A partire da fine giugno 2026, l’European Innovation Council cambia volto. Non si limita più all’innovazione civile: apre le porte alle tecnologie a doppio uso e al settore difesa. Un passaggio atteso da tempo, che trasforma in concreto ciò che fino a poco fa era solo oggetto di dibattito. Ora, startup e scaleup che operano in questi ambiti possono contare su fondi dedicati e investimenti diretti in equity. Un segnale forte, che sblocca nuove opportunità di crescita e sviluppo per realtà finora penalizzate.
EIC accelera: chiara la differenza tra dual-use e tecnologia critica per la difesa
L’EIC introduce ufficialmente due categorie distinte. Da un lato ci sono le tecnologie dual-use, usate sia in ambito civile che militare; dall’altro, quelle critiche per la difesa, con esigenze specifiche. Questa distinzione si traduce in regole diverse per accedere ai fondi: importi, maturità dei progetti, e quota di capitale privato richiesta. Per le tecnologie critiche, ad esempio, è obbligatorio un co-investimento privato minimo del 20% prima della candidatura, spingendo così verso round finanziari più ampi, spesso tra i 50 e i 150 milioni di euro. L’obiettivo è creare sinergie tra capitale pubblico e privato per amplificare l’impatto degli investimenti.
I programmi EIC Accelerator e Step Scale Up si aprono dunque anche a queste realtà emergenti, con equity diretta alle imprese più promettenti. Nel nuovo Work Programme 2026, l’EIC ha stanziato una call da 100 milioni di euro, chiamata EIC Step Defence Scale Up, dedicata esclusivamente alle scaleup della difesa. Una novità importante, visto che finora il sostegno europeo passava soprattutto per progetti di ricerca collaborativi o acceleratori dedicati.
Equity diretta: una svolta per le startup della defence tech
Si cambia paradigma: si passa dai tradizionali contributi a fondo perduto a investimenti diretti nelle aziende. Per le startup e scaleup della defence tech, questa è una mossa decisiva per colmare il divario tra prototipazione e industrializzazione. Il percorso è pieno di ostacoli: certificazioni rigide, test operativi, processi di procurement complessi e requisiti severi su sicurezza e affidabilità. Senza capitali adeguati, il potenziale innovativo europeo rischia di restare bloccato.
Il venture capital ha iniziato a guardare con più interesse questo settore, ma trovare fondi capaci di sostenere round molto corposi e gestire normative specifiche è ancora difficile. L’EIC si propone di colmare questo vuoto, puntando a finanziare aziende che hanno già validato la tecnologia e hanno bisogno di risorse per allargare la produzione e accedere ai mercati difensivi europei. Nel 2025, si contavano oltre 17.600 scaleup dual-use in Europa, di cui circa 1.000 attive nella defence tech, numeri che giustificano investimenti più sostanziosi.
Nuove reti e strumenti europei per la difesa tecnologica
Parallelamente all’EIC, sono cresciuti altri strumenti di finanziamento e supporto all’innovazione in ambito defence tech. Il Nato Innovation Fund, con oltre un miliardo di euro da 24 paesi alleati, ha orientato risorse verso deep tech per difesa, sicurezza e resilienza. Nato Diana ha creato una rete di acceleratori e centri di test per tecnologie emergenti a doppio uso, con iniziative attive anche in Italia, come il programma DualTech by Takeoff a Torino.
Sul fronte europeo, il Fondo europeo per la difesa dispone di circa 7,3 miliardi per il settennato 2021-2027, con un miliardo riservato nel Work Programme 2026 a ricerca e sviluppo collaborativi. L’intervento dell’EIC si distingue però per il supporto diretto alla crescita aziendale tramite investimenti in capitale, non limitandosi a finanziamenti progettuali o ricerca industriale. È una trasformazione che avvicina la strategia europea a quella del venture capital. Nel 2025 gli investimenti in startup europee di sicurezza e difesa sono cresciuti del 55%, con un ruolo chiave dell’intelligenza artificiale.
L’Italia e la sfida di valorizzare il deep tech difensivo
Per l’Italia questa svolta europea è un’occasione da non perdere. Il settore defence tech nazionale, seppur più contenuto rispetto ad altri paesi, vanta competenze di rilievo in aree strategiche per l’Europa: spazio, cyber, fotonica quantistica, robotica, energia e AI. Molte startup italiane lavorano su tecnologie nate in ambito civile ma con forti potenzialità difensive, una caratteristica peculiare del nostro mercato.
L’apertura dell’EIC offre la possibilità di far crescere queste realtà senza rinunciare all’applicazione dual-use. La nuova call per imprese della difesa potrebbe attrarre startup più mature, pronte a sostenere round finanziari importanti. La vera sfida resta però l’integrazione industriale: la presenza dominante di grandi gruppi, contractor e procedure pubbliche complesse richiede non solo capitale, ma anche accesso a clienti istituzionali, ambienti per test operativi e collaborazioni strategiche per portare prodotti competitivi su scala.
Opportunità e ostacoli nella nuova politica EIC per la difesa europea
Con l’evoluzione dell’EIC si allarga di molto la dotazione di risorse per le tecnologie dual-use e la difesa. Grazie a strumenti che combinano finanza pubblica e investimenti privati, cresce la capacità europea di sostenere imprese ad alto contenuto tecnologico. Queste realtà non sono più viste come una nicchia isolata, ma parte integrante della politica per startup e scaleup. L’obiettivo è ridurre il gap con mercati più maturi come Stati Uniti, Israele e Regno Unito.
Restano però sfide non da poco. Le aziende dovranno dimostrare maturità e casi d’uso concreti in mercati regolamentati. Le scaleup difensive devono garantire co-investimenti privati e superare due diligence stringenti. I programmi europei facilitano la disponibilità di capitale, ma non possono da soli accorciare i tempi lunghi del procurement pubblico o uniformare le regole tra Stati membri. Resta comunque un punto di svolta: la difesa tecnologica europea entra a pieno titolo nei circuiti dell’innovazione, con strumenti finanziari pensati per sostenere la crescita veloce di imprese pronte a confrontarsi sul mercato globale.
