Anna Soru: Formazione Indipendente e Nuove Tutele per Freelance nell’Era dell’AI

Redazione

3 Luglio 2026

«L’intelligenza artificiale sta cambiando tutto», dice Anna Soru, fondatrice di ACTA, l’associazione che da anni difende i freelance italiani. E non è un’esagerazione. Tra chi vede nei nuovi strumenti digitali un alleato prezioso e chi invece si sente schiacciato da clienti sempre più esigenti, il mondo dei professionisti autonomi è in subbuglio. La trasformazione del mercato è rapida, quasi travolgente, e lascia dietro di sé dubbi concreti e timori reali. In mezzo a questo caos, cresce la richiesta di formazione autonoma e di contratti più solidi, capaci di garantire tutele indispensabili in un contesto che cambia a velocità record.

La voce dei freelance italiani: una ricerca che scava nel vivo del lavoro quotidiano

Dal 2004 ACTA rappresenta i freelance italiani e ora ha lanciato uno studio per capire come l’intelligenza artificiale stia cambiando davvero le giornate di chi lavora senza un datore fisso. Non si tratta solo di contare quanti usano l’AI o di ripetere i mantra delle grandi aziende tech, ma di raccogliere storie vere, dirette. Più che i numeri, contano le esperienze di chi deve adattarsi ogni giorno, tra vantaggi e ostacoli nuovi.

La ricerca è aperta fino a fine luglio 2026 e coinvolge freelance di vari settori, soprattutto nei servizi intellettuali e creativi. Le prime interviste mostrano un quadro variegato, con situazioni molto diverse anche all’interno della stessa categoria professionale. Questo approccio permette di capire da vicino le trasformazioni in corso, superando i soliti dibattiti semplificati sulla possibile perdita o mantenimento del lavoro a causa dell’AI.

Impatti diversi: dall’uso dell’AI come alleato all’esclusione dal mercato

Non c’è una sola storia sull’impatto dell’intelligenza artificiale tra i freelance. Le situazioni cambiano a seconda della professione, del settore e persino del cliente. In certi casi, l’AI ha preso il posto di interi compiti, portando alcuni professionisti a perdere il lavoro. Un fenomeno che ricorda le grandi crisi delle precedenti rivoluzioni industriali, ma che qui pesa ancora di più, perché trovare nuove occupazioni è spesso complicato.

Dall’altra parte, molti freelance sono riusciti a integrare l’AI, usando l’automazione per sgravarsi dalle attività più noiose e ripetitive. Così, il tempo risparmiato si dedica a lavori più creativi e strategici, aumentando il valore della prestazione. Ma attenzione: in molti casi non è stata una scelta libera. Spesso sono i clienti a imporre l’uso di questi strumenti, con effetti negativi. Primo fra tutti, una pressione al ribasso sui compensi che mette a rischio la tenuta economica del lavoro autonomo.

Il caso dei traduttori è emblematico. Professionisti qualificati si trovano a fare soprattutto controlli di testi generati dall’AI, con ricadute sulla qualità e sulla dignità del lavoro. Mansioni spezzettate e standardizzate trasformano il freelance in un semplice esecutore, abbassano i guadagni e sminuiscono le competenze riconosciute sul mercato.

Formazione chiara e tutele più forti: le richieste che emergono dalla ricerca

Tra le richieste più diffuse tra i freelance intervistati da ACTA, spicca la necessità di una formazione sull’intelligenza artificiale che non sia influenzata dai discorsi ufficiali delle grandi aziende tech. I lavoratori vogliono informazioni chiare, imparziali, corsi mirati e un supporto concreto per affrontare i cambiamenti.

Parallelamente, si chiede di rafforzare le tutele contrattuali, soprattutto riguardo ai diritti d’autore e alla protezione dei contenuti digitali usati per “addestrare” le intelligenze artificiali. Un punto caldo riguarda la cessione dei lavori prodotti, che spesso viene richiesta per migliorare i software di AI, ma che rischia di ledere i diritti dei freelance.

Altro tema cruciale è la necessità di strumenti normativi per fermare la crescente precarietà nel lavoro autonomo. In particolare, serve arginare la pressione sempre più forte dei clienti a ridurre i compensi, garantendo contratti più giusti e diritti chiari. Senza queste garanzie, il lavoro freelance rischia di scivolare verso condizioni di sfruttamento diffuse.

ACTA e Anna Soru: una storia di lotta e tutela per i freelance indipendenti

Anna Soru ha fondato ACTA nel 2004 per difendere i lavoratori autonomi italiani, partendo dalle sue esperienze personali segnate da mancanze di tutele sociali. Tra le difficoltà più pesanti, la negazione di indennità di maternità e l’esclusione da servizi pubblici essenziali, spesso dovute ai pregiudizi contro chi lavora in proprio.

Nel tempo, ACTA è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento per la comunità freelance. Dopo 19 anni da presidente, Anna Soru è oggi nel consiglio direttivo e coordina le attività di ricerca, mantenendo un ruolo attivo nell’analisi delle trasformazioni del lavoro e nella difesa degli interessi dei liberi professionisti.

La nuova indagine sull’intelligenza artificiale nasce dalla consapevolezza che il fenomeno evolve rapidamente e che la versione delle aziende non basta a raccontare l’impatto reale su chi lavora. ACTA vuole costruire una mappa delle diverse esperienze per orientare azioni concrete, rivolte sia ai freelance sia alle istituzioni, così da garantire condizioni di lavoro dignitose e sostenibili in un’epoca di innovazione senza sosta.

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