Nel cuore di un laboratorio milanese, un computer quantistico sussurra i primi calcoli: è l’alba di una nuova era tecnologica per l’Italia. Finalmente, dopo anni di attese e promesse, il calcolo quantistico inizia a muovere passi concreti anche qui da noi. Nuove infrastrutture si stanno formando, sostenute da investimenti privati che puntano in alto. Il 2026 si presenta come un anno cruciale, in cui il paese tenta di consolidare competenze e strategie per non restare indietro rispetto alle grandi potenze mondiali. Ma cosa significa davvero questa tecnologia? E quale strada può percorrere l’Italia in questa rivoluzione che sembra pronta a stravolgere il futuro?
Quantum computing: come funziona e perché è importante
Il calcolo quantistico si basa sui principi della meccanica quantistica, che permette di elaborare informazioni in modo molto diverso rispetto ai computer tradizionali. Al centro c’è il qubit, che non è solo uno zero o un uno, ma può trovarsi in una sovrapposizione di stati, cioè contemporaneamente in entrambi fino al momento della misurazione. Questo apre la porta a fenomeni come l’entanglement e l’interferenza, che gli algoritmi quantistici cercano di sfruttare per risolvere calcoli molto complessi.
Va però detto che il quantum computing non accelera ogni tipo di calcolo. Il suo vero potenziale si vede soprattutto in campi come la simulazione molecolare, dove i supercomputer tradizionali non riescono più a gestire la complessità crescente delle interazioni elettroniche. Altri ambiti promettenti sono la fattorizzazione di numeri grandi, che potrebbe mettere a rischio la sicurezza di molti sistemi di crittografia, e l’ottimizzazione in settori come la logistica o la finanza.
Il cosiddetto “vantaggio quantistico” è ancora un traguardo da raggiungere. Ci sono continui esperimenti per superare problemi come la coerenza dei qubit e la correzione degli errori. Oggi, le macchine più potenti restano ancora sperimentali e lontane dalla potenza teorica immaginata.
Italia 2026: infrastrutture e passi avanti concreti
Nel 2025 l’Italia ha varato la sua Strategia nazionale per le tecnologie quantistiche, frutto di un ampio confronto pubblico. L’obiettivo è chiaro: integrare il calcolo quantistico con il supercalcolo tradizionale, puntando su ricerca, formazione e infrastrutture. Un momento chiave è stato l’avvio, nel giugno 2026, dei sistemi quantistici NOX e SOL al Tecnopolo di Bologna. Questi computer, basati rispettivamente su qubit superconduttivi e atomi neutri, sono parte del Centro nazionale di ricerca ICSC, un polo avanzato per HPC, big data e quantum computing.
SOL, nato con il supporto del programma europeo EuroHPC, conta almeno 140 qubit in configurazione analogica e punta a esperimenti su simulazioni e ottimizzazioni insieme al supercomputer Leonardo. NOX, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e sviluppato da IQM, rappresenta un progresso importante nella tecnologia dei qubit superconduttivi. Entrambi sono ancora in fase di messa a punto, ma si candidano a diventare strumenti di punta per la ricerca italiana ed europea.
Anche il settore privato si muove: la startup milanese Algorithmiq ha raccolto 18 milioni di euro nel 2026, segno che in Italia si sta creando un ecosistema capace di dialogare con le infrastrutture pubbliche e attrarre investimenti. Resta però la sfida di trasformare queste risorse in applicazioni industriali solide, con continuità negli investimenti e sviluppo di competenze specialistiche.
Le sfide tecniche: errori, decoerenza e scalabilità
Il quantum computing deve ancora superare ostacoli tecnici importanti. La decoerenza è uno dei problemi più difficili: i qubit perdono rapidamente il loro stato a causa dell’interazione con l’ambiente esterno. Sono componenti fragili, che devono restare isolati per mantenere la coerenza necessaria a calcoli lunghi. Per questo si studiano codici di correzione degli errori e metodi per proteggerli dalle interferenze.
Un altro nodo è la scalabilità. Aumentare il numero di qubit senza alzare il tasso di errore richiede soluzioni hardware e software innovative. Oggi si lavora con qualche decina o centinaio di qubit, ma per applicazioni concrete serviranno migliaia di qubit affidabili, capaci di operare senza perdere potenza. Il controllo preciso delle interazioni tra qubit è un campo complesso e costoso, che richiede tecnologie all’avanguardia.
Infine c’è il problema delle competenze: il settore ha bisogno di specialisti con conoscenze in fisica, informatica e ingegneria. Formare queste figure richiede tempo e investimenti mirati.
Dove può arrivare il quantum computing: applicazioni e mercato
Le applicazioni del quantum computing sono ancora in fase di sperimentazione, con risultati parziali ma promettenti. La chimica e la farmaceutica sono tra i settori più interessati, dove simulazioni quantistiche potrebbero accelerare la scoperta di nuovi farmaci o materiali. Nel 2026, IBM e la Cleveland Clinic hanno presentato un progetto che unisce calcolo quantistico e tradizionale per simulazioni molecolari avanzate.
In finanza, algoritmi quantistici sono testati per ottimizzare portafogli e gestire rischi complessi, come dimostrano studi di IBM e Vanguard. Anche la cybersecurity è nel mirino: la possibilità che computer quantistici rompano la crittografia attuale spinge a sviluppare nuovi protocolli “post-quantistici” più sicuri. Il NIST ha già messo a punto standard per questa transizione, che sarà cruciale per la sicurezza digitale a livello globale.
Altri ambiti di interesse sono l’intelligenza artificiale, dove il quantum machine learning potrebbe migliorare alcuni metodi, e l’industria automobilistica o la logistica, con ricerche su materiali innovativi e ottimizzazione dei processi. Va però detto che per ora si tratta soprattutto di esperimenti, e ogni applicazione dovrà dimostrare vantaggi concreti rispetto alle soluzioni tradizionali.
Europa e Italia: un ecosistema in costruzione
In Europa si sta formando un distretto quantistico solido e variegato. In Francia, startup come Pasqal e Quandela puntano su hardware basato su atomi neutri e fotoni, mentre in Finlandia IQM sviluppa processori con qubit superconduttivi. Anche Spagna e Austria stanno muovendo i primi passi, creando un ecosistema che spinge l’innovazione su più fronti.
L’Italia, più concentrata sul software, deve fare uno sforzo per integrare meglio università, ricerca pubblica e industria, così da scalare i risultati ottenuti. La strategia nazionale punta proprio a questo, ma servono risorse certe e indicatori chiari per tenere sotto controllo i progressi.
Il cammino del quantum computing è ancora lungo e complesso. Per superare problemi come la correzione degli errori, la decoerenza e la gestione su larga scala servirà pazienza, investimenti e formazione. Nel frattempo, l’Italia tiene il passo con passi concreti, ma la strada da percorrere resta ancora molto impegnativa.