Maire e Fabrizio Di Amato: come l’Europa può guidare la chimica del terzo millennio con l’innovazione sostenibile

Redazione

17 Ottobre 2026

Innovare non significa sempre inventare da zero. Fabrizio Di Amato, presidente e fondatore di MAIRE, lo ripete con convinzione. Dietro questa frase si nasconde una rivoluzione silenziosa, che sta cambiando il volto della chimica e dell’energia in Europa. Nel 2025, MAIRE ha raggiunto un fatturato di 7,1 miliardi di euro, con oltre 11.300 dipendenti distribuiti in 50 Paesi. Un colosso che riesce a coniugare l’esperienza della tradizione italiana con strategie innovative orientate alla sostenibilità. La vera sfida? Innovare senza smarrire le radici industriali e culturali. Trasformare, aggiornare, migliorare: queste sono le parole chiave. E in questa corsa, l’Europa gioca una partita decisiva, fissando standard e stimolando investimenti per diffondere tecnologie pulite e circolari su larga scala.

Tradizione e innovazione: la chimica italiana che cambia pelle

Maire nasce come contractor per la costruzione di impianti industriali, ma negli anni ha spostato il focus verso la progettazione e industrializzazione di tecnologie deep tech per la transizione energetica. Per Di Amato, innovare non significa per forza creare dal nulla, ma “fare le stesse cose in modo diverso”, ripensando processi e metodi per produrre gli stessi risultati con un impatto ambientale minore. La storia del gruppo si inserisce nella grande tradizione chimica italiana, legata a nomi come Montecatini, Montedison e Giulio Natta, premio Nobel del 1963. Questo patrimonio scientifico e tecnico è la base da cui partire per sviluppare soluzioni moderne sull’idrogeno, la cattura della CO₂ e il riciclo dei materiali.

Il nuovo centro di ricerca di Roma punta a innovare non solo il prodotto, ma anche il processo produttivo. L’obiettivo è ridurre l’impatto ambientale senza rinunciare a qualità e quantità. Un altro esempio concreto è l’unità Nextchem, che si dedica alle tecnologie sostenibili e alla decarbonizzazione. Qui si lavora su progetti per la produzione di idrogeno verde e il recupero dei rifiuti, seguendo una logica chiara: “waste-to-chemical”. La sfida è far sì che la chimica del terzo millennio sia non solo più pulita, ma anche competitiva e scalabile su scala industriale.

Tecnologie modulari e digitalizzazione: impianti più smart ed efficienti

Uno degli assi portanti di MAIRE per migliorare efficienza e velocità è la modularizzazione degli impianti. Di Amato usa un’immagine chiara: “costruire un impianto come un Lego”. L’idea è realizzare grandi moduli prefabbricati in yard specializzate in Cina, Turchia e India, dove si trova manodopera qualificata a costi più contenuti. Questi moduli vengono assemblati e collaudati prima di essere spediti via container. Il vantaggio è evidente: si evitano trasporti complessi e costosi, si riduce la dipendenza dalle condizioni locali e si accorciano i tempi complessivi.

L’innovazione non riguarda solo la costruzione. Anche la gestione di cantieri e magazzini segue oggi una logica tecnologica avanzata. In zone remote, come i deserti dove sorgono alcuni impianti, i materiali sono controllati da droni che scansionano ogni arrivo. Così si monitora in tempo reale e si automatizzano gli approvvigionamenti, tagliando i costi di gestione. Questi sistemi hanno rivoluzionato contabilità e organizzazione del lavoro, eliminando ritardi e sprechi nella gestione degli acquisti e dei documenti, quest’ultima semplificata da sistemi di intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale entra anche nelle trattative con i fornitori. Ogni partner è mappato in anticipo: si conoscono referenze, prezzi e clausole principali. Questo taglia tempi e passaggi inutili. Negoziati più rapidi e contratti già calibrati sulle prassi consolidate riducono i tempi di approvvigionamento anche di mesi. La tecnologia diventa così un tassello fondamentale in ogni fase, permettendo all’azienda di offrire prodotti di qualità a costi più bassi.

Formazione e cultura aziendale: il cuore dell’innovazione

Per MAIRE, investire sulle persone è tanto importante quanto investire nelle tecnologie. Di Amato sottolinea che il successo a lungo termine dipende dalla capacità di formare professionalità interne, in linea con la cultura aziendale e gli obiettivi strategici. Spesso i ruoli di responsabilità richiedono dai sette ai dieci anni di esperienza specifica. Per questo, la formazione interna e la continuità culturale sono elementi fondamentali.

L’ingresso di nuove competenze dall’esterno serve soprattutto a dare slancio all’innovazione o a portare idee fresche. Ma l’obiettivo resta quello di valorizzare e far crescere i talenti “in casa”, magari dando loro la possibilità di fare esperienza nei diversi Paesi dove MAIRE opera. La cultura aziendale è vista come un’orchestra, dove ogni musicista deve suonare in sintonia per evitare stonature.

Un concetto a cui Di Amato tiene molto è quello dell’“ingegnere umanista”: un professionista che unisce competenze tecniche a una sensibilità verso le conseguenze sociali e ambientali del proprio lavoro. Questo approccio permette di gestire progetti complessi con una visione che va oltre i numeri, mettendo in gioco empatia e responsabilità.

Crescita tra acquisizioni, ricerca e collaborazione con startup

MAIRE ha seguito una strategia di crescita su più fronti. Le acquisizioni mirate sono state fondamentali per entrare in nuovi mercati o rafforzarsi in settori chiave. Così l’azienda ha ampliato la propria offerta e sfruttato la reputazione consolidata per conquistare nuovi clienti. La piattaforma ingegneristica del gruppo è la base per sviluppare soluzioni integrate.

Parallelamente, gli investimenti in ricerca e sviluppo si sono distribuiti in varie sedi europee e internazionali. Dieci anni fa questa attività era frammentata, oggi è parte centrale della strategia. L’obiettivo è far diventare le tecnologie autonome, passando da progetti pilota a risultati concreti e commerciabili.

Un tratto distintivo è l’approccio alle startup. La collaborazione con Newcleo, azienda italiana nel settore nucleare quotata al Nasdaq, ha portato alla nascita di NEXT-N, joint venture per lo sviluppo di componenti e servizi per impianti nucleari avanzati. MAIRE non punta a investimenti massicci in capitale, ma a creare sinergie industriali e sostenere la crescita rapida delle startup, accelerando così il loro salto sul mercato.

Europa, tra sfide e opportunità per la transizione energetica

Di Amato indica un nodo cruciale per la competitività europea in energia e chimica: serve un quadro normativo e di certificazione chiaro e integrato. Senza un sistema che riconosca e tracci i combustibili a basse emissioni, come gli RFNBO, l’industria fatica a dimostrare la sostenibilità dei prodotti e a finanziare nuovi investimenti. Il presidente di MAIRE chiede dunque di accelerare sul completamento di queste regole a livello europeo.

Un’altra sfida è valorizzare le specificità industriali di ogni Paese. L’Italia è forte nel riciclo, la Francia nel nucleare, la Germania negli e-fuels. Secondo Di Amato serve una “neutralità tecnologica” che metta insieme queste eccellenze in una filiera europea comune, senza imporre un modello unico. Il dialogo istituzionale va rafforzato, puntando su obiettivi concreti e lasciando all’industria libertà di scegliere le soluzioni migliori.

Sui finanziamenti, Di Amato propone un modello meno macchinoso, prendendo spunto dagli incentivi automatici dell’Inflation Reduction Act americano. L’attuale complessità europea rallenta i progetti e penalizza chi investe sul serio. Meccanismi automatici potrebbero accelerare tempi e certezza, alleggerendo la burocrazia e favorendo l’innovazione.

Infine, si sottolinea l’importanza di una strategia industriale europea unitaria, che comprenda anche il nucleare. Costruire consorzi transnazionali può dare all’Europa la forza per competere nel mondo, mettendo insieme competenze e sostenendo insieme la crescita tecnologica.

Il cammino di MAIRE mostra come un’innovazione che parte dalla tradizione possa guidare la trasformazione industriale verso sostenibilità e competitività globale. Le sfide non mancano, ma la strada tracciata punta a un’Europa capace di produrre e innovare, valorizzando le sue diverse radici.

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