Milano, 18 giugno 2026. Nel cuore della città, Eni ha svelato le sue carte per il futuro durante l’evento Eni Next Day. Non si è trattato solo di cifre e investimenti, ma di un cambio di passo: il corporate venture capital di Eni diventa il veicolo per portare innovazione vera, quella che entra negli impianti e trasforma i processi produttivi. Clara Andreoletti, CEO di Eni Next, lo ha detto chiaramente: l’idea è far crescere in fretta le startup energotech selezionate, integrandole senza soluzione di continuità nel gruppo. Non più due mondi a confronto, ma un unico percorso che unisce startup e industria tradizionale in una svolta tecnologica profonda.
Eni Next: il cuore tecnologico degli investimenti del gruppo
Con base a Boston, Eni Next si concentra su startup che sviluppano soluzioni energetiche per ridurre l’impatto ambientale e aumentare l’efficienza operativa. Il suo modello mette in collegamento la ricerca interna di Eni con tecnologie emergenti, spesso complesse e con tempi di sviluppo lunghi.
L’energia non è un mercato rapido come il software, qui servono investimenti consistenti, test su scala industriale e progetti che guardano al lungo periodo. Andreoletti ha ribadito più volte il ruolo centrale di Eni Next nella trasformazione di Eni in una “tech energy company”. Certo, il ritorno economico conta, ma ciò che conta di più è integrare tecnologie utili per i business del futuro. Per questo, le scelte di investimento non si basano solo sui numeri, ma anche sulla capacità delle tecnologie di rispondere alle sfide energetiche di oggi e domani.
Dalla fusione allo storage: dove investe Eni Next
Il portafoglio di Eni Next è solido: 23 startup, oltre 650 milioni di dollari investiti e quattro “unicorni” – aziende valutate più di un miliardo di dollari. Tra queste, spiccano Commonwealth Fusion Systems, che punta sull’energia da fusione a confinamento magnetico, e Form Energy, specializzata in batterie a lunga durata iron-air.
Ci sono poi Pasqal, che lavora nel quantum computing con atomi neutri, ed EnergyX, che sta sviluppando nuovi metodi per l’estrazione diretta del litio. Questi campi sono strategici: la fusione può diventare una fonte a basse emissioni nel lungo termine, lo storage energetico aiuta a gestire le fluttuazioni delle rinnovabili, mentre litio e minerali critici sono essenziali per garantire catene di approvvigionamento sicure e sostenibili.
Non mancano nemmeno realtà italiane o con forte legame con il nostro Paese, come Energy Dome, che usa la CO2 per sistemi di accumulo, BeDimensional, che sviluppa materiali bidimensionali, e Dronus, che impiega droni autonomi per il monitoraggio industriale. La varietà geografica e tecnologica crea un ecosistema bilanciato tra innovazione dirompente e applicazione concreta.
Corporate venture capital: un ponte tra startup e industria
A differenza di un fondo tradizionale, il corporate venture capital di Eni non si limita a mettere soldi sul tavolo. Offre alle startup accesso a laboratori, centri di ricerca, siti per test industriali e competenze specializzate. Questo sistema permette di provare e validare le tecnologie in contesti reali, un passaggio cruciale per chi punta a cambiare il volto dell’energia e dell’industria.
Dal progetto pilota alla produzione su larga scala, l’integrazione con gli impianti esistenti richiede che le soluzioni dimostrino affidabilità, sostenibilità economica e sicurezza. Il network commerciale e istituzionale di Eni amplia le opportunità di mercato per le startup, trasformando il rapporto in una vera partnership strategica. Così, Eni può seguire da vicino le innovazioni in fase iniziale, prepararsi alla trasformazione digitale e ambientale, e costruire un vantaggio competitivo solido.
Il mercato dell’energy tech e l’accordo tra Eni Next e Azimut
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2026 gli investimenti mondiali nel settore energetico raggiungeranno i 3.400 miliardi di dollari, con una fetta importante destinata alle tecnologie pulite, quasi doppia rispetto ai combustibili fossili. Nel 2025, più di 320 startup energetiche hanno ottenuto il loro primo finanziamento, segno di un fermento costante nel settore.
Investire in startup energotech significa avere pazienza e saper accompagnare progetti lunghi, tra sviluppo, test e autorizzazioni. In questo scenario si inserisce l’accordo del 2025 tra Eni Next e Azimut, che ha creato un fondo da 100 milioni di euro dedicato a startup clean tech, soprattutto statunitensi.
L’intesa unisce l’esperienza tecnologica di Eni Next con la competenza finanziaria e la rete di distribuzione di Azimut, puntando su aree come decarbonizzazione, efficienza energetica, mobilità sostenibile e economia circolare. Un modello pensato per sostenere le fasi intermedie tra laboratorio e mercato e far nascere imprese con impatto industriale.
Tecnologia e trasformazione: la strategia di Eni per il futuro
Nel piano industriale 2026-2030, l’innovazione tecnologica è una delle colonne portanti, insieme all’esplorazione, produzione e ai nuovi modelli di business per la transizione energetica. Il corporate venture capital non è un’attività a margine, ma uno strumento per esplorare scenari futuri su un’ampia gamma di tecnologie.
Un portafoglio diversificato aiuta a gestire rischi tecnologici, normativi e geopolitici tipici del settore energetico. Alcune tecnologie potrebbero rivoluzionare i processi industriali e favorire la decarbonizzazione, altre resteranno progetti pilota o soluzioni di nicchia. Il valore si misura non solo con i ritorni finanziari – circa tre volte il capitale investito – ma soprattutto nella capacità delle startup di integrarsi negli impianti, impattare sul mercato e creare un network di innovazione duraturo in Italia e in Europa. La vera sfida resta trasformare idee nuove in soluzioni sostenibili e applicabili su vasta scala.
