Tra luglio 2025 e giugno 2026, le piattaforme italiane di crowdinvesting hanno raccolto solo 164,19 milioni di euro. Un calo netto del 36,8% rispetto all’anno precedente, che aveva già mostrato segnali di crisi. Tornano così i numeri ai livelli del 2020, l’anno segnato dalla pandemia. Dietro questa frenata si nascondono nuovi regolamenti europei più severi, interventi di Consob e Banca d’Italia che hanno bloccato alcune attività, e problemi interni come ritardi nelle operazioni e insolvenze. Tutto questo ha eroso la fiducia degli investitori, spingendo il settore verso una fase di stallo. A raccontare questo scenario è il report dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, presentato nella primavera del 2026.
Normative e fiducia: le spine che frenano il mercato
Il regolamento europeo ECSP, pensato per armonizzare il settore in tutta Europa, ha complicato le cose. Le nuove regole e i controlli più severi hanno messo in difficoltà molte piattaforme, costringendone alcune a chiudere o a sospendere le attività. Consob e Banca d’Italia hanno adottato provvedimenti restrittivi contro diversi operatori, riducendo l’offerta sul mercato. Intanto, gli investitori si sono fatti più cauti, scoraggiati da frequenti ritardi nei rimborsi e casi di insolvenza, soprattutto nei progetti basati sul lending. Il risultato è una crisi di fiducia difficile da superare.
Anche il contesto economico non ha aiutato: l’inflazione alta ha fatto lievitare i costi, soprattutto nel settore immobiliare, colpendo i rendimenti e la capacità di rimborsare i finanziamenti. La volatilità dei mercati ha spinto molti a scegliere strumenti più sicuri, lontani dai rischi delle campagne di crowdfunding. Tutto ciò ha rallentato pesantemente il settore, senza segnali concreti di ripresa.
Piattaforme in calo e concentrazione geografica
A metà 2026 le piattaforme autorizzate sono scese da 42 a 37, di cui 30 attive con almeno una campagna negli ultimi dodici mesi. La maggior parte opera nel direct lending e nell’equity crowdfunding, con 13 piattaforme nel lending, 18 autorizzate a collocare titoli mobiliari e 6 attive in entrambi i settori. Tre di queste hanno esteso l’autorizzazione per operare in altri Paesi europei. La riduzione è dovuta sia a sospensioni imposte dalle autorità sia a fusioni e acquisizioni, come l’ultima tra CrowdFundMe e Wearestarting, ora sotto il gruppo Entera.
La distribuzione degli emittenti è molto sbilanciata: la Lombardia guida con quasi il 42% delle nuove campagne, seguita da Lazio, Emilia Romagna e Toscana. Nove regioni del Centro-Sud non registrano alcuna iniziativa, evidenziando un divario territoriale netto e una forte concentrazione delle attività in poche aree.
Equity crowdfunding: il settore immobiliare tiene, ma gli altri arrancano
Nel primo semestre 2026 l’equity crowdfunding ha retto soprattutto grazie al comparto immobiliare, che ha raccolto quasi 30 milioni di euro, mantenendo livelli simili al semestre precedente. Diversa la situazione per le startup innovative, che hanno raccolto appena 8,56 milioni, meno della metà rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nel 2025 sono state chiuse con successo 145 campagne equity, in linea con il 2024. Nel primo semestre 2026 le chiusure sono scese a 53, con 9 campagne ancora aperte a giugno. Dal 2014 a oggi, le campagne chiuse superano quota 1.700 con un tasso di successo dell’82,5%. I principali portali restano Mamacrowd, CrowdFundMe e Opstart, che insieme coprono oltre il 60% delle campagne dell’ultimo anno.
Preoccupa però il calo del target medio di raccolta: per i progetti non immobiliari è sceso intorno a 178 mila euro, mentre quelli immobiliari raramente superano il milione. Inoltre, oltre il 20% delle campagne immobiliari richiede un investimento minimo di almeno 5 mila euro, una soglia alta per i piccoli risparmiatori.
Lending e minibond: un settore in difficoltà
Il lending e i minibond faticano a decollare. Nel comparto minibond solo due piattaforme hanno chiuso campagne rilevanti negli ultimi 12 mesi, raccogliendo poche decine di milioni. Il direct lending ha subito un calo marcato, tornando ai livelli peggiori degli ultimi cinque anni.
La sospensione di Recrowd, uno dei principali operatori, ha pesato molto su questi risultati. Nonostante il tasso di successo delle campagne di lending resti alto, oltre il 99%, il calo nel numero delle operazioni e nei capitali raccolti evidenzia problemi strutturali. La maggior parte dei progetti lending è ancora legata all’immobiliare, ma anche qui i tempi di rimborso si allungano e crescono i timori per ritardi e insolvenze.
Le autorità di vigilanza segnalano un peggioramento dei tassi di default per i progetti del biennio 2024-2025, con alcune piattaforme che parlano di valori sopra il 30%. A pesare sono anche fattori esterni, come l’aumento dei costi dovuto all’inflazione e le incertezze sulle autorizzazioni edilizie, che rallentano i cantieri e complicano il recupero degli investimenti.
Il real estate crowdfunding tiene il settore a galla
Il crowdfunding immobiliare è il vero pilastro che ha sostenuto il settore nei momenti più duri. Questo modello offre progetti di breve o medio termine per ristrutturazioni o nuove costruzioni, dando agli investitori la possibilità di puntare su investimenti concreti e tangibili.
Dopo una battuta d’arresto nel secondo semestre 2025, il primo semestre 2026 ha mostrato una certa tenuta, con quasi 30 milioni raccolti nelle campagne equity e poco meno nel lending, quest’ultimo però in calo ai minimi da oltre quattro anni e per la prima volta superato dall’equity. Restano però aumenti nei rendimenti attesi e allungamenti delle scadenze, segni di una maggiore prudenza da parte degli investitori.
Oggi il real estate crowdfunding rappresenta una quota importante del mercato italiano del crowdinvesting e continuerà a influenzarne l’andamento nella futura ripresa. Rimane però fondamentale tenere sotto controllo i rischi legati a un contesto normativo e macroeconomico così incerto, per garantire trasparenza e sostenibilità negli investimenti.