Neva SGR ha messo a segno la sua prima exit con i fondi Neva II e Neva II Italia, operativi da appena diciotto mesi. Al centro dell’operazione c’è Phosphorus, startup americana che sviluppa soluzioni per la sicurezza dell’Extended Internet of Things. È stata acquisita da Dragos, che a sua volta è entrata nel gruppo Accenture. I numeri dell’operazione non sono stati resi pubblici, ma quelli forniti da Neva SGR offrono spunti interessanti, soprattutto per chi segue da vicino il venture capital italiano.
Phosphorus venduta: un segnale importante per Neva II e Neva II Italia
La cessione di Phosphorus rappresenta un passo avanti per i fondi Neva II e Neva II Italia, entrambi lanciati nel 2024 sotto l’ombrello di Neva SGR. Questa startup americana opera in un settore in forte crescita, la cybersecurity applicata all’Internet of Things esteso. Dragos, che l’ha acquisita, è uno dei nomi forti nella sicurezza delle infrastrutture operative, e l’entrata di Accenture nel capitale ha dato ulteriore risalto all’operazione.
L’uscita da Phosphorus ha permesso di restituire capitale agli investitori in tempi sorprendentemente brevi, se si pensa che spesso nel venture capital bisogna attendere anni, anche oltre un decennio, prima di vedere ritorni. Neva SGR non ha voluto svelare il valore della vendita né i rendimenti specifici, preferendo concentrarsi su indicatori più generali di performance.
I numeri chiave: DPI e TVPI sotto la lente
Dopo la cessione, il fondo Neva II ha segnalato un DPI dell’11%, ovvero la quota di capitale già restituita agli investitori rispetto a quanto raccolto. È un dato significativo per un fondo giovane, che dimostra una buona capacità di generare liquidità. Il TVPI , che somma le distribuzioni con il valore residuo del portafoglio, si attesta intorno a 1,06x, segnalando una crescita complessiva degli asset rispetto al capitale investito.
Il fondo Neva II Italia, pensato soprattutto per investitori istituzionali italiani e in linea con i requisiti PIR, mostra un DPI del 7% e un TVPI pari a 1x, indicazioni di una valutazione stabile e prudente. Mario Costantini, amministratore delegato di Neva SGR, ha definito questi risultati “ai massimi livelli internazionali” per fondi di venture capital con una simile anzianità.
Il venture capital è un settore dove all’inizio si affrontano costi elevati che comprimono i ritorni, perciò un TVPI sopra 1 dopo appena un anno e mezzo è un segnale di buona salute. E poter restituire capitale così presto indica che almeno una parte del portafoglio ha raggiunto una fase matura.
Il modello di Neva SGR: tra finanza e sviluppo industriale
Neva SGR si distingue nel panorama italiano per un approccio che punta non solo ai rendimenti finanziari, ma anche a sostenere tecnologie chiave per l’industria nazionale e internazionale. Nei fondi Neva II e Neva II Italia convivono startup americane inserite in ecosistemi globali solidi e realtà italiane o europee emergenti, con un occhio di riguardo a settori come la cybersecurity, l’intelligenza artificiale, le energie alternative, le biotecnologie e l’aerospazio.
È un modello ibrido che punta a far crescere il tessuto tecnologico italiano senza perdere di vista il contesto globale. La stretta collaborazione con Intesa Sanpaolo, che controlla Neva SGR tramite il suo Innovation Center, aiuta a bilanciare crescita industriale e redditività.
Intesa Sanpaolo: la scommessa sul venture capital italiano e internazionale
Neva SGR occupa un ruolo chiave nella strategia di Intesa Sanpaolo per l’innovazione e gli investimenti nelle tecnologie emergenti. La società ha creato una rete di fondi diversificati: Neva First, con un forte respiro internazionale, e Neva II Italia, pensato per investitori istituzionali italiani come fondi pensione e casse di previdenza.
Questo doppio canale consente di muoversi nei principali poli globali dell’innovazione, mantenendo però un presidio attento sul mercato italiano. L’obiettivo è colmare un vuoto storico, dato che spesso la mancanza di capitali ha frenato lo sviluppo delle startup italiane. Neva punta a sostenere concretamente le imprese in fase di crescita, unendo risorse finanziarie e know-how internazionale.
Guardando avanti: sfide e opportunità per Neva SGR
L’uscita da Phosphorus ha un valore soprattutto simbolico, in un momento in cui il mercato globale del venture capital prova a ripartire dopo anni difficili, segnati da cali di quotazioni e poche operazioni di M&A. Per Neva SGR è la prima prova concreta di poter generare ritorni e liquidità in tempi brevi.
Nonostante i segnali incoraggianti, resta aperto il tema della trasparenza sui numeri precisi della vendita e sui vantaggi economici reali per i fondi e i loro sottoscrittori. Solo una valutazione sull’intero ciclo di vita degli investimenti darà un quadro completo. Per ora, i dati pubblicati raccontano una buona partenza e confermano Neva SGR come un attore da tenere d’occhio nel venture capital e nell’innovazione italiana.
