# Aprire un’impresa in Italia: un percorso a ostacoli tra digitalizzazione e burocrazia
Aprire un’impresa in Italia somiglia sempre più a un percorso a ostacoli. Non basta digitalizzare i moduli cartacei e sperare che tutto funzioni meglio. Il problema vero è mettere in fila i processi, far sì che ogni passaggio sia chiaro, senza perdersi tra enti diversi e procedure lente. Lorenzo Pireddu, Managing Director Sud Europa di Qonto, lo sottolinea: la tecnologia c’è, ma manca ancora un’integrazione efficace tra attori e fasi. Così, dall’idea alla prima fattura, il cammino resta complicato, soprattutto per chi parte da zero, come le piccole imprese e i professionisti.
Digitalizzazione in Italia: passi avanti, ma resta il nodo dell’efficienza
Negli ultimi anni l’Italia ha fatto qualche passo avanti digitalizzando pratiche e servizi pubblici, grazie anche agli investimenti del PNRR. Oltre 260 procedure sono diventate più snelle o digitali, un cambiamento non da poco rispetto al passato di carte e code agli sportelli. Però, le imprese sono ancora insoddisfatte: il 41% si lamenta dell’efficienza della Pubblica Amministrazione, molto più della media europea ferma al 24%. Questo vuol dire che, nonostante gli strumenti digitali, il sistema resta lento, complicato e poco trasparente.
Nel Country Report 2026, la Commissione europea segnala ritardi, costi alti e ostacoli che frenano soprattutto le piccole e medie imprese. Tra gli obiettivi c’è la semplificazione, con particolare attenzione a far comunicare meglio gli enti e a evitare che cittadini e imprenditori debbano ripetere più volte le stesse informazioni. L’OCSE nel suo Economic Survey 2026 chiede a sua volta di eliminare le barriere burocratiche e fiscali che pesano sulle imprese più piccole e su quelle in crescita. Insomma, non basta digitalizzare le procedure esistenti, serve mettere in ordine il percorso dall’idea al via libera operativo.
Il vero problema? La confusione e la dispersione per chi vuole aprire un’impresa
Uno studio di Qonto su 1.000 PMI e professionisti italiani, realizzato a giugno 2026, fa emergere un dato chiaro: il 41% impiega più di tre mesi per completare le pratiche di avvio, mentre meno del 10% ce la fa in meno di una settimana. Non è solo lentezza, ma un problema strutturale. Pireddu spiega che non sono tanti gli adempimenti in sé, ma è la loro frammentazione tra vari enti a complicare tutto.
Chi apre un’attività deve muoversi tra commercialisti, notai, Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, INPS, INAIL, banche e altri soggetti, spesso slegati tra loro. Procedere senza una guida chiara obbliga l’imprenditore a ricostruire ogni volta il quadro completo. A questo si aggiunge la pressione delle scelte iniziali: quale regime fiscale scegliere, che tipo di società costituire, a quali professionisti rivolgersi. Decisioni che sembrano definitive e pesano su chi magari conosce bene il mercato, ma non ha dimestichezza con la burocrazia e la fiscalità.
Prima ancora di iniziare: il tempo perso nell’incertezza
Settimane e settimane passano prima ancora di cominciare davvero, tra dubbi su regimi fiscali, forme giuridiche, costi e obblighi. Secondo Qonto, il percorso medio, dalla decisione di mettersi in proprio alla prima fattura, dura tra 9 e 12 settimane. E le prime sono spesso quelle più improduttive, spese a capire da dove partire e chi contattare.
Non basta digitalizzare un modulo o mettere online una pratica per risolvere questo problema. Serve una riorganizzazione profonda: collegare e integrare i passaggi, offrire una guida unica, un ruolo che oggi manca. La Commissione europea insiste su questo punto: serve un sistema in cui enti pubblici e privati parlino tra loro, condividano dati in tempo reale e evitino inutili duplicazioni. Solo così si può offrire un’esperienza chiara e trasparente per l’utente, una sfida che va oltre la prima ondata di digitalizzazione.
Nuovi imprenditori digitali: non basta la velocità, serve chiarezza
Il digitale cambia anche le aspettative, soprattutto dei più giovani e dei freelance. La ricerca Qonto mostra che oltre la metà si trova a proprio agio con procedure totalmente o parzialmente digitali e quasi la metà preferirebbe un servizio online per aprire un’attività. Con strumenti come SPID e fatturazione elettronica ormai diffusi, il digitale è la norma.
Ma questa generazione non vuole solo rapidità o automazione totale. Chiede soprattutto chiarezza sui tempi e un’esperienza semplice e trasparente. Pireddu mette in guardia dalle promesse di aperture “click and go” che non esistono: serve un supporto digitale che accompagni passo passo, senza illusioni. E molti preferiscono avere un riferimento umano per decisioni importanti, senza dover fare tutto da soli. Il bilanciamento ideale sta tra tecnologia e consulenza: la digitalizzazione deve snellire le operazioni ripetitive e organizzare le informazioni, lasciando alle persone il compito delle scelte più complesse.
Commercialisti e fintech: un duo imprescindibile per partire con il piede giusto
In Italia la fiducia nelle persone resta fondamentale. La ricerca di Qonto conferma che, anche se molti sono pronti a usare piattaforme digitali, pochi lo farebbero senza un aiuto esterno. Perché gli errori all’inizio possono avere conseguenze pesanti dal punto di vista fiscale e legale. Il commercialista resta il punto di riferimento principale, colui che interpreta le norme, consiglia e assicura che tutto venga fatto nel modo giusto.
La fintech non vuole sostituire i professionisti, ma affiancarli, aumentando efficienza e trasparenza. Qonto parla di “velocità guidata”: un processo supportato dalla tecnologia che semplifica e controlla le pratiche, senza rinunciare al supporto umano nelle scelte decisive. Questa alleanza assicura continuità e sicurezza, evita perdite di informazioni e aiuta a pianificare tempi e scadenze, integrando digitale e competenze esperte.
Fisco e forma giuridica: dove si nascondono i dubbi più grandi
Gli ostacoli più grandi si trovano nelle prime scelte: regime fiscale, forma giuridica. La confusione tra forfettario, ordinario o società a responsabilità limitata mette paura: c’è il timore di sbagliare e restare incastrati in scelte svantaggiose. Chi sceglie una società deve poi decidere anche il tipo più adatto al proprio progetto e al suo sviluppo futuro.
I dubbi non finiscono qui. Molti sottovalutano gli obblighi da rispettare fin dal primo giorno – come PEC, SPID, fatturazione elettronica – e ignorano costi accessori come quelli notarili o camerali, che spesso emergono solo dopo. C’è pure confusione sui tempi, ad esempio per aprire il conto aziendale, che non coincide sempre con la costituzione della società e richiede attenzione alle norme antiriciclaggio. Tutto questo rende ancora più difficile capire quanto serve davvero, peggiorando l’esperienza complessiva.
Company Creation: Qonto prova a mettere ordine tra digitale e consulenza
Per affrontare queste difficoltà, Qonto ha lanciato in Italia il servizio Company Creation, realizzato insieme a Itadvisors. È un supporto integrato che digitalizza la raccolta dati, la preparazione del dossier e il monitoraggio delle pratiche. La novità è la presenza costante di un commercialista che, nei momenti chiave, offre almeno un’ora di confronto per aiutare a scegliere regime fiscale e forma giuridica più adatti.
Per società complesse come SRL o startup serve ancora il notaio per l’atto costitutivo, ma tutto viene coordinato per rispettare tempi e disponibilità. Le imprese individuali e le partite IVA possono invece procedere senza notaio, inviando la richiesta all’Agenzia delle Entrate entro 24 ore dalla fine della documentazione. Va detto che il servizio non garantisce la costituzione automatica, ma aiuta a semplificare e rendere più trasparente il percorso, mettendo tutto in un unico spazio digitale. Il processo resta comunque soggetto a controlli e procedure tradizionali.
Fintech e professionisti: un’alleanza che parte dall’inizio
L’ingresso di fintech come Qonto già nella fase preliminare dell’impresa segna una svolta rispetto al passato, quando questi operatori intervenivano dopo la costituzione. Ora, grazie alla collaborazione con Itadvisors, l’imprenditore trova supporto fin dal progetto e dalla costituzione, senza sostituire commercialisti e notai, che restano fondamentali per competenze e responsabilità.
Pireddu sottolinea che l’obiettivo è far coincidere il primo giorno ufficiale dell’impresa con l’avvio immediato dell’attività su piattaforme come Qonto, eliminando i tempi morti tra costituzione e operatività. È un’evoluzione nel rapporto tra fintech, professionisti e PMI, che punta a un percorso integrato, non solo a strumenti separati. L’idea è un ecosistema dove amministrazione, gestione finanziaria, fatturazione e consulenza lavorano insieme.
Digitalizzazione: il futuro è integrare, non moltiplicare piattaforme indipendenti
Il punto essenziale che emerge è che non basta una nuova ondata di digitalizzazione per risolvere i problemi. L’Italia ha già fatto passi importanti con SPID, PEC e fatturazione elettronica. Ora serve costruire un sistema dove i vari enti comunicano davvero, eliminando tempi morti causati dalla frammentazione.
Pireddu ricorda che notai, Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, INPS, INAIL e banche operano ancora in modo separato, con procedure e tempi diversi. Questa mancanza di coordinamento spiega perché aprire un’impresa è ancora lungo e complicato. Il salto di qualità arriverà solo creando interoperabilità, condividendo dati e offrendo all’imprenditore un punto di riferimento che lo accompagni dall’inizio alla fine, chiarendo scelte, interlocutori, costi e scadenze.
La vera semplificazione non è fatta di nuovi moduli online, ma di una visione integrata che trasforma un’idea in un’attività funzionante. Così l’Italia potrà rispondere alle aspettative di una nuova generazione di imprenditori digitali, senza perdere la sicurezza e il valore del rapporto con i professionisti.