Andrea Villa CEO ORiS: la startup italiana che trasmette energia via laser per la space economy

Redazione

31 Luglio 2026

“Immaginate satelliti che si scambiano energia… via laser”. È questa la promessa di ORiS, la startup torinese nata da quattro studenti del Politecnico di Torino. Andrea Villa, il CEO, ricorda ancora quella notte passata tra libri e appunti, quando l’idea ha preso forma: una tecnologia capace di ricaricare i satelliti in orbita, prolungandone la vita e potenziandone le capacità. Da un progetto universitario a un’impresa che ha già raccolto oltre 4,5 milioni di euro, attirando l’attenzione di investitori di peso. Il primo lancio è fissato per il 2027, ma la corsa è già iniziata, tra sfide tecnologiche e ambizioni globali.

Dall’università all’orbita: la nascita di ORiS e la corsa in un mercato difficile

Tutto comincia alla fine del 2021, quando Andrea Villa e i suoi co-fondatori, quattro studenti di ingegneria spaziale, iniziano a lavorare a un sistema innovativo per trasferire energia via laser tra satelliti. Nonostante gli impegni universitari, hanno dedicato serate e notti a un progetto che sembrava un sogno lontano. La svolta arriva con un bando dell’Agenzia Spaziale Italiana, che cercava proprio una tecnologia simile, pensata per applicazioni lunari. Quel riconoscimento ha dato loro la spinta decisiva: il progetto poteva diventare realtà, non solo un esercizio accademico.

Il salto vero arriva nel 2024, un anno dopo la laurea, quando Thales Alenia Space Italia offre loro una concreta opportunità di collaborazione. Da lì nascono ufficialmente come azienda, mettendosi al lavoro per trasformare l’idea in prodotto. Il supporto di I3P, incubatore del Politecnico di Torino, e del programma ESA BIC Turin è stato fondamentale per lo sviluppo e per aprire le porte con i big del settore.

Il team è formato da quattro professionisti con competenze diverse ma complementari: Andrea Villa guida la strategia, mentre Anna Mauro , Domenico Edoardo Sfasciamuro e Francesco Lopez hanno portato avanti dottorati in discipline chiave, creando un mix che sostiene ogni fase del progetto, dal tecnico al commerciale.

Energia via laser: ORiS cambia le regole per i satelliti

Il sistema di ORiS sfrutta un laser per trasferire energia da un satellite all’altro, superando uno dei problemi più grossi delle missioni spaziali: l’energia a bordo. Oggi, un satellite deve portarsi appresso pannelli solari e batterie capaci di durare tutta la missione, in media sette anni. Questo obbliga i progettisti a fare calcoli precisi e spesso a limitare il tempo operativo, con missioni che usano meno del 7% del tempo per le loro funzioni principali.

Con ORiS, invece, i satelliti non devono più produrre e immagazzinare energia da soli. L’energia diventa una risorsa che si può comprare e trasferire direttamente in orbita. Così si evita di aumentare peso e dimensioni, si tagliano i costi di costruzione e si può cambiare in corsa l’obiettivo della missione, portando più flessibilità nel business dello spazio.

Intanto, i satelliti diventano sempre più grandi e potenti, spinti dall’evoluzione tecnologica e dalla domanda di intelligenza artificiale e analisi dati in orbita. Anche se il costo per andare nello spazio è calato grazie a SpaceX e nuovi vettori, costruire satelliti più complessi rischia di far salire di nuovo i costi. La tecnologia di ORiS arriva proprio per mantenere alte le prestazioni senza far lievitare i costi dell’hardware, sostenendo così la crescita della space economy.

Energia distribuita e doppio mercato: tra spazio e terra per moltiplicare le opportunità

ORiS ha scelto un modello distribuito per trasmettere energia, diversamente da chi punta su grossi nodi centralizzati in orbita. Questa scelta si allinea con le tendenze europee sui data center spaziali e rende più flessibile la gestione di energia e dati in una rete di satelliti. Il sistema è scalabile e si adatta a missioni e operatori diversi.

Non solo spazio: ORiS sta lavorando anche su applicazioni dual-use per il mercato terrestre. La tecnologia di ricarica wireless via laser è pronta per droni e altri dispositivi, un settore con tempi di sviluppo più rapidi e costi più bassi rispetto allo spazio. L’azienda ha già stretto contratti e precontratti, segno che l’interesse commerciale c’è in entrambi i mercati. Ma sarà il settore terrestre a raggiungere per primo la maturità commerciale, grazie a un prodotto più vicino alla fase industriale e al lancio.

Questo doppio approccio permette a ORiS di diversificare le entrate e sfruttare le sinergie tra civile e difesa, terra e spazio, ampliando così le possibilità di crescita.

Soldi in cassa e lanci in vista: ORiS accelera verso il mercato

Nel luglio 2026 ORiS ha chiuso un round pre-seed da 4,5 milioni di euro, guidato da Earlybird e Pitchdrive, con il contributo di fondi come Galaxia e Fondo Piemonte Next. Questi fondi hanno dato la spinta per accelerare sviluppo e business, allargando il team e pianificando nuove missioni.

Un passaggio chiave è stata la selezione a gennaio 2026 per la missione ARAQYS-D3 di DCUBED, con lancio previsto nel 2027. Una vetrina importante per la tecnologia ORiS, che sarà integrata a bordo di un satellite senza costi di lancio per l’azienda, che si concentrerà sul payload laser.

Andrea Villa spiega che presentare un progetto concreto, con test e qualifiche avanzate, ha ridotto i rischi agli occhi degli investitori, facilitando la chiusura del round. Il supporto di Galaxia e la gestione attenta delle risorse hanno dato una base solida per questo salto.

Con questi fondi, ORiS punta a raddoppiare le missioni nel 2027 e a completare il lancio del prodotto terrestre, previsto tra fine 2026 e inizio 2027. L’ingresso di nuove risorse tecniche e commerciali spingerà il passo e consoliderà la posizione industriale.

Il percorso di ORiS mostra come la combinazione di determinazione, competenze diverse e una rete di contatti strategica possa trasformare un’intuizione tecnologica in una nuova frontiera per la space economy, aprendo la strada all’energia condivisa in orbita.

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