Future Talk INNOVERAI: Valeria De Flaviis e Massimo Canducci sul valore del giudizio nell’innovazione

Redazione

7 Agosto 2026

L’innovazione non basta più inventarla, bisogna scegliere quella giusta—e farlo in fretta. Parole di Valeria De Flaviis, di Cassa Depositi e Prestiti, che insieme a Massimo Canducci di Spindox ha tracciato un quadro netto durante il secondo Future Talk di InnoverAI, ad agosto 2026. Il loro messaggio è chiaro: l’intelligenza artificiale non arriva per sostituire gli innovation leader, ma per affiancarli, potenziandone la capacità di decidere quali idee meritano di diventare realtà. Questo cambio di passo non è rumoroso, avviene sotto traccia, ma segna una svolta profonda nel modo in cui si guida il cambiamento oggi.

Come l’AI sta cambiando il mestiere degli innovation leader

Valeria De Flaviis racconta che, in Cassa Depositi e Prestiti, l’intelligenza artificiale è ormai parte integrante di ogni passaggio del processo d’innovazione. Dalla sorveglianza delle nuove tecnologie, alla raccolta e analisi di dati diversi, fino all’aiuto nella definizione e verifica degli use case, l’AI accelera tutto con una precisione che fino a poco tempo fa sembrava impensabile. L’azienda ha messo a punto due strumenti interni che aggregano informazioni, individuano segnali deboli e valutano a che punto sono le tecnologie da adottare o sperimentare.

Ma, avverte De Flaviis, questa spinta tecnologica non elimina l’importanza dell’esperienza umana. Serve ancora interpretare il contesto, mettere insieme i dati con la conoscenza del business e lavorare a stretto contatto con i colleghi delle varie business unit per validare ogni progetto. Gli use case non sono mai una certezza: sono solo ipotesi da mettere alla prova. È il confronto continuo, la discussione esperta, a trasformare un’idea in una vera opportunità. Qui cambia tutto: non basta più sfornare proposte rapidamente, serve anche un solido giudizio.

Massimo Canducci, invece, descrive la realtà di Spindox, dove si va oltre l’analisi tradizionale verso il cosiddetto future scouting, cioè capire quali bisogni nasceranno a breve. Qui la domanda non è più cosa si può fare con l’AI, ma quali problemi vale davvero la pena risolvere con questa tecnologia. Partendo da decine di use case nati in workshop, la sfida vera diventa capire con precisione dove conviene investire tempo e risorse.

Dal numero al valore: scegliere con giudizio è la vera sfida

Il problema con la tecnologia, oggi, è che è facile produrre tante idee. Ma senza un criterio chiaro, si rischia solo di affollare il panorama senza fare scelte precise. Per questo Cassa Depositi e Prestiti ha messo a punto un metodo che si basa su tre punti chiave: allineamento con la strategia aziendale, maturità delle tecnologie e capacità delle diverse aree di mettere in pratica le innovazioni. Solo dove questi elementi si incrociano si avviano le sperimentazioni.

Anche Canducci è d’accordo: la vera abilità oggi è prendere decisioni rapide ma ponderate. L’intelligenza artificiale aiuta a mettere ordine tra le varie opzioni, a stimare gli impatti e a fornire dati per supportare le scelte. Ma la responsabilità finale resta umana. Il valore non sta più nell’avere tante informazioni, ormai alla portata di tutti, ma nel saperle interpretare e trasformare in azioni concrete con uno sguardo strategico.

Non basta più testare: serve cambiare davvero

Entrambi sottolineano che oggi non basta più sperimentare singoli use case. Molte aziende stanno passando dalla semplice raccolta di progetti alla revisione completa dei processi. Automatizzare qualche attività è solo il primo passo: la vera innovazione richiede di ripensare l’intero flusso di lavoro, con il supporto concreto dell’AI.

Questo salto però richiede una guida forte, competenze che spaziano in più ambiti e un appoggio chiaro da parte dei vertici. De Flaviis mette in evidenza quanto sia importante un sostegno continuo e deciso dal top management, senza il quale diventa difficile superare resistenze e portare avanti il cambiamento.

Canducci punta l’attenzione su un altro rischio: con l’AI è facile produrre un mare di presentazioni, report e analisi, ma spesso tutto resta “innovation theater”, cioè solo fumo e niente arrosto. Il vero nodo è trasformare le idee in business case concreti. L’execution, cioè la capacità di investire, decidere e portare a termine i progetti, diventa così il fattore chiave nell’era dell’intelligenza artificiale.

AI e fattore umano: la coppia vincente per restare competitivi

Il confronto tra De Flaviis e Canducci ribadisce un concetto chiave: l’intelligenza artificiale serve ad affiancare le persone, non a sostituirle. Competenze come capire il contesto, stabilire le priorità e gestire il cambiamento restano insostituibili.

In un mondo dove idee e dati si moltiplicano in fretta, la vera differenza la fa chi riesce a trasformare le opportunità selezionate in risultati concreti e misurabili. Chi saprà trovare il giusto equilibrio tra tecnologia e giudizio umano manterrà la leadership nel campo dell’innovazione anche nel 2026.

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