Robotaxi senza conducente nel mondo: le città dove già circolano e cosa aspettarsi in Italia

Redazione

22 Settembre 2026

Nel cuore di città come Phoenix, Singapore e Dubai, i taxi senza conducente sfrecciano già sulle strade. Non è fantascienza, ma realtà concreta: robotaxi che si prenotano, si pagano e trasportano passeggeri in aree urbane ben delimitate. Questi veicoli, però, non sono ancora una presenza ovunque. Circolano in spazi rigorosamente controllati, con limiti di velocità, orari precisi e percorsi prestabiliti. Mentre negli Stati Uniti e in Cina la tecnologia avanza a ritmo sostenuto, in Europa siamo ancora in fase di sperimentazione, e l’Italia segue, più cauta, il passo di chi ha già preso il largo.

Livello 4: cosa significa davvero guida autonoma limitata

I robotaxi che vediamo oggi sono di livello 4, cioè possono guidare da soli, ma solo in condizioni molto ristrette. Parliamo di aree urbane delimitate, con percorsi e condizioni climatiche predeterminate, dentro orari stabiliti e senza margini per deviazioni improvvise. Non si tratta della guida autonoma totale, quella di livello 5, che funzionerebbe in ogni situazione e senza limiti. Né si tratta degli aiuti alla guida che troviamo sulle auto normali, dove il conducente deve sempre essere pronto a intervenire. Oggi i robotaxi si muovono solo dentro questi “domini operativi”, vere e proprie zone di prova e funzionamento. Fuori da lì, o si ferma tutto o serve un guidatore umano.

Stati Uniti: Waymo guida la rivoluzione driverless

Negli Stati Uniti il mercato dei robotaxi è ben avviato, con Waymo in prima fila. Nata dal progetto auto autonome di Google, ha iniziato a testare i veicoli nel 2017 a Phoenix, lanciando nel 2020 il primo servizio commerciale senza conducente. Da allora si è espansa a San Francisco, Los Angeles, Silicon Valley e, tramite Uber, anche ad Austin e Atlanta. Nel 2026 si aggiungono Dallas, Houston, San Antonio e Orlando, con Miami e Orlando che da aprile hanno aperto il servizio senza lista d’attesa. Ma rimangono limiti rigidi: per esempio, autostrade e aeroporti sono ancora off limits per i veicoli senza guidatore. Non mancano intoppi: all’inizio del 2026 Waymo ha dovuto sospendere alcune corse in Texas a causa di alluvioni e problemi software, un chiaro segnale che la tecnologia è ancora fragile. Anche altri protagonisti si muovono: Zoox di Amazon offre corse gratuite a Las Vegas, Tesla gestisce flotte miste in Texas e Florida, ma con operatori umani a bordo per alcune funzioni. Il caso Cruise, fermato dopo un incidente nel 2023 a San Francisco, ricorda quanto siano importanti la fiducia e le regole rigide per far decollare questi servizi.

Cina: un gigante dei robotaxi con tanti operatori e modelli diversi

La Cina è il mercato più vasto e complesso per i robotaxi. Aziende come Baidu Apollo Go, Pony.ai, WeRide e AutoX hanno superato la fase dei test con pilota a bordo e ora offrono corse driverless in 28 città, con differenze evidenti da un posto all’altro. A Wuhan, ad esempio, Apollo Go ha lanciato nel 2022 un servizio commerciale senza conducente che copre gran parte della città. Baidu dichiara che nel secondo trimestre del 2026 i chilometri percorsi autonomamente hanno superato i 350 milioni, di cui 240 milioni senza nessun operatore a bordo. Pony.ai conta oltre 1.400 robotaxi in servizio e dichiara una buona redditività a Guangzhou e Shenzhen, spostando il discorso dalla semplice tecnologia alla sostenibilità economica. In Cina il sistema si basa su un mix di regole nazionali, permessi locali e aree pilota, dove si sperimentano progressivamente condizioni più autonome e tariffe attive. Il controllo governativo, flotte numerose e integrazione digitale danno al paese un vantaggio importante.

Emirati Arabi Uniti: corsa a tutta velocità con pubblico e privato

Gli Emirati Arabi Uniti sono entrati con decisione nel gioco dei robotaxi, ampliando rapidamente l’accesso alle corse senza conducente. Ad Abu Dhabi WeRide ha iniziato i test nel 2021, con i primi servizi commerciali nel 2024 e dall’anno scorso robotaxi completamente autonomi su buona parte di Yas Island. A febbraio 2026 il servizio ha coperto circa il 70% del centro, anche se su alcune nuove tratte è ancora previsto un operatore umano. A Dubai, invece, da aprile 2026 è partito un servizio driverless in collaborazione con Baidu e Apollo Go, con 50 veicoli e progetti per arrivare a oltre mille. Il modello emiratino poggia su tecnologia cinese importata, regolamentazione locale e un forte sostegno pubblico per trasformare una fetta importante del trasporto urbano in servizio autonomo.

Europa: primi passi incerti, Zagabria apre la strada

In Europa il cammino è ancora lungo. Il primo servizio commerciale è partito ad aprile 2026 a Zagabria, con corse a pagamento ma obbligo di un operatore umano a bordo per monitorare i robotaxi. I veicoli usano la tecnologia Pony.ai di settima generazione e da agosto il servizio è disponibile anche tramite Uber in alcune zone della capitale croata. È un segnale importante, ma ancora lontano dalla guida senza supervisione. Anche in Gran Bretagna, dove si lavora a una normativa favorevole, servizi come quelli di Wayve con Uber usano ancora guidatori umani. In Germania, Regno Unito e altri Paesi europei ci sono molti progetti pilota, ma serve tempo per regolamenti e autorizzazioni che permettano la diffusione su larga scala.

Regole a macchia di leopardo: l’incertezza delle normative

Le norme sui robotaxi cambiano molto da paese a paese. Negli Stati Uniti non esiste una licenza federale specifica: la sicurezza dei veicoli è sotto la National Highway Traffic Safety Administration , ma a livello statale si gestiscono licenze e regolamenti locali. California, Arizona e Texas adottano approcci diversi, con gradi variabili di flessibilità su test e servizi commerciali. In Europa, le autorizzazioni tecniche sono regolamentate a livello comunitario, ma la circolazione, l’assicurazione e i permessi restano competenze degli stati e dei comuni. In Cina si mescolano linee guida nazionali rigide con licenze municipali, e si procede gradualmente da test con guidatore a servizi totalmente autonomi, sotto stretto controllo pubblico su dati e sicurezza informatica.

Il futuro dei robotaxi: città pronte e l’Italia in attesa

Nel 2026 la prossima ondata riguarda città già impegnate in sperimentazioni e con procedure autorizzative in corso. Londra è forse il mercato europeo più atteso, con servizi con conducente già attivi e la speranza di arrivare presto alla guida completamente autonoma. Monaco di Baviera si candida a hub europeo, con operatori pronti ma senza date certe. Tokyo punta a un progetto pilota nel 2026 e un lancio nel 2027. Waymo guarda anche a Singapore. Negli Usa si continua a espandere il modello di lanci rapidi città per città, mentre l’industria si muove verso collaborazioni tra produttori, piattaforme e servizi di gestione. In Italia, per ora, non ci sono servizi commerciali di livello 4. Le sperimentazioni autorizzate richiedono sempre un supervisore umano a bordo. Roma, con una manifestazione di interesse aperta fino a fine 2026, punta a un progetto pilota per omologare veicoli di livello 4 in zone specifiche. Startup come Niulinx lavorano su software e hardware autonomi, ma serviranno investimenti e una legge chiara per superare gli attuali limiti. Il cammino italiano passa per regole precise su responsabilità, sicurezza informatica e integrazione con la mobilità esistente, per trasformare la sperimentazione in un servizio concreto e affidabile.

Il viaggio dei robotaxi nel mondo è una trasformazione a tappe, dove tecnologia, sicurezza e norme si intrecciano. Nel 2026 la mobilità autonoma c’è, ma rimane confinata a territori ben definiti, con corse sempre sotto stretto controllo. L’Italia osserva, pronta a entrare in gioco, per portare finalmente la guida autonoma dalle sperimentazioni ai cittadini.

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