Il 2025 segna un salto senza precedenti per l’Agenzia delle Entrate: quasi 20 miliardi di euro incassati grazie a controlli digitali. Un risultato mai visto prima, che racconta un cambio di marcia netto nella lotta all’evasione fiscale. I conti correnti**, in particolare, sono stati passati al setaccio con una frequenza quasi triplicata rispetto agli anni precedenti. Eppure, nonostante l’efficienza degli strumenti tecnologici, resta un nodo irrisolto: i contribuenti pagano poco di loro spontanea volontà. La maggior parte dei soldi, infatti, viene recuperata solo dopo solleciti e procedure di recupero.
Controlli digitali, un tesoro per le casse dello Stato
Negli ultimi mesi l’Agenzia ha puntato forte sull’incrocio dei dati con sistemi automatizzati, capaci di scovare incongruenze e anomalie nelle posizioni dei contribuenti. Questo ha permesso di accelerare le verifiche e di renderle più puntuali, passando da controlli manuali a un’analisi quasi in tempo reale delle informazioni fiscali e bancarie. Il risultato? Un recupero di 19,4 miliardi di euro nel solo 2025, una cifra che parla chiaro sull’efficacia della tecnologia al servizio del Fisco.
Le somme recuperate arrivano da migliaia di casi: da dichiarazioni incomplete a errori nei versamenti, fino a vere e proprie omissioni. La trasformazione digitale ha anche reso più omogenea la selezione dei casi da approfondire, riducendo tempi e discrezionalità. Non solo le aziende, dunque, ma anche i singoli contribuenti sono sotto controllo, con particolare attenzione ai movimenti bancari.
Verifiche sui conti correnti: un salto del 186%
Il dato più impressionante riguarda proprio i controlli sui conti correnti, che sono cresciuti del 186% rispetto agli anni passati. È proprio qui che si nascondono molte irregolarità, con movimenti finanziari non dichiarati o sospetti che ora vengono individuati grazie a software sempre più sofisticati. Le banche dati vengono sistematicamente confrontate con le dichiarazioni, permettendo agli ispettori di scovare discrepanze importanti.
Questo cambio di passo ha rivoluzionato anche i tempi e le modalità delle indagini: da processi lunghi e laboriosi si è passati a interventi più rapidi e mirati. E i risultati si vedono, con un recupero di somme spesso rimaste a lungo nell’ombra.
Pagamenti spontanei, la vera sfida
Nonostante i successi nel trovare le irregolarità, resta però un problema serio: pochi contribuenti pagano senza solleciti. Nel 2025, solo il 14% degli importi richiesti con avvisi bonari è stato versato spontaneamente. Questo significa che la maggior parte delle somme va recuperata con procedure più complesse e spesso più costose.
Le ragioni sono diverse: difficoltà economiche, contestazioni degli accertamenti o semplicemente volontà di opporsi. Il risultato è un aumento delle procedure coattive, con tempi più lunghi e maggiori spese per l’Amministrazione.
Per questo l’Agenzia sta pensando a nuove strategie, come incentivi per chi paga in anticipo e una comunicazione più chiara per spiegare le conseguenze del mancato versamento. Ma il quadro resta chiaro: ottenere una reale collaborazione dai contribuenti è una sfida difficile, che richiede un equilibrio tra rigore e dialogo.
