Loccioni nelle Marche: il modello di Open Innovation che rivoluziona la tecnologia di misura e controllo

Redazione

15 Maggio 2026

A maggio 2026, decine di manager e innovatori hanno varcato i cancelli di Loccioni, ad Angeli di Rosora, per scoprire un modello di impresa fuori dal comune. Fondata nel 1968, questa azienda delle Marche non è solo un polo tecnologico, ma un vero e proprio ecosistema dove tradizione e innovazione si intrecciano. Qui l’open innovation non è un’idea astratta, ma un modo di lavorare quotidiano che coinvolge startup, scuole, comunità e industria locale. Tra laboratori all’avanguardia, campus e progetti di rigenerazione territoriale, Loccioni ha costruito un ambiente dove la cultura aziendale è il motore di una crescita che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.

Un’impresa che mette al centro le persone

Loccioni non è solo un gruppo industriale con oltre 130 milioni di fatturato e più di 450 dipendenti. È un’azienda che costruisce valori attorno al lavoro quotidiano. Nel tempo ha sviluppato un modello organizzativo originale, che mette il cliente al centro di tutto. Il processo produttivo – che riguarda sistemi di misura e controllo per migliorare qualità e sostenibilità di prodotti e processi – si fonde con un ricco patrimonio culturale. La biblioteca d’impresa, la casa editrice Desiderio Editore e iniziative per preservare l’heritage locale mostrano quanto Loccioni tenga al suo territorio, andando oltre il semplice business. La sensibilità verso uno sviluppo responsabile si vede anche nel progetto Startup Thinking Exploring, che ha coinvolto quaranta innovation manager di ventuno aziende italiane, portandoli a scoprire sul campo questo modo di fare impresa.

Innovazione che fa la differenza in farmaceutica e formazione

Tra le innovazioni di Loccioni spicca la piattaforma Apoteca, sviluppata nel laboratorio di Moie, dove tutto è iniziato. Qui si automatizzano processi complessi come la preparazione dei farmaci ospedalieri, comprese terapie oncologiche molto specializzate. Questo sistema, unico al mondo, ha rivoluzionato in oltre quindici anni la gestione delle farmacie ospedaliere, migliorando sicurezza e precisione. Nello stesso spazio c’è anche la Scuola Convergenza, un progetto educativo che accoglie una cinquantina di studenti provenienti da tecnici e licei diversi, offrendo un’esperienza reale d’impresa. Qui teoria e pratica si mescolano, mettendo i giovani a stretto contatto con le tecnologie e i metodi operativi dell’azienda. Questa fusione tra formazione e industria è un vero motore per l’innovazione culturale e la crescita del capitale umano nelle Marche.

Tecnologie all’avanguardia per l’automotive e l’ambiente

Il polo tecnologico di Loccioni guarda con attenzione al settore automotive. Nei laboratori Polaris°, ad Angeli di Rosora, si sviluppano sistemi di collaudo per motori endotermici, ma si lavora anche su progetti legati all’idrogeno. La sperimentazione si estende all’elettrificazione, con test su motori elettrici, inverter, batterie e semiconduttori di potenza. Questa diversificazione è la dimostrazione dell’impegno a trovare soluzioni sempre più efficienti e sostenibili. Parallelamente, il progetto pubblico-privato Futuro ha valorizzato due chilometri lungo il fiume Esino, riducendo rischi idrogeologici e migliorando l’accesso al territorio, segno di una forte attenzione all’ambiente. La micro-grid del Campus Loccioni è un laboratorio a cielo aperto dove si testano tecnologie per ridurre i consumi energetici e spingere verso l’autonomia elettrica, un esempio concreto di come innovazione industriale e rispetto del territorio possano andare di pari passo.

Agricoltura e cultura, un legame che si rinnova

Il rapporto di Loccioni con le tradizioni locali si estende anche all’agricoltura, con il progetto LOV nella Valle di San Clemente, vicino alla casa natale del fondatore. Cinquecento anni di storia agricola tornano a nuova vita in un parco agro-tecnologico di duecento ettari, dove si sperimentano tecniche antiche e moderne per recuperare il suolo e migliorare la qualità delle filiere produttive. Questa iniziativa si riallaccia all’eredità benedettina, che risale a oltre mille anni fa, custodita nell’Abbazia di Sant’Urbano, simbolo di arte romanica e centro culturale riaperto dopo un lungo restauro. Qui l’innovazione si traduce anche in condivisione e diffusione della conoscenza, un processo che unisce sviluppo tecnologico, storia e sostenibilità ambientale, mettendo in rete non solo l’azienda ma tutta la comunità.

Il futuro secondo Loccioni: un’impresa “impossibile” che continua a sfidare i limiti

Il percorso di Loccioni è un esempio chiaro di come un’azienda possa diventare motore di sviluppo integrato, cultura e tecnologia, restando fortemente legata al territorio ma con uno sguardo aperto al mondo. L’“impresa impossibile”, come è stata definita dai media per la sua capacità di innovare senza sosta, è una sfida che coinvolge persone, startup e istituzioni in un continuo scambio di idee e competenze. L’incontro tra quaranta manager dell’innovazione, startup emergenti e realtà consolidate ha confermato l’importanza di un’Open Innovation vera, fatta di collaborazione e visione condivisa. Le sperimentazioni spaziano dall’automotive all’aero-spaziale, dal controllo qualità degli elettrodomestici alla rigenerazione ambientale, dimostrando che la crescita nasce da tante idee e azioni coordinate. Il modello Loccioni è oggi una testimonianza concreta del potenziale innovativo delle Marche nel 2026.

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