Mamazen supera i 10 milioni e lancia la nuova era delle startup AI-native: ecco i nuovi investitori chiave

Redazione

17 Ottobre 2026

Mamazen, da Torino, ha appena superato una soglia che vale oro: 10 milioni di euro raccolti. Non si tratta di un colpo solo, ma di più tappe, distribuite tra il 2022 e il 2024, durante le quali la holding IH1 ha allargato il cerchio degli investitori. Ora la sfida è chiara: puntare su startup che nascono con l’intelligenza artificiale nel sangue, pronte a stravolgere settori B2B ancora ancorati a processi lenti e manuali.

IH1: come si è costruito il capitale dal 2022 a oggi

IH1 ha superato quota 10 milioni grazie a diversi round partiti nel 2022. La holding è nata per gestire gli investimenti nelle startup di Mamazen, separando la parte operativa dallo startup studio dalla gestione del capitale. Così Mamazen può concentrarsi su ricerca e validazione delle idee, mentre IH1 si occupa dei soldi e degli investitori.

Al primo closing, a marzo 2022, erano stati raccolti 1,65 milioni, a cui si aggiungevano altri 750 mila già investiti per un totale di 2,4 milioni. A dicembre 2023 e aprile 2024 sono arrivati due nuovi incrementi, che hanno portato la raccolta prima a 5 milioni, poi a 6,3 milioni. L’ultimo aumento ha visto l’ingresso di nuovi business angel e family office italiani, portando così il totale a 10 milioni in poco più di due anni.

Non sono stati forniti dettagli precisi sull’ultima tranche, ma si tratta di un processo graduale che serve a sostenere sia le esigenze immediate sia quelle strategiche delle startup nate da Mamazen.

Nuovi investitori, nuove competenze al servizio di IH1

Con l’allargamento degli investitori sono arrivati profili di rilievo nel panorama imprenditoriale e finanziario italiano. Tra i nuovi soci c’è Upper Hand, family office fondato nel 2023 da Michela Colli e Gabriele Fonsato. Sono entrati anche Daniela Castegnaro, manager con esperienza in gruppi industriali internazionali, e Nicola Junior Vitto, noto angel investor nel settore tech e B2B.

A loro si aggiungono Fausto Dassenno, responsabile prodotto, tecnologia e dati di Subito, e il family office di Renato e Paolo Dalla Riva, soci di Italian Angels for Growth. Questa squadra non porta solo denaro, ma anche competenze in finanza, tecnologia, gestione industriale e operazioni di M&A. Un mix che dà a IH1 una rete di contatti e know-how preziosi per far crescere le startup e preparare le future uscite.

La presenza di investitori radicati nei settori tech e industriali aumenta la capacità di Mamazen di trasformare le idee in opportunità concrete, spingendo oltre il semplice apporto finanziario.

Startup Mamazen: numeri in crescita e progetti per il futuro

Ad oggi Mamazen ha lanciato 11 startup, che hanno messo insieme ricavi per oltre 9 milioni di euro e dato lavoro a più di 170 persone. Tra queste spiccano Morsy, Deeva e Pelomatto, la prima generazione di società che hanno raccolto circa 4 milioni complessivi. L’obiettivo è arrivare a 5 milioni di ricavi entro la fine del 2026: un traguardo ambizioso, ma indicativo di una crescita concreta.

I dati mostrano due movimenti distinti: da una parte la raccolta complessiva di IH1, dall’altra i capitali che ciascuna startup ha messo insieme. La sfida sarà consolidare la crescita e raggiungere le exit previste entro il 2032.

Il modello di Mamazen è quello dello startup studio “da founder”: il team individua un bisogno di mercato, sviluppa l’idea e il prototipo, poi affida la gestione a un CEO e co-founder scelto per portare avanti il progetto. Un percorso che dura circa 24 settimane e punta a selezionare solo iniziative con un mercato solido e promettente.

Il salto verso le startup AI-native e la nuova strategia verticale

Dal 2018 Mamazen ha lavorato su diversi settori, ma ora cambia marcia puntando sulle startup AI-native: imprese che usano l’intelligenza artificiale in ogni fase del loro funzionamento, rivolte al mercato B2B. L’idea è creare più società all’interno di ecosistemi verticali, condividendo tecnologie, competenze, risorse amministrative e legali per accelerare e rendere più efficiente il lancio.

L’attenzione è soprattutto ai mercati frammentati, dove molti processi sono ancora manuali. Integrare l’AI fin dall’inizio non significa solo adottare strumenti intelligenti, ma ripensare l’organizzazione, la governance e la gestione dei dati.

Come sottolinea McKinsey, le startup AI-native devono costruire architetture tecnologiche e processi aziendali solidi, capaci di trasformare l’intelligenza artificiale in un vantaggio duraturo e difendibile.

Numeri e aspettative per la nuova generazione di startup

Mamazen prevede che il portafoglio AI-native possa generare oltre 200 milioni di euro di valore nei prossimi cinque anni. Non è chiaro quale metrica sarà usata per questa stima: valutazioni delle startup, ricavi, valore d’impresa o proventi da eventuali exit.

I primi segnali di successo saranno la rapidità con cui si validano le idee e la capacità di attrarre clienti con margini positivi, seguiti dalla raccolta autonoma di capitali. La condivisione di risorse e tecnologie tra le società dovrebbe portare a economie di scala, riducendo tempi e costi.

Con i 10 milioni raccolti IH1 chiude la prima fase finanziaria e guarda ora ai risultati concreti. Sarà il campo a dire se il modello regge e se si potrà trasformare la holding in una piattaforma capace di costruire startup AI-native in modo continuo negli anni a venire.

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