Lo spazio di lavoro deve essere un rifugio, non una prigione. Pietro Martani non lascia dubbi. In pochi anni, gli uffici tradizionali – grandi, impersonali, statici – hanno perso terreno. Chi lavora non vuole più sedersi in un ambiente grigio e sterile. Vuole sentirsi a casa, ma anche in un hotel che coccola o in una scuola che stimola la mente. È questa la sfida del nuovo ufficio: combinare flessibilità e accoglienza, per rispondere a esigenze che si sono fatte più complesse e dinamiche. Martani, che ha seguito passo passo questa trasformazione, parla di un viaggio iniziato con il coworking e oggi arrivato al Flex Office, un modello che ridefinisce l’intero concetto di lavoro in presenza. Tra difficoltà e opportunità, le aziende devono adattarsi a un mondo che cambia velocemente, senza perdere di vista l’essenza dell’esperienza quotidiana.
Aziende cambiate, uffici da reinventare
Le aziende oggi sono molto diverse da quelle di vent’anni fa, e questo influisce direttamente sugli uffici. Martani mette in luce tre cambiamenti chiave: il ciclo di vita delle imprese si è accorciato, spinto dalla digitalizzazione e dalla competizione globale; le gerarchie si sono appiattite, lasciando spazio a organizzazioni più fluide e ibride, senza un modello unico; infine, le competenze richieste diventano obsolete in fretta, costringendo le aziende a trasformarsi in veri e propri luoghi di formazione continua.
Questi cambiamenti non restano sulla carta. Un ciclo di vita più breve significa che gli spazi devono adattarsi rapidamente, senza vincoli a contratti lunghi o strutture rigide che rallentano il cambiamento. La maggiore fluidità organizzativa richiede ambienti aperti, ma anche spazi riservati per riunioni o momenti di concentrazione. E poi c’è la necessità di facilitare l’apprendimento continuo, con aree dedicate alla formazione e allo scambio di idee. Tutto questo spiega perché si sta ripensando da zero il modo di progettare gli uffici, puntando a modelli versatili che mettano al centro il benessere delle persone.
L’ufficio del futuro: tra accoglienza, apprendimento e condivisione
Per Martani l’ufficio non è più solo il posto dove si fanno le cose. Deve diventare una “casa” dove star bene, un “hotel” che offre servizi curati come si fa con un ospite, e una “scuola” dove aggiornarsi e crescere ogni giorno.
Questo cambiamento riguarda non solo il design degli spazi, ma anche la cultura aziendale. Se l’ufficio è triste o mal organizzato, la gente preferisce lavorare da casa, riducendo il contatto e la coesione tra colleghi. La sfida per attirare e mantenere i talenti passa quindi attraverso spazi che uniscano comfort, funzionalità e un’accoglienza quasi da hotel, puntando su empatia e attenzione. L’ospitalità in azienda diventa un vantaggio competitivo. Così, il vecchio modello delle scrivanie chiuse o degli open space anonimi lascia il posto a un ecosistema di ambienti diversi e condivisi, pensati per favorire il dialogo e il senso di comunità.
Dal coworking al Flex Office: la svolta di Stella33
Il coworking ha segnato una tappa decisiva. Nato negli Stati Uniti come spazio condiviso per freelance, ha aperto la strada a un modo più fluido di pensare gli uffici. Martani ricorda l’esperienza di Copernico, la sua creatura che ha portato il coworking fuori dalla nicchia, rendendolo accessibile anche alle grandi aziende con esigenze diverse. Ma con l’aumento dei costi e una domanda più esigente, si è reso necessario un passo avanti.
Stella33 rappresenta questa nuova frontiera del Flex Office. Non vuole imporsi con un’identità unica, ma inserirsi con discrezione, valorizzando il lavoro insieme ai proprietari degli immobili. L’idea è adattarsi a ogni edificio e contesto, creando spazi funzionali che combinano uffici privati e aree comuni, con un’atmosfera sociale e accogliente. La reception tradizionale scompare, sostituita da “house manager” che, come in un hotel di lusso, si occupano dell’accoglienza e dei servizi con professionalità e calore umano.
Il modello prevede anche un “social floor” dove si incontrano dipendenti di aziende diverse, favorendo collaborazioni e networking. Questo approccio aiuta anche a ottimizzare i costi: le aziende affittano meno uffici privati e condividono spazi e servizi in modo più efficiente. Tra Milano e Venezia, Stella33 punta a trasformare gli edifici in ecosistemi funzionali, dove la personalizzazione degli ambienti rafforza l’identità aziendale senza perdere di vista l’efficienza.
Milano e Venezia: progetti che uniscono innovazione e rilancio immobiliare
Stella33 è attiva in due aree chiave, dove il suo modello si fa concreto. A Milano, nel MIND – il distretto dell’innovazione nato nell’ex area Expo – ha rinnovato un business center, trasformandolo in uno spazio moderno e flessibile. Qui convivono università, centri di ricerca e grandi aziende come AstraZeneca e Bayer. L’obiettivo è stimolare lo scambio di idee e facilitare la vita lavorativa, creando una vera comunità professionale.
A Santa Giulia, altra zona in crescita a Milano, Stella33 ha dedicato interi piani al Flex Office, collaborando con nuove realtà che entreranno nel complesso. Qui si costruisce una business community in espansione, che unisce tecnologie avanzate a servizi su misura.
Il progetto più ambizioso è a Venezia, nell’isola del Tronchetto. Un immobile di 20mila metri quadrati, fermo da vent’anni per un fallimento, sta diventando un business village integrato con le attività marittime e turistiche della laguna. La posizione, ben collegata con mezzi pubblici e privati, è strategica per aprirsi a un mercato ampio. Il complesso offre dieci sale riunioni, una sala eventi da cento posti, lounge e club per momenti di socialità, rispondendo alle esigenze di aziende che cercano flessibilità ma anche rappresentanza. Il Comune di Venezia collabora per favorire l’uso degli spazi per eventi aziendali e produzioni cinematografiche, valorizzando il carattere unico della città.
Quanto valgono davvero gli uffici moderni?
Oggi il ritorno economico degli spazi di lavoro non si misura più solo con i costi diretti, come affitti e utenze. Martani sottolinea che bisogna guardare a due aspetti: ridurre gli investimenti condividendo spazi e servizi, e soprattutto aumentare il valore che l’ufficio porta all’azienda.
Questo valore è sfaccettato e cambia da realtà a realtà. Se un’azienda punta a migliorare la produttività interna, il ritorno si vede da quanto gli spazi facilitano la collaborazione tra reparti, rompendo i vecchi silos. Se l’obiettivo è attrarre e trattenere talenti, si guardano indicatori come la durata media del rapporto di lavoro o il grado di soddisfazione dei dipendenti. Alcune imprese valutano anche il ritorno in termini di immagine e reputazione: quanto gli spazi riflettono e comunicano la loro identità.
In pratica, il concetto di costo totale di possesso si allarga e include anche parametri legati alla cultura aziendale e alla qualità del lavoro. Così, investire negli uffici diventa una leva strategica, capace di influenzare direttamente il successo dell’impresa.