AI Agent e Agentic Automation: 918 Startup e 11,9 Miliardi di Investimenti nel Mercato Globale in Crescita

Redazione

20 Giugno 2026

Nel 2024, quasi 12 miliardi di dollari sono stati investiti in 918 startup sparse in 61 Paesi, tutte focalizzate su un’idea che sta rivoluzionando il modo di fare impresa: l’Agentic Automation. Non si tratta più di macchine che eseguono semplici comandi, ma di sistemi capaci di agire in autonomia, orchestrando processi complessi senza bisogno di un controllo costante. Eppure, mentre nel mondo questo settore decolla a ritmo serrato, l’Italia resta ancora indietro. Lo si è capito bene il 10 giugno a Reggio Emilia, dove il Politecnico di Milano e Officine Credem hanno acceso i riflettori su un terreno in cui innovazione e pragmatismo si sfidano, tra ricerca avanzata, flussi di investimenti e applicazioni concrete.

AI Agent, una svolta: da semplici assistenti a protagonisti autonomi

Nel mondo dell’intelligenza artificiale per le imprese c’è una distinzione chiara tra AI Assistant, AI Agent e Agentic Automation. Gli AI Assistant sono quelli a cui siamo abituati: rispondono a comandi diretti, come i chatbot o gli assistenti virtuali che aiutano in compiti specifici. Ma oggi i veri protagonisti sono gli AI Agent. Questi non si limitano a rispondere, ma pianificano da soli, decidono come muoversi, costruiscono flussi di lavoro e interagiscono con ambienti digitali complessi, con un grado di autonomia molto più alto.

L’Agentic Automation va oltre. Qui ogni agente autonomo si inserisce in flussi di lavoro più ampi, garantendo scalabilità, controllo, sicurezza e mantenendo sempre la supervisione umana quando serve. Si tratta di creare sistemi solidi, dove l’AI lavora secondo regole precise, evitando rischi dati da processi fuori controllo.

Questa differenza è cruciale per le aziende: se il lavoro è semplice e ripetitivo, un AI Assistant può bastare. Ma quando servono decisioni complesse che coinvolgono più sistemi, solo un agente capace di orchestrare tutto può garantire efficienza e risultati.

Agentic Automation in Italia: ancora pochi, ma con voglia di crescere

In Italia, l’adozione di queste tecnologie è agli inizi, ma promette di decollare. Tra le grandi aziende, l’8% ha già messo in campo soluzioni o fatto esperimenti con l’Agentic Automation; un altro 25% sta studiando come usarla o fa valutazioni preliminari. Però non manca qualche confusione: il 5% pensa di usare agenti autonomi, ma in realtà si tratta di normali AI Assistant.

Il restante 62% o non conosce ancora la tecnologia o non l’ha mai considerata, segnalando che c’è molto da fare in termini di informazione e formazione. Le piccole e medie imprese mostrano più interesse: il 62% delle piccole e il 71% delle medie ha già sentito parlare di questi sistemi. Nel dettaglio, il 21% delle piccole e il 27% delle medie sono in fase di analisi, mentre le implementazioni concrete sono ancora poche, appena l’1% e il 5%.

Adottare l’Agentic Automation non è solo una questione tecnica. Serve chiarezza nei dati, nei processi, una governance solida e competenze interne per far funzionare sistemi intelligenti senza rischiare sulla sicurezza, sulla qualità o sulla responsabilità. Più cresce l’autonomia, più diventa importante definire dove l’uomo deve restare al comando.

Un mercato globale in fermento, ma dominato da pochi grandi attori

L’ecosistema delle startup che lavorano con AI Agent e Agentic Automation è vasto e pieno di risorse. Secondo il Politecnico di Milano, si contano 918 startup in 61 Paesi, con investimenti che nel 2024 si avvicinano a 11,86 miliardi di dollari. L’investimento medio per azienda è di 15,9 milioni, ma il quadro è molto sbilanciato.

Le prime 10 startup raccolgono infatti il 44% dei fondi, mentre la maggior parte deve accontentarsi di cifre molto più piccole, con una mediana di circa 1,8 milioni. Questo racconta di un mercato vivace ma ancora concentrato in mano a pochi grandi protagonisti, affiancati da tante realtà più piccole in crescita.

Sul fronte geografico, il Nord America la fa da padrone, con il 66,2% delle startup e il 68,6% dei finanziamenti. L’Europa pesa per il 17,4% delle startup e il 16,4% degli investimenti, confermandosi un’area importante ma ancora dietro. L’Asia ha meno startup, ma vanta il finanziamento medio più alto, grazie soprattutto a Minimax, una startup di Singapore che da sola alza la media a 19,8 milioni di dollari.

L’Italia, invece, è ancora ai margini, con solo lo 0,4% delle startup censite e un ecosistema che deve ancora prendere forma. Ma proprio qui si aprono spazi interessanti, se riusciremo a far dialogare imprese, università e centri di ricerca per crescere e attirare fondi.

Il workshop di Reggio Emilia: dal progetto alla pratica

Il workshop “The Evolution of AI Agents” ha riunito più di 70 persone tra aziende e startup, offrendo uno sguardo concreto sulle applicazioni più avanzate. Diverse realtà hanno presentato soluzioni che stanno già cambiando il modo di lavorare.

Cato, per esempio, ha messo a punto un’AI in grado di automatizzare gare d’appalto, leggendo documenti complessi e preparando tutta la documentazione. Klaaryo sviluppa agenti conversazionali per il settore HR, migliorando il recruiting e la gestione del personale. Kortix punta su piattaforme che coordinano gli agenti AI all’interno dei workflow aziendali.

Da fuori Italia, Kyma dalla Spagna offre consulenza per individuare casi d’uso ad alto valore di Agentic Automation; Linkup, startup francese, fornisce infrastrutture per la ricerca web che alimentano gli agenti AI con dati sempre aggiornati; Lookinglass, laboratorio italiano, crea soluzioni su misura per la trasformazione digitale.

Altri nomi da segnalare: TellmewAI, che si occupa di compliance normativa e aiuta a rispettare regolamenti come AI Act e GDPR; Vertalis, che sviluppa piattaforme per la strategia operativa nel manifatturiero integrando dati da ERP e IoT; Wonderful, da Israele, che punta a rendere l’intelligenza artificiale uno strumento utile per customer service e back-office.

Questi esempi raccontano un settore in piena corsa, ma ancora alla ricerca di modelli solidi e di regole chiare per garantire affidabilità e sicurezza. Ora l’obiettivo delle aziende è trasformare queste sperimentazioni in realtà concrete, con il sostegno della ricerca e di un sistema di innovazione integrato.

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