Nel 2023, le startup italiane nel settore della difesa hanno attirato investimenti record, segnando una svolta rispetto al passato dominato dalle grandi aziende tradizionali. Oggi, innovazione e tecnologia dual use — cioè applicabili sia in ambito civile sia militare — rappresentano la nuova frontiera. Dietro questo fermento, però, si cela una rete fitta di regole complesse, spesso in bilico tra leggi nazionali e direttive europee, senza dimenticare le esigenze della NATO. In un contesto geopolitico sempre più teso, l’Italia tenta di ridisegnare il proprio ruolo, cercando di rafforzare l’autonomia tecnologica e guadagnare terreno nel mercato globale. Ma il percorso è tutt’altro che lineare.
Startup italiane nel defence tech: la spinta delle tecnologie dual use
Le startup italiane che lavorano esclusivamente per la difesa sono poche. La maggior parte si concentra su tecnologie dual use, cioè prodotti e soluzioni che si prestano sia al mercato civile sia a quello militare. Questo dipende anche dal fatto che le startup hanno bisogno di risultati rapidi e di scalabilità veloce, mentre i tempi e le procedure del procurement militare pubblico sono lunghi e complessi, spesso fino a sette anni. La Survey annuale di IBAN mette in luce questo divario: poche startup “pure” della difesa, molte invece che puntano sul dual use.
Le imprese italiane sono particolarmente attive in settori come aerospazio, cybersecurity e droni, ma il vero valore sta nella capacità di adattare tecnologie civili alle esigenze militari. Un mercato interessante, ma con barriere importanti che richiedono investimenti e competenze di alto livello.
Dal cielo al mare: i settori chiave tra intelligenza artificiale e sensoristica
Le startup italiane impegnate nel defence tech coprono diversi settori strategici. Nel campo aerospaziale spiccano Leaf Space, che gestisce comunicazioni satellitari, e D-Orbit, che offre servizi di posizionamento in orbita. AIKO sviluppa software per ottimizzare missioni spaziali, mentre Capsule Corporation lavora su sistemi di propulsione satellitare innovativi, usando anche l’acqua come tecnologia.
Nel campo della cybersecurity e dell’intelligence digitale ci sono CY4GATE, che crea software per la sicurezza informatica e l’analisi dati, e HIGHTEK, specializzata nella gestione integrata delle informazioni per supportare le decisioni. La robotica e i droni sono un altro settore in crescita, con aziende come FlyingBasket che produce droni cargo e Evolunar che sviluppa sistemi di navigazione robusti anche senza GPS.
Non mancano realtà impegnate nella fotonica, come Ephos, che produce chip in vetro, o levelQuantum, che lavora sulla crittografia sicura con chiavi quantistiche. Rotonium, invece, si occupa di comunicazioni affidabili anche in condizioni di forti interferenze elettromagnetiche.
Altre startup si concentrano su monitoraggio ambientale ed energia: Eye2Drive realizza sensori adattativi per condizioni di luce variabili, mentre WPE Research & Development e Novac puntano su soluzioni per la produzione e l’accumulo di energia distribuita, con applicazioni militari e spaziali. Interessante anche WSense, spin-off della Sapienza di Roma, che sviluppa reti wireless per la sorveglianza marina.
Fondi e finanziamenti: come si muove il sostegno alle tecnologie dual use
L’innovazione nel settore defence tech in Italia trova risorse da diverse fonti, sia nazionali sia internazionali. Il programma DIANA , promosso dalla NATO, offre sostegno economico e accesso a infrastrutture di test per le startup selezionate. Nel 2024 hanno ottenuto aiuto Ephos, WPE Research & Development e levelQuantum, mentre nel 2026 sono entrate nel programma realtà come Evolunar e Knitronix.
Il NATO Innovation Fund è un fondo di venture capital dedicato a investimenti diretti in società deep tech legate alla difesa. Con il contributo di 24 Paesi membri, Italia inclusa, dispone di risorse miliardarie per acquisire partecipazioni e rafforzare l’industria.
Sul fronte europeo, a giugno 2026 l’European Innovation Council ha lanciato il bando STEP Scale Up Defence, con 100 milioni di euro disponibili. Il programma sostiene investimenti tra 10 e 30 milioni di euro, a patto che almeno il 20% del capitale provenga dal settore privato.
Nel complesso, gli investimenti in defence tech in Europa hanno toccato i 7,4 miliardi di dollari nel 2026, un record storico, con una crescita sostenuta rispetto agli anni precedenti. Però più dell’85% dei fondi si concentra in pochi grandi round, come quello da 1,8 miliardi raccolto dalla tedesca Helsing, attiva nei sistemi di intelligenza artificiale e droni da combattimento.
Università e industria: il ponte indispensabile per l’innovazione
Il trasferimento delle scoperte universitarie verso l’industria è fondamentale per far crescere il settore difensivo. Le università, attraverso uffici dedicati, favoriscono la nascita di spin-off e concedono licenze per le loro innovazioni. WSense, spin-off della Sapienza, è un esempio concreto: ha sviluppato reti wireless subacquee ora utilizzate in progetti con Fincantieri.
Anche i finanziamenti pubblici, come il Piano nazionale della ricerca militare , supportano questa collaborazione, coprendo fino al 50% dei costi di progetti selezionati, ma con regole severe su riservatezza e pubblicazione dei risultati.
Il successo di questo passaggio dalla ricerca all’industria dipende molto dalla capacità delle startup di affrontare normative complesse e requisiti di certificazione imposti dalle amministrazioni militari.
Gare pubbliche e golden power: le regole dure del mercato della difesa
Partecipare alle gare pubbliche della Difesa significa rispettare criteri molto stringenti di qualità e certificazione. Le procedure richiedono spesso standard come ISO 9001, la certificazione NATO AQAP 2110 e verifiche specifiche, anche sulla cybersecurity.
Un caso emblematico è la gara di febbraio 2026 per 115 droni ad ala rotante, che ha richiesto numerose certificazioni e test di sicurezza informatica. Inoltre, per trattare informazioni riservate, imprese e personale devono ottenere autorizzazioni alla sicurezza che comportano costi e oneri burocratici non trascurabili.
Il golden power dà al governo italiano la possibilità di bloccare o imporre condizioni su operazioni societarie che riguardano imprese strategiche, comprese le startup, per salvaguardare la sicurezza nazionale. Uno strumento chiave per mantenere sotto controllo le tecnologie sensibili e le competenze critiche.
Geopolitica e difesa europea: un cambio di passo necessario
La guerra in Ucraina e la minor presenza americana hanno spinto l’Unione europea a correre verso una maggiore autonomia strategica e tecnologica. Il Libro bianco sulla difesa europea del marzo 2025 sottolinea l’importanza di potenziare le capacità produttive e industriali continentali, con un più stretto coordinamento tra ordini nazionali e una maggiore integrazione degli acquisti per sfruttare economie di scala.
Il rapporto Draghi sulla competitività europea aveva già messo in evidenza la frammentazione del mercato e la scarsa cooperazione, con pochi ordini militari condivisi tra Paesi. Così le aziende restano spesso confinate a mercati nazionali piccoli, limitando investimenti e sviluppo.
Il Libro bianco insiste sull’importanza di partenariati europei per la ricerca e sviluppo e sull’armonizzazione degli appalti, per permettere alle imprese innovative, startup comprese, di crescere e competere a livello globale.
Fusioni e alleanze: la strada per far crescere le startup della difesa
Per superare i confini nazionali e conquistare mercati esteri, molte startup della difesa puntano su acquisizioni e joint venture. Entrare in gruppi già affermati consente di accedere a contratti internazionali, mentre comprare altre aziende amplia capacità e tecnologie.
Negli ultimi anni si sono viste mosse importanti: nel marzo 2025 la tedesca Quantum Systems ha acquisito AirRobot, specializzata in droni militari. A maggio 2026 Helsing ha comprato Blue Ocean Marine Tech Systems, attiva nei veicoli subacquei autonomi, rafforzando la sua presenza in Regno Unito e Australia.
La finlandese ICEYE ha creato una joint venture con Rheinmetall per fornire immagini satellitari militari, firmando un contratto quinquennale da circa 1,7 miliardi di euro con le forze armate tedesche. Questi esempi mostrano come per le startup europee crescere e internazionalizzarsi nel defence tech sia ormai una necessità.