Quando Zest Investments ha messo piede nella fintech Epic, nel 2014, nessuno immaginava che ci sarebbero voluti dieci anni per vedere un ritorno concreto. Oggi, quel ritorno parla chiaro: 3,5 volte l’investimento iniziale, con un rendimento annualizzato del 16%. Non un colpo di fortuna, ma una maratona fatta di alleanze strategiche, fasi di integrazione e distribuzione sul mercato. Epic, che nel frattempo ha cambiato pelle passando da Digital Magics a Azimut Direct, è la testimonianza di un percorso lento, ma solido. Un risultato che racconta molto sulle sfide e le opportunità del venture capital in Italia e in Europa, tra sogni ambiziosi e realtà pragmatiche.
Come è nato l’investimento di Zest in Epic e come è cresciuta la fintech
La collaborazione tra Zest, allora parte del gruppo Digital Magics, ed Epic parte da lontano, già nel 2014. Fu l’anno in cui si firmò una partnership per usare la piattaforma fintech come ponte fra startup e investitori professionali. Due anni più tardi, nel 2016, Zest entrò nel capitale con un investimento durante un round da 4,8 milioni di euro, che valutava Epic 13,4 milioni post-money. La quota di Zest era circa il 3%.
Epic SIM, nata nel 2012 e operativa dal 2014, si era già ritagliata un ruolo di pioniera nella finanza alternativa per le PMI italiane, offrendo un marketplace digitale che facilitava l’accesso ai capitali attraverso strumenti come minibond, direct lending e private equity. Dietro la fintech c’erano professionisti con un solido background bancario e finanziario, con l’idea di dare alle imprese italiane un’alternativa concreta al credito bancario tradizionale. Nei primi anni Epic aveva già concluso diverse operazioni importanti e attirato investitori istituzionali e privati. In questo percorso, Zest ha fornito supporto strategico e operativo, contribuendo a sviluppare competenze e soluzioni tecnologiche.
L’ingresso di Azimut e la svolta industriale con Azimut Direct
La svolta arriva nel 2021, quando Epic stringe un’alleanza con Azimut, uno dei principali asset manager italiani. A febbraio viene annunciata la fusione del ramo fintech di Epic nella nuova società Azimut Direct, con Azimut che prende il 50,1% e Epic il 49,9%. L’idea era di unire la tecnologia e le soluzioni fintech di Epic con la forza commerciale e la rete capillare di un grande gruppo finanziario. La piattaforma si inserisce così in un contesto più strutturato e ampio.
Poi, nel novembre 2022, Epic Holding vende il restante 49,9% di Azimut Direct ad Azimut Enterprises per 19 milioni di euro, parte in contanti e parte in azioni Azimut Holding con un impegno di lock-up fino a metà 2026. Da quel momento, la presenza di Zest in Epic si traduce in un investimento finanziario su azioni Azimut, non più in una partecipazione diretta nella startup fintech. Questo passaggio rende l’exit più complesso rispetto a una semplice vendita, ma rispecchia un percorso industriale e finanziario volto a far crescere la piattaforma in modo sostenibile.
L’exit in numeri: 3,5 volte il capitale e un IRR al 16% sotto la lente europea
Zest parla di un ritorno sul capitale investito di 3,5 volte e di un IRR del 16%. Due dati che vanno letti con attenzione: il multiplo indica quanto denaro è stato generato in totale, mentre l’IRR tiene conto anche del tempo in cui quei guadagni sono arrivati.
Su un orizzonte di dieci anni, un IRR del 16% si avvicina ai parametri medi del venture capital europeo. L’ultimo rapporto Invest Europe segnala un IRR medio netto di 16,59% su dieci anni, con un valore leggermente più alto su periodi più lunghi. In confronto, i dati inglesi indicano un IRR decennale del 13,3%. Insomma, la performance di Epic è solida, ma non rivoluzionaria. Resta però significativa la capacità di trasformare in denaro un investimento rilevante, un risultato tutt’altro che scontato in un mercato dove molte partecipazioni restano bloccate.
La differenza tra il multiplo e un IRR apparentemente più basso si spiega con le distribuzioni intermedie che Epic ha fatto nel tempo, inclusa una liquidazione importante nel 2021. Questo dettaglio rende il quadro più complesso e aiuta a capire meglio la redditività complessiva del progetto.
Epic come modello di venture capital industriale in Italia
Epic per Zest non è stato solo un investimento finanziario, ma un percorso di affiancamento nella crescita di una fintech innovativa pensata per sostenere le PMI. La startup ha saputo costruire un modello che integra strumenti finanziari alternativi alla banca tradizionale, contribuendo a far crescere un settore ancora giovane nel nostro Paese.
L’integrazione con Azimut è un esempio concreto di come il venture capital possa accompagnare non solo la crescita ma anche la trasformazione industriale di un’impresa, passando dall’innovazione alla gestione in un gruppo più grande. La monetizzazione finale per Zest arriva attraverso una serie di passaggi e vincoli di lock-up che rendono l’exit meno spettacolare, ma efficace.
In un’Italia dove le operazioni di exit importanti sono meno frequenti rispetto ad altri Paesi, questo caso mostra una strada concreta e di successo. Il ritorno in denaro di un investimento di lungo periodo è un segnale positivo, in un mercato dove spesso mancano le distribuzioni.
I risultati di Epic raccontano quindi di una strategia d’investimento e gestione che punta sulla sostenibilità delle soluzioni finanziarie per le PMI, sull’integrazione industriale e sulla creazione graduale di valore monetizzabile. Un tassello importante per Zest e per tutto l’ecosistema, da cui trarre indicazioni sulle sfide e le opportunità del venture capital italiano nel 2026.