Quando Joe Zadeh ha lasciato un angolo di San Francisco per trasferirsi a Bologna, pochi avrebbero scommesso su quella scelta. E invece eccolo qui, ex ingegnere di Airbnb e Business Angel dell’anno 2026, pronto a scommettere sulle startup italiane con un entusiasmo contagioso. Per lui non sono tanto le idee a fare la differenza, ma le persone che le portano avanti: energia, tenacia e voglia di fare pesano più di mille intuizioni di mercato. Dalla stanza dove Airbnb prese vita, Joe ha attraversato l’oceano e oggi sostiene 13 startup italiane, spaziando tra settori diversi e investendo anche in soluzioni che semplificano la burocrazia. Un americano che crede davvero nel potenziale italiano.
Da San Francisco a Bologna: la storia di un investitore fuori dal coro
Joe Zadeh viene da Orange, California, a due passi da Disneyland. Ha studiato informatica tra Northwestern University e Caltech. All’inizio ha seguito un dottorato che univa ricerca scientifica e sviluppo web, ma ha capito presto che preferiva costruire prodotti concreti. È così arrivato a San Francisco, diventando uno dei primi dipendenti di Airbnb: il nono in assoluto e il terzo ingegnere software. All’epoca l’azienda era una piccola squadra che lavorava a stretto contatto in un appartamento nel quartiere SoMa. Per lui è stata un’esperienza di continuo apprendimento, fatta di adattamenti veloci in un ambiente incerto e frenetico. Da quell’esperienza ha imparato quanto sia fondamentale mantenere le cose semplici, un aspetto spesso trascurato ma cruciale per crescere a livello globale.
Dal 2014, mentre era ancora in Airbnb, ha cominciato a investire in startup, facendo scouting per il fondo Sequoia Capital. Dopo la quotazione di Airbnb e l’uscita dall’azienda, ha accelerato gli investimenti con capitali propri. Non si è fissato su un settore specifico: per lui la vera risorsa sono le persone. Questa visione lo ha portato a guardare oltre la Silicon Valley, fino all’Italia.
Perché Bologna? Una famiglia americana che sceglie l’Italia
Il trasferimento in Italia non è nato da un piano legato solo all’innovazione, ma da una scelta di vita. La famiglia Zadeh si è avvicinata al nostro paese grazie alla scuola bilingue di Bologna, che segue il metodo educativo di Reggio Emilia e ha conquistato la moglie di Joe. Quella che doveva essere una pausa è diventata una nuova casa, prima in città e poi sulle colline di Sasso Marconi. Dopo sei anni qui, la famiglia non pensa più di tornare negli Stati Uniti.
L’ecosistema tech bolognese ha accolto Zadeh a braccia aperte. Grazie ai rapporti con Vento e Max Ciociola, fondatore di Musixmatch, Joe è entrato nel consiglio d’amministrazione e insegna alla Bologna Business School. Da lì è nata una rete di contatti che ha aperto la strada ai suoi investimenti in una dozzina di startup tra Torino, Firenze, Milano e Bologna.
Startup italiane: talento c’è, ma manca l’esperienza per crescere
L’esperienza con Musixmatch ha confermato a Zadeh quanto valgano gli ingegneri italiani, capaci e preparati come quelli americani. Il problema, dice, è la mancanza di esperienza nel far nascere e sviluppare imprese innovative. In Italia non c’è ancora un percorso consolidato che porta i professionisti a lasciare aziende affermate per fondarne di nuove, come succede da anni nella Silicon Valley.
Zadeh non sceglie in base a settori o idee di mercato. Ha iniziato investendo in intelligenza artificiale con realtà come Nebuly, poi ha puntato su software per HR come Jet HR e servizi legali digitali come Lexroom. Il suo metodo? Sentire l’energia e la passione dell’imprenditore. Solo così, dice, anche idee che all’inizio sembrano deboli possono diventare imprese di successo.
Menabòh, la moda che si reinventa con il riciclo e la creatività
Menabòh è una delle startup più particolari in cui ha investito. Joe non si limita a mettere soldi, ma si comporta quasi da “founding investor”, affiancando Gaia, la fondatrice, nel percorso di crescita. L’azienda fiorentina dà nuova vita a vestiti usati, trasformandoli in pezzi unici grazie al lavoro di designer e sarti. Un’idea nata durante la pandemia, osservando l’armadio della mamma di Gaia, appassionata di moda.
Dietro Menabòh c’è una filosofia che unisce sostenibilità e artigianalità, un ponte tra passato e futuro della moda. I clienti raccontano storie di legami affettivi con i capi, eredità di persone care da conservare. Così la startup non è solo un progetto commerciale innovativo, ma anche un veicolo di valore emotivo.
Le startup italiane possono crescere e diventare globali restando qui
Contrariamente a quanto si pensa, Zadeh è convinto che le startup italiane non debbano per forza trasferirsi all’estero per diventare globali. La chiave è sapersi espandere rapidamente oltre confine. Airbnb, ricorda, è diventata globale fin dai primi passi, servendo clienti in tutto il mondo.
Quando arrivano investitori stranieri, può capitare che la società si riorganizzi secondo leggi di altri Paesi, per ragioni legali e fiscali. Ma questo non toglie che l’attività e la gestione restino italiane. L’azienda mantiene la sua anima e guida locali, pur avendo una struttura più adatta ai mercati globali.
La sfida di “monetizzare la burocrazia”: un mercato tutto da conquistare
Negli ultimi anni Joe Zadeh ha investito in quasi ottanta aziende, con un quinto del portafoglio in realtà italiane. Tra i settori più promettenti vede quello che chiama “monetizzare la burocrazia”: cioè creare imprese che automatizzano e semplificano i tanti adempimenti burocratici, una vera sfida in Italia ma non solo.
Startup come Jet HR e Lexroom lavorano in questa direzione, offrendo strumenti digitali per gestire risorse umane e processi legali. Più di recente Zadeh ha puntato su JustSolve e segue con interesse Lindo, che si occupa di sicurezza sul lavoro. Digitalizzare procedure complesse può diventare un business importante, capace di intercettare una domanda reale e in crescita.
Investire sulle persone: la ricetta di un business angel di successo
Joe Zadeh ha imparato che puntare solo sulle idee non basta. Le strategie e le tecnologie cambiano in fretta; non basta un’idea valida per costruire un’impresa solida. Per questo parte sempre dalle persone: dalla loro determinazione, dalla passione e dalla capacità di trasmetterla.
Preferisce incontrare gli imprenditori faccia a faccia, capire chi sono e quanto credono nel progetto. Spesso si affida anche alle referenze della sua rete. Questo metodo ha già dato risultati importanti, sia negli Stati Uniti sia in Italia. Le sue migliori scommesse sono spesso nate da collaborazioni passate o da rapporti di fiducia consolidati.
Investimenti, successi e cadute: le lezioni di chi fa venture capital da solo
Zadeh sa che i fallimenti arrivano in fretta, mentre i successi richiedono più tempo per emergere. In Italia i ritorni positivi stanno arrivando prima rispetto ad altri Paesi, senza però sottovalutare le difficoltà e l’impegno necessari. Dopo quasi sei anni in questo campo, ha imparato che l’errore è una palestra indispensabile e che serve pazienza, passo dopo passo.
Il suo ottimismo nasce dall’esperienza sul campo: scegliere le persone giuste, costruire rapporti duraturi, curare il portafoglio con attenzione. Bologna e l’Italia restano un terreno fertile per chi, come Joe Zadeh, decide di investire in innovazione con uno sguardo internazionale.