Nel 2019, mentre dall’altra parte del mondo in Australia il pagamento a rate spopolava tra i consumatori, Simone Mancini e Johnny Mitrevski prendevano nota. Quel modello, appena tracciato, avrebbe cambiato le regole del gioco anche in Europa. Così è nato Scalapay, una delle scaleup italiane più sorprendenti degli ultimi anni, capace di muoversi agilmente tra tecnologia, finanza e moda. Oggi però la sfida è più complessa: trasformare l’attenzione e i numeri impressionanti in profitti solidi, proprio mentre il Buy Now Pay Later si prepara a finire sotto la lente di Bruxelles. Milano e Dublino non sono più solo città, ma due punti fermi per un’azienda che non vuole appartenere a un solo luogo.
Dall’Australia all’Europa: il viaggio dei fondatori di Scalapay
Simone Mancini, empolese cresciuto in Australia, e Johnny Mitrevski, australiano di origini macedoni, hanno fin da subito costruito un ponte tra due continenti. Dopo esperienze imprenditoriali in startup di food e decorazione dolciaria, la vera svolta arriva studiando il problema dei carrelli abbandonati nell’ecommerce, un fenomeno noto anche in Europa ma affrontato con successo in Australia grazie al modello “compra ora, paga dopo” . Aziende come Afterpay avevano introdotto un metodo di pagamento dilazionato, senza interessi e semplice da usare, capace di aumentare le conversioni e il valore medio degli ordini.
Mancini e Mitrevski, forti di questa esperienza, decisero di andare oltre un semplice finanziamento tradizionale, puntando a un servizio pensato soprattutto per moda, cosmetica e arredamento: settori dove il valore percepito del brand e la frequenza d’acquisto favoriscono la diffusione del pagamento in tre rate. Il loro approccio era più commerciale che finanziario, offrendo un prodotto integrato nell’esperienza d’acquisto, non solo una forma di credito.
Milano e Dublino: due facce dell’identità europea di Scalapay
Non è un caso che Milano sia diventata la base operativa e Dublino la sede legale. Milano è il cuore pulsante della moda e del lusso in Europa, un terreno ideale per testare e far crescere il servizio. Qui Scalapay ha sviluppato rapidamente integrazioni con piattaforme ecommerce e sistemi di cassa fisici, permettendo al cliente di pagare in tre rate con un clic, ricevere subito il prodotto, mentre il negoziante incassa immediatamente la sua quota, senza doversi preoccupare del rischio insolvenza.
Dublino, invece, risponde a un’esigenza strategica: offrire agli investitori internazionali un quadro legale chiaro e un ambiente fiscale favorevole. Questa scelta rispecchia la natura ibrida di Scalapay, che non è solo una startup italiana, ma una vera “dual company” europea, nata dall’incontro tra esperienze australiane, radici italiane e capitale globale.
Pandemia e boom del BNPL: Scalapay allarga gli orizzonti
Pochi mesi dopo il lancio di Scalapay, la pandemia da Covid-19 ha rivoluzionato il commercio, dando una spinta decisiva al digitale. Milioni di consumatori si sono rivolti all’ecommerce, e il BNPL è diventato uno dei metodi di pagamento più gettonati a livello globale. Mentre nomi come Klarna e Affirm facevano passi da gigante, Scalapay consolidava la propria presenza in nove Paesi europei, arrivando a oltre 3mila merchant e un team di più di 150 persone entro il 2021.
La società ha ampliato l’offerta, introducendo opzioni come il saldo a 14 giorni, e ha aperto nuovi canali, entrando anche nel settore travel, dove poter dilazionare il pagamento di un viaggio è un vantaggio concreto. Ma è emersa anche la difficoltà di bilanciare semplicità e responsabilità: piccoli importi dilazionati rischiano di accumularsi in debiti poco visibili, ma potenzialmente pericolosi per gli utenti.
Scalapay cresce a ritmi serrati: dagli investimenti al riconoscimento da unicorno
Il percorso finanziario di Scalapay è stato rapido e intenso. A gennaio 2021 ha raccolto 48 milioni di dollari in un primo round seed; a settembre è arrivato il round Serie A da 155 milioni guidato da Tiger Global. Nel febbraio 2022 la Serie B da 497 milioni, con investitori come Tencent e Willoughby Capital, ha portato la valutazione oltre il miliardo di dollari, confermando ufficialmente lo status di unicorno.
Nel maggio 2022 è entrata Poste Italiane con un investimento da 27 milioni. È importante distinguere tra investimenti in equity e strumenti di debito o cartolarizzazione, come il programma da 3 miliardi di euro con BNP Paribas annunciato nel 2024 o il finanziamento da 70 milioni della Banca europea per gli investimenti nel 2025. Questo mix riflette il passaggio da startup a operatore finanziario maturo, capace di gestire volumi crescenti senza bloccare capitale proprio.
Il cuore del business: rischio, commissioni e sostenibilità
Il modello di Scalapay si basa sul trasferimento di tempo e rischio tra cliente, negoziante e piattaforma. L’utente riceve subito il prodotto e paga in tre rate; il merchant incassa subito, detraendo la commissione per la piattaforma, che a sua volta si assume il rischio del finanziamento, applicando rigide valutazioni creditizie. Il successo dipende dalla qualità degli algoritmi che bilanciano l’approvazione degli acquisti con il controllo delle insolvenze.
Con l’aumento delle transazioni cresce anche il bisogno di liquidità: il merchant vuole essere pagato subito, ma le rate arrivano nel tempo. La cartolarizzazione dei crediti con BNP Paribas permette di finanziare questo circolante senza immobilizzare capitale, un elemento chiave per la sostenibilità del modello.
Oltre la moda: Scalapay si fa omnicanale e punta su nuovi settori
Negli ultimi anni Scalapay ha superato il solo ecommerce moda, diventando una realtà omnicanale. Ha siglato accordi con piattaforme come Adyen e ha integrato il pagamento rateale nei POS fisici tramite PostePay, permettendo l’uso anche nei negozi tradizionali.
Il travel è un settore chiave, con valori medi più alti che richiedono modelli di rischio diversi. Collaborazioni con operatori come Lastminute.com e Alpitour mostrano la volontà di coprire una vasta gamma di spese dilazionate. A fine 2025, Scalapay conta oltre 11 milioni di utenti e più di 10mila merchant partner, dimostrando una crescita notevole senza perdere il controllo sui rischi.
Regolamentazione europea BNPL: una sfida dal novembre 2026
Dal 20 novembre 2026 il Buy Now Pay Later sarà regolato come credito al consumo dalla direttiva europea CCD2 . Le nuove regole impongono informazioni più dettagliate, valutazioni creditizie più severe e strumenti per prevenire il sovraindebitamento.
Per Scalapay questo significa procedure più complesse e costose per l’onboarding e l’erogazione del credito, ma anche un’opportunità per rafforzare la propria posizione puntando su trasparenza e sostenibilità. Saper coniugare velocità e affidabilità sarà un vantaggio competitivo fondamentale.
La sfida della commodity: come Scalapay affronta i giganti del pagamento digitale
Il BNPL in Europa è passato da nicchia a una commodity diffusa. Fintech, banche, circuiti di carte e giganti come Apple e PayPal hanno integrato la rateizzazione nelle loro offerte, abbassando le barriere e aumentando la concorrenza sui prezzi.
In questo contesto, Scalapay punta a distinguersi grazie a un brand forte nel Sud Europa, solide relazioni con moda e travel, l’uso di dati proprietari per gestire il rischio e l’espansione omnicanale. L’evoluzione verso soluzioni integrate, come il checkout Magic, mira a inserirsi nei momenti chiave dell’acquisto, evitando di diventare un servizio invisibile e facilmente sostituibile.
Scalapay e l’Italia: una scommessa tra capitale globale e radici locali
La storia di Scalapay racconta di un’Italia capace di produrre imprenditori e competenze di alto livello, ma anche dei limiti del sistema nazionale nel fornire capitale adeguato per scaleup globali. Il capitale internazionale ha guidato la crescita, la sede legale è in Irlanda, e solo di recente sono arrivati strumenti di debito da istituzioni europee e italiane.
Questo modello riflette la realtà delle scaleup moderne: decisioni, risorse e attività distribuite su più paesi, con Milano che resta il cuore operativo e internazionale. L’esperienza di Scalapay mette in luce le sfide di costruire un’azienda europea, con impatti sul lavoro, il know-how e le entrate fiscali.
La sfida finale: da unicorno a impresa solida e controllata
Oggi Scalapay non è più solo la promessa di un’idea nata in Australia o la startup che ha conquistato la moda milanese. La vera sfida è dimostrare di saper gestire un’infrastruttura finanziaria complessa, controllare il rischio di credito e mantenere la propria posizione in un mercato sempre più maturo e regolamentato.
Il futuro si giocherà sulla capacità di bilanciare volumi, margini e sostenibilità, garantendo al tempo stesso tutela ai consumatori e valore ai merchant. La prova del nove sarà nei bilanci e nella stabilità dei flussi di cassa, più che nelle valutazioni milionarie o nell’eco della crescita. L’evoluzione di Scalapay seguirà da vicino quella del BNPL europeo, ormai a tutti gli effetti uno strumento di credito consolidato.