Nel 2026, la politica italiana non si gioca più solo in piazza o in tv. Parola di Domenico Giordano, spin doctor e studioso di comunicazione politica, che osserva un fenomeno ormai sotto gli occhi di tutti: TikTok, podcast e persino l’intelligenza artificiale stanno rivoluzionando il modo in cui i politici si rivolgono agli elettori. I comizi tradizionali lasciano spazio a video brevi, immediati, pensati per conquistare “like” e attenzione in pochi secondi. I podcast, invece, creano un rapporto più diretto, quasi intimo, con chi ascolta, mentre l’AI entra in scena producendo contenuti e meme a ritmo incessante, complicando il gioco. La campagna elettorale si sposta così in spazi nuovi, più rapidi e meno prevedibili, dove ogni candidato cerca di farsi notare in un mare di messaggi digitali.
TikTok, la nuova piazza digitale per i candidati alle amministrative
Se cerchi “candidati consiglio” su TikTok, ti si apre davanti una vera e propria vetrina digitale, fatta di centinaia di video in cui aspiranti consiglieri comunali, spesso giovani ma non solo, cercano di farsi notare. La prova che TikTok, piattaforma di ByteDance, è diventato un terreno di battaglia elettorale è chiara. Sono brevi filmati, spesso autoprodotti, pensati per catturare l’attenzione in modo rapido, diretto e qualche volta un po’ improvvisato. Come spiega chi lavora da anni nelle campagne elettorali, oggi la viralità è l’obiettivo principale: trasformare like e visualizzazioni in voti concreti. Non basta più farsi vedere, serve costruire una riconoscibilità personale che possa davvero fare la differenza alle urne. E questo fenomeno non conosce confini: da nord a sud, TikTok si conferma un campo di gioco aperto a tutti.
L’uso di TikTok nella comunicazione politica non è più un esperimento di pochi o di nicchia, ma un fenomeno che coinvolge molti. Alle amministrative del 24 e 25 maggio 2026, tanti candidati hanno deciso di puntare proprio su questo strumento. I video su TikTok si distinguono per un linguaggio informale, leggero, molto lontano dai toni istituzionali tradizionali. Parlare direttamente al pubblico, senza filtri, ha trasformato TikTok in un megafono potente e nuovo. Certo, a volte questa comunicazione rischia di essere superficiale o riduttiva, ma nel complesso sta cambiando il modo di fare campagna elettorale.
Podcast, il nuovo spazio dove la politica si fa dialogo
Il podcast, fino a poco tempo fa roba da nicchia, ha iniziato a ritagliarsi un ruolo importante nella politica italiana. Non è più solo un mezzo per trasmettere informazioni o comizi, ma un luogo dove si crea un pubblico partecipe e interessato. A fare la differenza è l’informalità: più dialogo che monologo, storie più lunghe e articolate. Dal lavoro di Domenico Giordano emerge che non tutti i podcast politici funzionano allo stesso modo, ma quelli con conduttori credibili e un linguaggio semplice riescono a coinvolgere chi spesso sfugge ai media tradizionali.
Un esempio su tutti è la partecipazione di Giorgia Meloni al podcast “Pulp” durante la campagna referendaria. Quel episodio ha raccolto oltre 10 milioni di reazioni sui social e circa 13,3 milioni di visualizzazioni solo su Instagram. Numeri che dicono molto sull’interesse e l’impatto mediatico. Non a caso anche i media tradizionali hanno rilanciato quei contenuti, amplificando il messaggio. Le conversazioni tra Matteo Renzi e Roberto Vannacci o con Angelo Bonelli e Michele Boldrin confermano che il podcast è più di un semplice canale alternativo. È uno spazio dove i politici si mostrano senza la rigidità dei messaggi ufficiali, diventando più vicini e riconoscibili.
Usare il podcast significa cercare di recuperare chi si sente lontano dalla politica, soprattutto in un paese come l’Italia dove cresce la sfiducia verso le istituzioni. È un modo per riavvicinare gli elettori, offrendo uno spazio di partecipazione semplice ma ricco di contenuti ed emozioni. Chi vuole capire come si evolve il rapporto tra politica e società non può fare a meno di guardare a questo fenomeno.
Intelligenza artificiale e politica: il caso Trump e la nuova sfida dell’audience
Negli Stati Uniti l’uso dell’intelligenza artificiale nella comunicazione politica ha già preso piede, soprattutto grazie a figure come Donald Trump. Sulla sua piattaforma TRUTH, Trump pubblica continuamente meme e contenuti creati con l’AI, mantenendosi sempre al centro dell’attenzione. Questi materiali, spesso virali, spingono gli utenti a creare a loro volta contenuti usando immagini familiari e personalizzate. Il risultato è una diffusione amplificata che travalica i canali originali, arrivando a media tradizionali e social, moltiplicando così la portata del messaggio.
Questa tattica segna un passo avanti nella cosiddetta “Politica dell’Audience”, cioè l’uso massiccio dei media digitali per ottenere visibilità e coinvolgimento. Le immagini false o modificate con l’AI vengono usate per creare effetti realistici e coinvolgenti, pensati per colpire e a volte confondere. Un fenomeno in rapida crescita, di cui vedremo sviluppi sempre più complessi. Anche in Europa e in Italia, seppure con modalità diverse, l’impatto dell’intelligenza artificiale nella comunicazione politica comincia a farsi sentire.
La sfida per il 2026 e gli anni a venire sarà capire come gestire questi strumenti, regolamentarli e usarli con trasparenza, senza mettere a rischio la qualità del dibattito democratico. La politica digitale sta diventando un terreno complicato, dove il confine tra reale e virtuale si fa sempre più sottile. Toccherà agli elettori e agli osservatori tenere alta la guardia, mantenendo il ruolo critico e informativo che spetta ai media e alle istituzioni.
