello internazionale nelle reti wireless e nelle comunicazioni acustiche sottomarine, ha trasformato questa ricerca in un’impresa concreta, con brevetti, competenze tecniche e una spinta all’innovazione. Dal 2017 a oggi, WSense è passata da startup a scaleup, con presenza in almeno cinque Paesi tra Europa e Medio Oriente.

Le tecnologie di WSense sono state testate dal Mar Artico al Mediterraneo, fino al Mar Rosso, con applicazioni che spaziano dal monitoraggio ambientale alla protezione di infrastrutture critiche, passando per oil & gas e comunicazioni a profondità fino a 3.000 metri. Oggi l’azienda conta circa 85 dipendenti, molti con dottorati e diversi rientrati dall’estero, a conferma di un know-how altamente specializzato.

Fincantieri e WSense: da investitore a partner industriale di primo piano

Il legame tra WSense e Fincantieri è nato nel 2023, quando il gruppo cantieristico ha investito 7,2 milioni di euro nella startup. Da allora sono partiti progetti comuni, accordi commerciali e sperimentazioni che hanno rafforzato la collaborazione.

La decisione di Fincantieri di prendere il controllo totale riflette la convinzione che questa tecnologia sia centrale per costruire un polo nazionale nel settore underwater. L’acquisizione segue altre mosse del gruppo per integrare aziende complementari, con l’obiettivo di creare un ecosistema tecnologico competitivo a livello mondiale.

Per WSense, questa alleanza è un trampolino per crescere e puntare a mercati più grandi, contando su risorse importanti. Con Fincantieri al fianco, l’integrazione tecnologica si fa essenziale per affrontare una filiera complessa e con standard elevati.

Addio al round Series B: le sfide di un mercato giovane e specializzato

WSense aveva in programma un round di finanziamento Serie B, già ben avviato. Ma le dinamiche del mercato e le peculiarità del deep tech sottomarino hanno portato a cambiare strategia. Petrioli spiega che il settore è ancora giovane e poco conosciuto dagli investitori generalisti; finora il sostegno è arrivato soprattutto da fondi specializzati in ocean tech.

In questo quadro, avere un partner industriale come Fincantieri si è rivelato decisivo. Gli investimenti per competere a livello globale sono molto alti e non si limitano al semplice capitale di rischio. Per presidiare tutta la filiera e tenere il passo con i grandi gruppi multinazionali serve una strategia più solida e integrata.

Questa scelta apre la strada anche ad altre startup deep tech italiane: trovare alleati industriali con visione e capacità di investimento a lungo termine può abbattere le barriere di ingresso nei mercati più complessi.

WSense cuore del polo tecnologico underwater di Fincantieri

L’acquisizione di WSense fa parte di un piano più ampio di Fincantieri, che punta a costruire un polo tecnologico nazionale nel settore sottomarino. WSense gioca un ruolo chiave come unica scaleup italiana sostenuta da venture capital e portatrice di tecnologie fondamentali.

Uno dei progetti di punta è TARAS, un network coordinato da WSense che unisce competenze di aziende italiane come Leonardo, Graaltech, Saipem e Sparkle. Questo sistema integrato mostra come un approccio “sistemi di sistemi” possa portare sul mercato soluzioni complesse in tempi rapidi e con standard elevati. Petrioli sottolinea come una deep tech indipendente possa dare valore a un gruppo tradizionale, mantenendo autonomia nello sviluppo e accelerando l’industrializzazione.

Il mercato sottomarino vale centinaia di miliardi di dollari nei prossimi anni, con una domanda in crescita per telecomunicazioni, robotica, monitoraggio ambientale e infrastrutture critiche. Serve dunque una presenza solida e un’organizzazione pronta a rispondere con efficacia.

Sovranità tecnologica e apertura internazionale: il modello WSense-Fincantieri

Nel dialogo emerge forte il tema della sovranità tecnologica italiana ed europea, molto sentito in questi mesi. Petrioli chiarisce che la scelta di Fincantieri non è stata solo una questione nazionale, ma il risultato di un’analisi internazionale sulle migliori strade per far crescere WSense.

Il fatto che il partner sia italiano è un valore aggiunto, frutto di un percorso in cui i grandi gruppi nazionali cominciano finalmente a integrare l’innovazione che nasce fuori dai loro confini, riconoscendone il peso strategico.

L’operazione mostra un modello di sviluppo industriale che unisce open innovation e autonomia tecnologica, combinando l’agilità di una startup con la forza di un colosso manifatturiero.

Petrioli fa un paragone con altre startup italiane di successo, come Bending Spoons, ribadendo che non esiste una sola strada per arrivare in alto. Conta invece la determinazione e la chiarezza di obiettivi.

WSense oggi: talento italiano con ambizioni globali

WSense è un’azienda fatta di persone altamente qualificate. Circa il 30% del team è formato da professionisti rientrati dall’estero, un altro 30% ha un dottorato, tutti concentrati su discipline scientifiche e tecnologiche di frontiera. Questo mix ha permesso a WSense di crescere rapidamente in mercati complessi, senza perdere qualità.

Petrioli è convinta che il talento italiano, anche in settori di nicchia come il deep tech sottomarino, possa prosperare nel paese se trova le condizioni giuste. L’obiettivo è mantenere e ampliare il team, con un piano per più che raddoppiare il numero di dipendenti nei prossimi anni.

Dopo quasi dieci anni, WSense dimostra che nel deep tech i tempi sono più lunghi rispetto al digitale, ma la crescita è solida. Ora inizia una nuova fase, più sfidante, che conferma l’azienda come protagonista di un settore chiave per l’innovazione e la sicurezza nazionale.

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