Alessandra Santacroce (IBM): Il Patto per una Tecnologia Inclusiva e il suo Impatto Sociale

Redazione

15 Maggio 2026

Nel 2026 l’Italia si trova a un punto cruciale. L’innovazione avanza a ritmi senza precedenti, ma non è più solo una questione di progresso tecnico. È una sfida che coinvolge la società, la cultura, le persone lasciate indietro. Chi rimane escluso? Chi invece riesce a trovare nuove opportunità? Proprio per rispondere a queste domande nasce il Patto per la Tecnologia Inclusiva, un accordo promosso da Valore D che unisce aziende, università e istituzioni. L’obiettivo è chiaro: costruire un modello digitale fondato su competenze solide, etica e responsabilità condivisa.

Il tavolo che fa incontrare impresa, ricerca e politica

Il Patto non è un classico incontro formale, ma un vero e proprio laboratorio dove realtà diverse – dalle grandi imprese agli atenei, passando per la politica – si confrontano alla pari. L’obiettivo è chiaro: superare l’idea di innovazione come semplice aumento di efficienza, per guardare invece a come la tecnologia impatta sulla società. Si discute di come abbattere barriere di genere, età o estrazione sociale, e di come costruire una narrazione collettiva capace di ridare fiducia nel futuro del Paese. Un futuro che deve fare i conti anche con fenomeni come la denatalità, letta come segnale di sfiducia più che solo come dato demografico.

Aziende e istituzioni insieme per competenze e responsabilità

Al tavolo siedono nomi importanti: Accenture, Lavazza, Luxottica, Vodafone, Leonardo, con il Politecnico di Milano e Cassa Depositi e Prestiti. Un mix che mette a confronto chi sviluppa tecnologia, chi la usa e chi ne vive gli effetti ogni giorno. Ed è proprio questa varietà di punti di vista a fare la forza del progetto.

La responsabilità sociale non è più solo compito dello Stato: le aziende giocano un ruolo da protagoniste, sperimentando soluzioni concrete e sostenibili. Il cambiamento tecnologico in azienda può portare benefici reali a lavoratori, fornitori e clienti. E il dialogo con le istituzioni, testimoniato anche da eventi come il CEO Breakfast di Roma, dimostra che temi come l’intelligenza artificiale sono ormai al centro dell’agenda nazionale ed europea.

Quattro priorità per un cambiamento vero

Il Patto si regge su quattro punti chiave. Primo: l’inclusione digitale, per non lasciare indietro nessuno in questa trasformazione. Secondo: le competenze, perché preparare persone e imprese al futuro del lavoro è diventato indispensabile. Terzo: valorizzare progetti concreti che mostrino come la tecnologia possa unire le persone e non solo far crescere l’economia. Quarto: diffondere una cultura della responsabilità tecnologica, ovvero la capacità di gestire l’innovazione in modo consapevole, per portare vero valore alla società.

Questi pilastri segnano una svolta nel welfare digitale. Le competenze diventano un bene comune da coltivare per evitare che qualcuno resti escluso. Oltre ai corsi di formazione, il tavolo sta definendo linee guida e iniziative mirate anche alle piccole e medie imprese, che sono il cuore dell’economia italiana ma spesso hanno meno risorse per affrontare la trasformazione digitale.

Tecnologia e società: una sfida che va oltre i bit

Quello che emerge è un concetto semplice ma potente: la tecnologia non è né buona né cattiva di per sé. Conta come la società e le aziende la gestiscono. Non basta usare nuovi strumenti, serve integrarli con una visione chiara e una cultura della responsabilità. L’obiettivo è evitare gli errori del passato, quando le rivoluzioni tecnologiche hanno finito per aumentare le disuguaglianze invece di ridurle.

Il progetto punta a una sfida culturale prima ancora che tecnica. Anche se la tecnologia corre più veloce della nostra capacità di capirla, si può colmare il gap con formazione, confronto e collaborazione. L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie devono essere al servizio delle persone, non un motivo per escluderle.

La “D” di Valore D racchiude questo impegno: non solo Donna, ma anche Diversità, Dignità e Diritti. Un patto che vuole tessere insieme innovazione e umanità, per un’Italia che continua a credere nel proprio domani. La strada è ancora lunga, ma il lavoro fatto in questi mesi è un segnale concreto verso un futuro digitale più giusto e inclusivo.

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