Bonus giovani 2.0: fino a 650 euro al mese per le aziende che assumono under 35 nel 2026

Redazione

7 Maggio 2026

Il 30 aprile 2026, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il Governo ha dato il via a una nuova misura che promette di cambiare qualcosa nel mondo del lavoro giovanile. Sotto i riflettori c’è un incentivo fino a 650 euro destinato alle imprese che scelgono di assumere giovani sotto i 35 anni con contratti a tempo indeterminato. Non si tratta di un intervento isolato: il decreto legge n. 62 affronta anche temi come il salario minimo, la lotta al caporalato digitale e il sostegno all’occupazione femminile. Tuttavia, è proprio questo bonus a monopolizzare l’attenzione, per le cifre messe in campo e per le modalità con cui si potrà richiederlo. Già dalle prime ore, il provvedimento ha acceso un acceso dibattito tra esperti e rappresentanti delle imprese.

Bonus giovani 2.0: come funziona e chi ne può beneficiare

Il bonus giovani 2.0 offre alle aziende un incentivo mensile fino a 650 euro per ogni nuovo assunto under 35 con contratto a tempo indeterminato. In pratica, si tratta di un taglio significativo ai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, pensato per incentivare l’occupazione stabile in una fascia d’età spesso penalizzata da contratti a termine e lavoro precario. Per accedere al bonus, le imprese devono rispettare alcune regole precise: l’assunzione deve essere a tempo pieno sopra una soglia minima di ore, e il lavoratore non deve aver già lavorato per la stessa azienda, per garantire un reale aumento di posti di lavoro.

L’incentivo è previsto per un massimo di 12 mesi, tempo utile per favorire la stabilizzazione del giovane lavoratore. È possibile cumularlo con altri sgravi, ma solo in casi ben definiti, per evitare sovrapposizioni. A gestire tutta la procedura è l’INPS, che controlla i requisiti e tiene d’occhio il corretto utilizzo del bonus.

Quale impatto per i giovani e cosa cambia rispetto al passato

Con questa misura, il Governo vuole dare una risposta chiara alla piaga della disoccupazione e della precarietà giovanile, che continua a pesare sul mercato del lavoro italiano nonostante diversi interventi nel corso degli anni. A differenza di precedenti agevolazioni, il bonus giovani 2.0 punta a favorire assunzioni stabili, lasciando in secondo piano incentivi legati a contratti a termine o tirocini. I primi dati di ricerca indicano che la stabilità contrattuale è la chiave per migliorare l’ingresso nel mondo del lavoro e ridurre l’abbandono precoce.

Rispetto al passato, questa misura si distingue per un importo più alto e un focus netto sull’età: solo under 35. Questo potrebbe contribuire a colmare uno dei gap più evidenti nel nostro sistema occupazionale, dove i giovani faticano a trovare certezze e tutele. Rimangono però aperti alcuni nodi, come le risorse per le imprese più piccole e le modalità per assicurare che i benefici raggiungano davvero tutte le aree del Paese.

Caporalato digitale e salario minimo: altri punti chiave del decreto 2026

Oltre al bonus per i giovani, il decreto-legge n. 62 del 30 aprile 2026 interviene anche su altri fronti cruciali. Tra le norme più rilevanti c’è quella contro il caporalato digitale, una forma moderna di sfruttamento che colpisce in particolare i settori agricolo e dei trasporti. Il Governo ha deciso di stringere i controlli e inasprire le sanzioni contro piattaforme e intermediari coinvolti in queste pratiche illegali, potenziando gli ispettorati e rafforzando la tutela dei lavoratori.

Parallelamente, la legge punta a rafforzare il cosiddetto “salario giusto”, stabilendo un minimo salariale più chiaro e applicabile in tutti i settori. L’obiettivo è uniformare i livelli retributivi e combattere il lavoro sottopagato. Il salario minimo sarà aggiornato periodicamente, seguendo indicatori economici specifici, con un attento monitoraggio delle condizioni contrattuali. Nel complesso, il decreto rappresenta un tentativo di rimettere ordine in alcune delle criticità più pressanti del lavoro in Italia nel 2026.

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