Tasse in Italia: 9 milioni di lavoratori esentati dall’Irpef, solo il 30% sostiene il 78% del gettito

Redazione

26 Settembre 2026

Quasi metà degli italiani paga solo una manciata di euro di Irpef. È questo il quadro che emerge dai dati sulle dichiarazioni dei redditi 2024, raccolti da Itinerari Previdenziali. Un’impresa, quella di finanziare lo Stato, affidata a pochi: il 47% dei contribuenti versa appena il 5% dell’imposta complessiva. Dall’altra parte, poco più di un terzo sostiene da solo quasi l’80% del gettito fiscale. Un sistema dove il peso non è affatto distribuito in modo equo.

Pochi pagano la maggior parte: ecco chi sostiene l’Irpef

I numeri parlano chiaro: il 30,22% dei contribuenti è responsabile del 78,67% delle imposte Irpef totali. Questo gruppo è formato principalmente da chi dichiara redditi più alti. Dati alla mano, meno di 8 milioni di italiani con redditi sopra i 35.000 euro all’anno coprono da soli circa il 65% dell’imposta totale. È la prova evidente della natura progressiva del sistema fiscale italiano, dove chi guadagna di più paga aliquote più alte.

Questo scenario mette in luce una forte polarizzazione: una larga fetta di contribuenti a basso reddito contribuisce poco o nulla all’Irpef. Di conseguenza, la pressione fiscale grava soprattutto su chi ha redditi medio-alti e alti, con un peso che si fa sentire su una minoranza di contribuenti.

Fasce di reddito e peso fiscale nel 2024: chi paga cosa

Se si guarda più da vicino, la fascia di contribuenti con redditi sotto i 35.000 euro annui versa una quota minima di Irpef. Sono quasi la metà dei contribuenti, ma il loro contributo al gettito è marginale. Questo accade soprattutto perché deduzioni, detrazioni e aliquote più basse attenuano il carico fiscale sulle fasce meno abbienti.

Dall’altra parte, chi guadagna sopra questa soglia, pur essendo in minoranza, paga una fetta importante delle entrate fiscali. Il sistema progressivo dell’Irpef fa la sua parte, con aliquote più elevate per scaglioni di reddito superiori. Inoltre, i redditi più alti spesso sono soggetti anche ad altre imposte che aumentano ulteriormente il loro peso fiscale complessivo.

Questa differenza netta nel carico fiscale tra le varie fasce è un indicatore fondamentale per valutare la tenuta del sistema e pensare a eventuali interventi di politica tributaria. Gli squilibri messi in luce potrebbero far discutere nelle prossime riforme, in cerca di maggiore equità fiscale.

Cosa significa tutto questo sul piano sociale e politico

Concentrare il peso fiscale su pochi contribuenti può avere conseguenze importanti, sia sociali che politiche. Dal punto di vista economico, è un campanello d’allarme per garantire che chi può pagare continui a farlo, e per combattere l’evasione fiscale. Chi ha redditi elevati sostiene infatti una parte decisiva delle entrate pubbliche, indispensabili per servizi e welfare.

Sul fronte politico, questi dati alimentano il dibattito su come rendere più giusto il sistema tributario, magari con modifiche alle aliquote o allargamenti della base imponibile. Serve attenzione a non appesantire troppo chi ha meno, ma allo stesso tempo non si può rinunciare al principio di solidarietà fiscale.

Trovare un equilibrio tra giustizia e funzionalità del sistema resta una sfida centrale. Il quadro del 2024 evidenzia quanto sia importante monitorare queste dinamiche e valutare interventi legislativi che migliorino la distribuzione del carico fiscale, senza mettere a rischio la crescita economica o i servizi pubblici.

Le cifre di Itinerari Previdenziali offrono così uno spaccato nitido della situazione fiscale italiana, mettendo in luce evidenti squilibri e sottolineando la necessità di una politica fiscale che tenga conto delle differenze nelle capacità di contribuire.

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