Uljan Sharka a 10 anni da iGenius: la sfida italiana che guida l’AI open source europea in 24 lingue

Redazione

27 Giugno 2026

Nel 2016, Uljan Sharka aveva un’idea semplice ma ambiziosa: aiutare le aziende a comprendere i propri dati senza complicazioni. Oggi, quella stessa intuizione è diventata il cuore di Domyn, l’azienda incaricata dalla Commissione europea di creare un’intelligenza artificiale open source capace di comprendere tutte le 24 lingue ufficiali dell’Unione. Non si tratta solo di tecnologia, ma di una sfida lanciata ai giganti globali, un viaggio segnato da scelte audaci e una visione che va oltre i confini nazionali. Una storia fatta di innovazione e determinazione, che racconta come un piccolo progetto possa trasformarsi in un pilastro della competitività europea.

Da iGenius a uno strumento che fa parlare i dati aziendali

Nell’estate del 2016, Uljan Sharka fonda iGenius con un obiettivo chiaro: trasformare i dati sparsi in azienda in informazioni alla portata di ogni manager. Il problema era evidente: montagne di dati, sistemi diversi e nessuna facilità a interrogarli senza competenze tecniche o specialisti dedicati. Nasce così Crystal, un consulente virtuale con cui gli utenti possono parlare in linguaggio naturale, ottenendo risposte immediate basate su numeri e grafici. L’esperienza è pensata per essere intuitiva, quasi come usare un’app di uso quotidiano, ma dedicata al business.

I primi riconoscimenti arrivano presto: nel 2018 e 2019 Crystal viene adottato da gruppi come Enel, per tenere sotto controllo l’efficienza degli impianti energetici termoelettrici, e Allianz, dove diventa assistente virtuale per oltre 2.500 agenti assicurativi. La semplicità d’uso e la capacità di alleggerire il lavoro degli analisti spingono la crescita di iGenius. Nel 2022 Sharka definisce la sua visione come una “consumerizzazione” dell’esperienza dati, puntando a rendere l’accesso all’intelligenza artificiale immediato per tutti, paragonandolo all’usabilità di servizi come Spotify.

Il passo successivo è rafforzare la struttura finanziaria: con un round da 10 milioni di euro , la startup prepara il terreno per un’espansione internazionale e obiettivi più ambiziosi.

La svolta generativa e la nascita del modello “Italia” con Cineca

Il vero salto arriva nel 2024 con l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa. iGenius smette di essere solo un interprete di dati e si mette a produrre modelli linguistici avanzati. In collaborazione con Cineca, istituto tecnologico italiano, nasce “Italia”, il primo modello linguistico nazionale pensato per le esigenze comunicative del Paese.

Questo cambio di passo porta anche a un aumento di capitale da 650 milioni di euro, cifra che mette il gruppo sullo stesso piano di realtà importanti a livello mondiale, come Mistral. iGenius non si limita più a usare modelli esterni: costruisce infrastrutture tecnologiche proprie, come “Colosseum”, un supercomputer realizzato con Nvidia, progettato per addestrare sistemi enormi, con parametri che superano il migliaio di miliardi.

Con la crescita arriva anche una riflessione sul nome e sull’identità aziendale: iGenius, che richiamava l’intuizione individuale, non basta più a rappresentare una realtà che punta a possedere e controllare l’infrastruttura AI. La strada è ormai chiara: creare e dominare la tecnologia.

Da iGenius a Domyn: alleanze strategiche e sovranità digitale

Nell’estate del 2025 iGenius cambia ufficialmente nome in Domyn. Non è solo una questione di immagine, ma un messaggio chiaro: “dominio” come diritto delle organizzazioni di gestire e controllare le proprie tecnologie, senza dipendere dai grandi hyperscaler americani. Dietro c’è una sfida di sovranità digitale, cruciale per il futuro industriale europeo.

Il nuovo corso si accompagna a importanti accordi con colossi come Nvidia, Microsoft e Cisco. In collaborazione con il ministero italiano del Made in Italy nasce una AI factory dotata di 5.760 GPU Grace Blackwell, tra le infrastrutture più importanti del continente.

Domyn sviluppa due modelli principali: Domyn Large, con 260 miliardi di parametri, e Domyn Small, più snello con 10 miliardi e ottimizzato per funzionare anche su un notebook. Questa scelta permette di coprire esigenze diverse, dalla ricerca più avanzata alle applicazioni di tutti i giorni.

L’acquisizione di Oròbix, ad aprile 2026, amplia ancora il campo d’azione, portando competenze maturate in settori come manifattura, energia e agricoltura. Luca Antiga, co-fondatore di Oròbix e contributore di PyTorch, diventa CTO di Domyn. Con oltre 200 dipendenti e una presenza in sette Paesi, Domyn supera il valore di 2 miliardi di dollari, diventando un’infrastruttura strategica, non più solo una startup.

La vittoria nella Frontier AI Grand Challenge e la spinta verso l’autonomia europea

A febbraio 2026 la Commissione europea lancia la Frontier AI Grand Challenge, una gara durissima per scegliere il miglior progetto di intelligenza artificiale open source. Serve un modello con almeno 400 miliardi di parametri, esperienza su sistemi da oltre 100 miliardi, copertura di tutte le 24 lingue ufficiali dell’Ue e un piano per sfruttare potenze di calcolo enormi, come quelle messe a disposizione da EuroHPC.

Domyn vince da solo come unico consorzio selezionato. Il premio include l’accesso esclusivo fino al 2,5% della capacità EuroHPC per un anno, una delle più grandi concessioni di supercalcolo mai date dall’Ue per progetti AI. È la conferma delle capacità tecniche e dell’affidabilità costruite nel tempo, con Domyn Large e il supercomputer Colosseum già pronti.

Nonostante i successi, la consapevolezza delle sfide resta alta. Analisi indipendenti di Epoch AI mostrano che i modelli open-weight sono in media quattro mesi dietro le versioni proprietarie più avanzate. Il distacco è contenuto, ma la lotta con i giganti globali è serrata. Sharka ammette che ci sono “posti ancora vuoti al tavolo” da conquistare.

L’Europa sotto pressione: la corsa alla sovranità tecnologica

Nel 2026, davanti all’Assemblea nazionale francese, Arthur Mensch, fondatore di Mistral, avverte che l’Europa ha al massimo due anni per evitare una dipendenza strutturale dall’infrastruttura americana nell’intelligenza artificiale. Un documento interno ai policy maker europei prevede che nel 2031 il Vecchio Continente controllerà solo il 5% della capacità di calcolo AI globale, contro l’80% degli Stati Uniti.

Questo scenario mette sotto pressione le scelte politiche e industriali. Si sente forte l’urgenza di passare da una semplice presenza fisica di data center a un’effettiva autonomia nel controllo dei modelli, delle applicazioni e del valore economico generato.

Domyn diventa così un tassello chiave: con un anno di supercalcolo garantito e la responsabilità di progettare, addestrare e gestire pubblicamente un modello AI all’avanguardia, il suo risultato sarà decisivo per il futuro europeo.

Da startup a pilastro strategico: Domyn e il futuro dell’intelligenza artificiale europea

La storia di Domyn racconta un’evoluzione che pochi avrebbero previsto: da un software per aiutare manager a leggere i dati a un’infrastruttura di intelligenza artificiale a livello continentale. L’azienda di Uljan Sharka ha fatto sei ripartenze, muovendosi tra visione, tenacia e partnership strategiche, fino a sfidare i giganti del settore tech.

Ora la posta in gioco è globale: dimostrare che un’impresa nata lontano dai grandi poli americani può governare un modello AI potente e multilingue, mantenendo il controllo nelle mani di chi lo usa. Il passaggio da scaleup ambiziosa a protagonista strategico dell’industria europea si giocherà nei prossimi 12 mesi. Il risultato avrà ripercussioni importanti sul mercato mondiale e sul ruolo del continente nel futuro tecnologico.

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