NASpI anche per dimissioni da violenza di genere: novità INPS e Ministero del Lavoro 2026

Redazione

7 Agosto 2026

Ogni anno, migliaia di donne si trovano costrette a lasciare il lavoro per sfuggire a situazioni di violenza. Fino a qualche mese fa, questa scelta drammatica significava anche rinunciare all’aiuto economico della Naspi, l’indennità di disoccupazione. Ma il 3 agosto 2023 l’Inps ha cambiato le regole: con il messaggio n. 2540 ha aperto la porta a chi si dimette per tutelare la propria incolumità, riconoscendo finalmente il diritto alla Naspi anche in questi casi. Un passo avanti che, per molte, può fare la differenza.

Inps apre le porte alla Naspi per le vittime che si dimettono per sicurezza

Con il messaggio 2540, l’Inps ha chiarito che le lavoratrici vittime di violenza di genere che scelgono di dimettersi per proteggere la propria incolumità possono accedere alla Naspi. La decisione si basa sul parere del Ministero del Lavoro, che ha esteso la tutela anche alle dimissioni volontarie legate a motivi di sicurezza personale.

Questo aggiornamento risponde a una realtà concreta: spesso chi subisce minacce o molestie deve abbandonare il lavoro, ma finora chi si dimetteva non poteva contare sull’indennità di disoccupazione, riservata a chi perde il lavoro controvoglia. Ora si riconosce che in certi casi le dimissioni sono una scelta obbligata e meritano protezione economica.

Va sottolineato che la legge 2023 ha previsto misure specifiche per aiutare le vittime di violenza, e questo intervento dell’Inps va esattamente in quella direzione.

Come richiedere la Naspi dopo le dimissioni per violenza

Per ottenere la Naspi in questi casi, la lavoratrice deve presentare una documentazione che attesti la condizione di vittima, come un certificato delle autorità o un provvedimento restrittivo contro l’aggressore. Senza queste prove, la domanda non potrà essere accolta.

La richiesta va fatta entro 68 giorni dalla fine del rapporto di lavoro, come avviene normalmente. È fondamentale che le dimissioni siano formalizzate nel rispetto delle procedure di tutela, escludendo possibilità di ritrattazioni ingiustificate.

L’Inps esaminerà con attenzione la documentazione per verificare che la violenza sia la vera causa delle dimissioni. Questo controllo serve a garantire che la normativa venga applicata correttamente e a evitare abusi.

Inoltre, sono stati attivati sportelli dedicati e collaborazioni con enti sociali per offrire assistenza e orientamento alle lavoratrici, confermando la volontà delle istituzioni di sostenere chi subisce violenza nel difficile percorso di uscita dal lavoro.

Un sostegno economico che fa la differenza

Aprire la Naspi a chi lascia il lavoro per motivi di sicurezza personale è un passo avanti importante per i diritti delle vittime di violenza di genere. Non si tratta solo di punire i colpevoli o di intervenire sul piano sociale, ma anche di offrire un supporto economico concreto, spesso decisivo per ricostruire una vita lontano dal pericolo.

La Naspi garantisce un aiuto nei mesi successivi alla fine del lavoro, un periodo in cui serve tempo e risorse per organizzare una nuova esistenza, magari con l’aiuto di servizi sociali, sostegno psicologico o corsi di formazione.

In pratica, questa misura contribuisce a ridurre le difficoltà economiche che rischiano di isolare ulteriormente le vittime, offrendo una rete di protezione più solida. L’intervento congiunto di istituzioni, servizi e associazioni rende la risposta più efficace e rispettosa della dignità di chi ha subito violenza.

Nonostante i progressi fatti, le barriere restano molte. Il chiarimento dell’Inps arriva in un momento in cui è più che mai necessario colmare vuoti normativi e ampliare le tutele.

Infine, il tema coinvolge anche datori di lavoro e sindacati, chiamati a collaborare per prevenire rischi e garantire un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso. Solo così le norme potranno tradursi davvero in protezioni efficaci.

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