In Italia, la politica sembra muoversi a passi lenti, ma qualcosa sta cambiando davvero. Non è un’ondata di entusiasmo, bensì una spinta più profonda che spinge molti a riconsiderare il loro rapporto con i partito. Antonio Preiti, docente all’Università di Firenze e volto noto del Corriere della Sera, ha raccolto dati freschi e inattesi. Ha ascoltato la voce degli italiani comuni, quelli che affrontano la politica non dal palco o dai salotti televisivi, ma nella quotidianità. Il risultato? Una realtà spesso ignorata: la politica per molti non è solo un gioco di partiti, ma una dimensione vissuta, fatta di sentimenti e aspettative che cambiano giorno dopo giorno.
Italiani e politica: tra stanchezza e voglia di partecipare
Da tempo si racconta un’Italia stanca, lontana dalla politica istituzionale. Le urne sembrano più un simbolo di disillusione che di partecipazione consapevole, e i dati sull’astensione confermano questo distacco. Ma la ricerca di Sociometrica e FieldCare porta qualche sorpresa. Il 72% degli italiani dice che andrà a votare alle prossime elezioni, un balzo rispetto al 63,9% del 2022. Non è un ritorno all’entusiasmo, però. Piuttosto, è una presa di coscienza: il voto torna a essere visto come uno strumento concreto per cambiare le cose.
Antonio Preiti spiega bene che questo “ritorno alle urne” nasce da un bisogno maturo, non da un impulso momentaneo. È una specie di pressione che la società civile esercita sui governanti, una richiesta di risposte concrete che vadano oltre gli scontri ideologici. Naturalmente, resta da vedere quanti manterranno davvero la parola alle urne, ma la direzione è chiara: c’è voglia di riavvicinarsi alla politica in modo attivo.
Speranza: un sentimento che fa capolino
Un dato interessante è la comparsa della speranza, un sentimento che in anni dominati da rabbia e risentimento sembrava quasi sparito. Poco più del 20% degli intervistati mostra una piccola ma significativa apertura verso un cambiamento possibile. Non è una maggioranza entusiasta, ma è un segnale importante: l’impossibile comincia a sembrare meno tale, e la politica italiana fa qualche passo avanti.
Questa speranza non è ingenua, ma il riconoscimento di un’opportunità reale. In passato, nelle democrazie, le grandi trasformazioni sono nate proprio quando la speranza ha cominciato a farsi largo, anche se non era ancora dominante.
Il dibattito pubblico e la realtà degli elettori: un divario evidente
Preiti mette in luce un divario netto tra ciò che si vede nei media e quello che pensa la maggioranza degli elettori. Le frange più estreme, sia a destra sia a sinistra, occupano uno spazio ingigantito, dando l’impressione di essere la voce principale. In realtà, rappresentano solo il 5% degli elettori. La maggioranza è più moderata, pragmatica e meno ideologica di quanto si pensi.
Questo squilibrio crea un paradosso: chi urla di più sembra parlare per tutti. Così si altera la percezione del clima politico e si fatica a far emergere posizioni più equilibrate. Gli italiani vogliono meno spettacolo e più serietà: norme migliori e soprattutto l’applicazione rigorosa di quelle esistenti. Non cercano rivoluzioni ma un governo più affidabile, meno promesse e più fatti.
La fine dell’illusione del “nuovismo”: la politica vuole maturare
Il “nuovismo”, l’idea che basti cambiare volti o sigle per cambiare il Paese, perde terreno. Solo il 20% crede ancora che cambiare etichetta possa risolvere i problemi. La maggioranza chiede una politica più matura, con classi dirigenti più competenti, trasparenti e serie.
Ma questa richiesta fatica a emergere nel dibattito pubblico, dominato da personaggi più appariscenti e polarizzati, che attirano attenzione e scontri. La politica più responsabile e meno rumorosa resta in secondo piano, anche se è la domanda principale. Il futuro dipende dalla capacità di dare spazio a questa visione senza perdere l’interesse del pubblico.
Emozioni e politica: la sfida della comunicazione moderna
Oggi la politica punta molto sulle emozioni forti: messaggi semplici, polarizzanti e veloci. Questa strategia sfrutta l’impatto immediato ma rischia di sacrificare la complessità e la concretezza. Preiti invita a trovare un equilibrio che ancora manca, capace di mescolare passione e responsabilità, forza e sobrietà.
Molti italiani apprezzano una politica composta e istituzionale, ma questa attitudine fatica a tradursi nelle azioni quotidiane dei partiti. Il modello di serietà e pragmaticità rappresentato dal presidente Mattarella resta un esempio isolato. Questa rimane una sfida culturale e politica fondamentale.
Tecnologia e politica: un rapporto delicato
La tecnologia gioca un ruolo chiave nel rapporto tra cittadini e politica. L’uso crescente dei social e dell’intelligenza artificiale cambia il modo di comunicare e partecipare. Preiti sottolinea che la tecnologia non è neutrale: può amplificare divisioni o contribuire a superarle.
Nel 2026 internet ha superato la televisione come fonte principale di informazione. Serve un uso più responsabile e meno aggressivo dei social: uno spazio dove prevalgano discussioni e proposte, non polemiche e insulti. Gli algoritmi premiano spesso i contenuti più divisivi, accentuando la polarizzazione.
Ma per cambiare serve anche una volontà politica: chi sta sulla scena deve rinunciare alla scorciatoia della radicalizzazione per raccogliere consenso. Meglio puntare su un coinvolgimento emotivo fondato su valori condivisi, non su scontri sterili. È questa la sfida più grande per una politica che voglia tornare a essere credibile e utile.
