Nel 2023, le nuove imprese in Europa sono cresciute a ritmo più lento che mai, lasciando il Vecchio Continente indietro rispetto a Stati Uniti e Cina. Non è solo una questione di capitali o investimenti mancati: la vera sfida riguarda l’assenza di giovani imprenditori con idee fresche, quelle che possono davvero far ripartire l’economia. Intanto, molte startup promettenti scelgono di trasferirsi all’estero, portando via risorse vitali e potenziale innovativo. Per invertire questa tendenza serve più di qualche incentivo: servono alleanze forti, innovazione autentica e un rapporto nuovo, più consapevole, con l’intelligenza artificiale. Ma soprattutto, serve un cambio di mentalità, profondo e urgente.
Europa a rischio: l’inverno imprenditoriale che avanza
Negli ultimi anni, la crescita delle nuove imprese in Europa si è praticamente fermata. Le analisi più recenti, come quelle dell’Osservatorio Digital Innovation, mostrano una diminuzione del numero di startup e di nuovi imprenditori. Questo fenomeno, chiamato “inverno imprenditoriale”, non è solo questione di difficoltà nel trovare finanziamenti o far crescere le aziende esistenti. Il vero nodo è il mancato ricambio generazionale e innovativo che serve a mantenere viva l’economia. Le nuove imprese sono infatti il motore del rinnovamento produttivo e dell’evoluzione del mercato.
I dati confrontati con Stati Uniti e Cina parlano chiaro: mentre questi due paesi aumentano startup e dimensioni aziendali, l’Europa perde terreno sia in quantità che in qualità. Molte scaleup europee, una volta cresciute, scelgono mercati più competitivi fuori dai confini continentali. Questa fuga mette a rischio il tessuto innovativo locale. Un’Europa che invecchia anche nelle sue imprese rischia di perdere capacità di lavorare, competere e innovare nel lungo termine.
Le imprese giovani sono fondamentali per creare lavoro, attrarre talenti e diffondere nuovi modelli di business. Senza un adeguato rinnovamento, anche le aziende storiche rischiano di perdere slancio e voglia di innovare. Bisogna intervenire con misure mirate che valorizzino le caratteristiche europee, senza cercare di imitare un modello americano o cinese che spesso non si può replicare.
Puntare sui punti di forza dell’Europa per cambiare marcia
Gli esperti sottolineano che l’Europa deve fare un salto di qualità, smettendo di rincorrere a occhi chiusi modelli stranieri. Il Vecchio Continente ha caratteristiche e settori di eccellenza da sfruttare: manifattura avanzata, ricerca scientifica di punta, farmaceutico, e una crescente attenzione a sostenibilità ed economia circolare. Sono proprio questi campi a offrire opportunità concrete per innovare e trainare l’intero sistema.
L’obiettivo è costruire un ecosistema integrato e collaborativo. Serve un mercato unico con meno ostacoli, capitali pazienti e orientati al lungo termine, regole chiare e moderne per il trasferimento tecnologico e una rete stabile di partnership tra startup, grandi imprese, università e territori. E non bastano progetti spot o iniziative di facciata — serve collaborazione vera, con legami solidi che mettano in contatto reale domanda e offerta di innovazione.
Le università devono diventare motori capaci di trasformare la ricerca in startup competitive e investire di più per far nascere nuove imprese. Anche enti locali e città devono fare della creazione di imprese una priorità strategica, per sostenere lo sviluppo e combattere la stagnazione. Solo così potrà nascere un sistema imprenditoriale europeo più vivace e resistente.
Open innovation e venture clienting: l’Europa deve cambiare marcia
Da tempo l’Osservatorio Startup Thinking studia come le grandi aziende possano collaborare con le startup per spingere l’innovazione su larga scala. L’open innovation è ormai diffusa tra le imprese italiane — circa l’86% — ma le collaborazioni attive con startup sono poco più del 60%. E circa il 4% ha abbandonato questo approccio dopo esperienze deludenti.
Il rischio è di mantenere rapporti superficiali, trattando le startup più come vetrine che come risorse strategiche. Così si limita il potenziale di crescita. Invece, le aziende dovrebbero puntare a diventare clienti paganti delle startup, adottando il modello del “venture clienting”, che punta a collaborazioni chiare e vantaggiose per entrambi, basate sulla condivisione del valore creato, senza dinamiche predatorie.
È fondamentale passare da semplici progetti pilota a collaborazioni strutturate. Le startup hanno bisogno di clienti veri e contratti concreti per crescere e investire. Le grandi aziende, così, si assicurano un canale diretto verso tecnologie e idee innovative.
Intelligenza artificiale, la leva per ripartire
L’intelligenza artificiale sta cambiando le regole del gioco in molti settori. Le startup europee attive in questo campo sono i principali motori di innovazione, capaci di creare nuovi modelli di business. L’AI non è solo tecnologia, ma uno strumento strategico per trasformare interi comparti.
Le imprese consolidate possono sfruttare l’AI integrando le soluzioni offerte dalle startup per rinnovare processi, prodotti e servizi. Chi non adotta queste tecnologie rischia di perdere terreno in termini di competitività e impatto sui mercati globali. L’intelligenza artificiale è un’opportunità concreta e serve un ecosistema pronto a coglierla e integrarla.
L’Osservatorio Startup Thinking lavora ogni anno con aziende e startup per diffondere tecnologie legate all’AI, ma anche ad ambiti come la cybersecurity e i Digital Twin. I workshop e le attività di scouting puntano a selezionare progetti innovativi in grado di rispondere ai bisogni strategici delle imprese.
Università e cultura imprenditoriale: serve cambiare mentalità
Non basta investire in tecnologia e capitali. Serve un cambio culturale profondo. Le università devono diventare incubatori capaci di trasformare ricerca e formazione in imprese scalabili. La collaborazione con il mondo economico è fondamentale per sostenere spin-off, promuovere talenti e diffondere la mentalità imprenditoriale fin da subito.
L’Osservatorio Startup Thinking dedica spazio anche a laboratori e programmi per diffondere la cultura d’impresa nelle organizzazioni già consolidate. Si lavora per superare vecchi stereotipi e sviluppare competenze nuove, soprattutto in innovazione di modelli di business guidata dall’AI, valutazione e validazione di idee imprenditoriali e alfabetizzazione digitale avanzata. Il “startup thinking” diventa così un approccio da adottare ovunque, per stimolare collaborazione, sperimentazione e apertura al cambiamento.
Formare e diffondere questa cultura tra aziende, università e territori è una tappa fondamentale per uscire dall’inverno imprenditoriale. Solo con una visione condivisa e strutturata si potrà rinnovare l’ecosistema dell’innovazione e garantire un futuro competitivo all’Europa.
Osservatorio Startup Thinking 2026: un’occasione per fare sistema
Dal 6 ottobre 2026 partirà la nuova edizione dell’Osservatorio Startup Thinking, con la partecipazione di grandi aziende e realtà leader come Alpitour, Enel, Leonardo, Poste Italiane, TIM e altre. L’iniziativa punta a far dialogare le imprese con gli ecosistemi innovativi più avanzati, attraverso workshop, pitch di startup e momenti di networking su temi tecnologici di frontiera.
I settori su cui si concentrerà questa edizione sono molti: dalle infrastrutture intelligenti alla sicurezza sul lavoro, dall’intelligenza artificiale applicata al marketing fino alla tokenizzazione di asset digitali e alla cybersecurity. L’obiettivo è mettere in contatto il mondo delle startup con le grandi aziende, favorendo contaminazioni e accelerando l’adozione di soluzioni concrete.
È un’opportunità importante per dare nuova spinta alla trasformazione digitale delle imprese europee e stimolare la nascita di nuove imprese. Un passo necessario per rispondere alla sfida dell’inverno imprenditoriale e rilanciare la competitività di tutto il continente.