Novantuno nuovi esperti entreranno a far parte dell’albo nazionale dell’innovazione tecnologica del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nel 2026. Non è solo un aggiornamento burocratico. Dietro a questa decisione si cela un tentativo concreto di velocizzare e migliorare la valutazione dei progetti innovativi. Un movimento strategico, che arriva proprio mentre la ricerca e lo sviluppo diventano il fulcro delle politiche pubbliche, spinte dai fondi europei e dagli investimenti destinati alle imprese di ogni dimensione.
Che cos’è l’albo degli esperti e perché conta
L’Albo degli esperti in innovazione tecnologica è nato nel 2006 per mettere a disposizione del Ministero competenze specializzate nella valutazione di progetti di ricerca finanziati con soldi pubblici. Questi esperti forniscono pareri indipendenti in tutte le fasi: dalla prima analisi dei progetti, al monitoraggio in corso d’opera, fino alla verifica finale. Nel tempo, l’albo ha aggiornato i criteri per restare al passo con le politiche industriali italiane e con i programmi europei.
Oggi è uno strumento chiave soprattutto per i progetti finanziati dal Fondo per la Crescita Sostenibile, che sostiene ricerca industriale, sviluppo sperimentale e trasferimento tecnologico. Gli esperti provengono da università, centri di ricerca pubblici e privati, e aziende con esperienza consolidata. Il loro compito è valutare i contenuti scientifici e tecnologici delle proposte, assicurando trasparenza e rigore nella selezione delle iniziative da finanziare.
L’aggiornamento del 2026: cosa cambia
Con il decreto del 22 luglio 2026, il MIMIT ha chiuso l’ultimo aggiornamento dell’albo, accogliendo 91 nuovi esperti che avevano fatto domanda entro fine 2025 e soddisfatto i requisiti richiesti. Questi criteri, aggiornati negli ultimi anni con i decreti del 2015 e del 2024, puntano a individuare competenze moderne e settori industriali prioritari.
L’ingresso di questi nuovi professionisti amplia le competenze disponibili, proprio mentre le risorse per ricerca e sviluppo sono destinate a crescere grazie all’azione combinata di fondi nazionali ed europei. Più esperti significa anche più velocità nell’istruttoria dei progetti, meno ritardi e una valutazione tecnica più puntuale, fondamentale per indirizzare bene le risorse pubbliche verso le idee con maggior potenziale.
Le competenze e i settori in gioco
Gli esperti iscritti coprono dieci aree tecnologiche principali, a dimostrazione della complessità dell’ecosistema innovativo italiano. Tra queste: manifattura avanzata, mobilità e trasporti, aerospazio, farmaceutica e biotecnologie, chimica, energia e ambiente, microelettronica e semiconduttori, informatica e telecomunicazioni, materiali avanzati e nanotecnologie. L’obiettivo è coprire le aree strategiche per lo sviluppo industriale del Paese.
Le candidature devono dimostrare solide competenze tecnico-scientifiche, supportate da esperienze di ricerca, attività industriali o pubblicazioni. Non mancano profili multidisciplinari, in grado di muoversi su più fronti. Questa versatilità assicura valutazioni più complete, che tengono conto delle diverse ricadute tecnologiche e industriali dei progetti.
Cosa significa per imprese e innovazione
L’ampliamento dell’albo non introduce nuovi incentivi, ma è un tassello fondamentale nella gestione delle politiche pubbliche per ricerca e innovazione. Avere più valutatori qualificati significa accelerare l’esame delle domande presentate da startup, PMI innovative e grandi aziende. In un mercato sempre più competitivo e con tempi stretti, questo aiuta a sbloccare i finanziamenti e a far partire subito investimenti e progetti.
Per le imprese italiane, una valutazione più rapida e specializzata riduce incertezze e attese, rendendo più accessibili e efficaci le opportunità offerte dal MIMIT e dall’Europa. Un processo più efficiente migliora anche la qualità delle scelte pubbliche, sostenendo solo progetti con basi tecniche e industriali solide.
Albo esperti e innovation manager: due ruoli diversi
Va chiarito che l’Albo degli esperti non va confuso con la figura dell’innovation manager, introdotta con il voucher per la consulenza in innovazione. L’innovation manager lavora sul campo, affiancando le aziende nei processi di trasformazione digitale e innovazione organizzativa.
L’albo, invece, raccoglie professionisti che valutano in modo indipendente i progetti per l’assegnazione di fondi pubblici. Pur condividendo competenze sull’innovazione, i due ruoli sono ben distinti: uno supporta direttamente le imprese, l’altro garantisce imparzialità e rigore nella selezione.
L’albo che evolve con la politica industriale
Negli ultimi anni il MIMIT ha aggiornato l’albo regolarmente per adattarlo ai cambiamenti tecnologici e alle nuove priorità industriali. Il decreto del 2024 ha rivisto i criteri d’iscrizione, inserendo nuovi settori e allineando le classificazioni alle tecnologie più avanzate.
Il provvedimento di luglio 2026 si inserisce in questa linea, rafforzando la capacità di valutazione con un gruppo più ampio e specializzato. Così si mantiene un legame stretto tra politica industriale, innovazione e uso efficace delle risorse pubbliche, elementi essenziali per rilanciare la competitività del sistema produttivo italiano.