Nel primo semestre del 2026, l’Italia ha visto chiudere 126 filiali bancarie. Un numero che pesa, soprattutto se si guarda alla distribuzione geografica: Nord, Sud e grandi città raccontano storie molto diverse. In certe aree, le chiusure sono limitate; altrove, invece, gli sportelli spariscono quasi del tutto. Il risultato? Un effetto domino che colpisce imprese, pensionati e consumatori, mettendo a dura prova l’accesso ai servizi bancari fondamentali.
La fotografia amara: 126 sportelli in meno a metà 2026
Secondo il rapporto della Fondazione Fiba di First Cisl, nei primi sei mesi dell’anno sono stati chiusi 126 sportelli in tutta Italia. La riduzione riguarda sia le città che le zone più isolate, ma non è distribuita in modo uniforme. A emergere è soprattutto il divario Nord-Sud, con il Sud che continua a perdere sportelli, aggravando così la difficoltà di accesso ai servizi finanziari e rallentando lo sviluppo locale.
Anche nelle grandi città, dove la rete bancaria è tradizionalmente più fitta, la chiusura delle filiali si fa sentire. Le banche puntano sempre più sul digitale e sull’automazione, ma restano molte persone – anziani, piccoli imprenditori, chi ha meno dimestichezza con la tecnologia – che hanno bisogno di un rapporto diretto con gli sportelli fisici.
Nord e Sud: due facce del Paese
Il report sottolinea che al Nord la riduzione degli sportelli è meno drastica rispetto al Sud, dove il calo è ben più accentuato. Non si tratta di una novità, ma nel 2026 questa tendenza sembra farsi più marcata, con i servizi bancari che si concentrano sempre più nelle grandi aree economiche del Nord. In molte province del Sud, la chiusura degli sportelli rischia di isolare ancora di più comunità già in difficoltà.
La differenza nella distribuzione degli sportelli riflette le disparità economiche e infrastrutturali tra le regioni. Nel Sud, la scarsità di filiali rende più difficile l’accesso al credito e ai servizi bancari di base, un problema che pesa soprattutto sulle piccole e medie imprese locali.
Inoltre, la mancanza di sportelli fisici alimenta il fenomeno della marginalizzazione finanziaria per famiglie e persone con meno risorse o competenze digitali. Serve un intervento mirato delle istituzioni per assicurare una presenza bancaria più equa e diffusa.
Anche le grandi città perdono pezzi
Non è solo il Sud a soffrire: anche i grandi centri urbani stanno assistendo alla chiusura di filiali storiche, in quartieri e zone strategiche per il commercio locale. Questo cambia profondamente il rapporto tra cittadini e banche, soprattutto nelle città capoluogo e nelle aree metropolitane.
Le ragioni sono molte: ristrutturazioni interne alle banche, tagli ai costi e una spinta forte verso il digitale che riduce la necessità di sportelli fisici. Ma questa trasformazione rischia di lasciare indietro una fetta importante della popolazione, in particolare anziani e chi preferisce o ha bisogno di un contatto diretto.
La digitalizzazione non può essere un processo indiscriminato: bisogna tenere conto delle esigenze reali degli utenti e delle differenze territoriali, altrimenti si rischiano di accentuare le disuguaglianze sociali e di peggiorare la qualità del servizio.
Che futuro per la rete bancaria italiana?
Il calo degli sportelli nel primo semestre 2026 apre scenari preoccupanti per la tenuta della rete bancaria sul territorio. La spinta verso il digitale non può ignorare i bisogni concreti di molte persone e l’importanza della presenza fisica in molte comunità.
Le chiusure mettono a rischio non solo i clienti, ma anche l’economia locale, soprattutto dove la rete di filiali è essenziale per garantire servizi finanziari di base e la gestione della liquidità. La capacità delle banche di affrontare questa sfida dipenderà anche dalle scelte delle istituzioni e dalle politiche pubbliche, che dovranno sostenere una rete bancaria funzionale e capillare, in grado di garantire inclusione e supporto.
Il report della Fondazione Fiba di First Cisl è un campanello d’allarme da non sottovalutare. Indica chiaramente dove si concentrano i problemi più gravi e invita a un ripensamento urgente della presenza bancaria sul territorio italiano nel 2026.