Banca Finint e gli Innovation Ambassador: il motore dell’innovazione diffusa in Italia

Redazione

17 Luglio 2026

“L’innovazione non è un evento isolato, ma un percorso collettivo.” Questa convinzione guida Banca Finint in un settore dove la specializzazione conta più di ogni altra cosa. Nel corporate & investment banking così come nel private banking, la sfida è mantenere quell’approccio artigianale, fatto di cura e attenzione, senza rinunciare alla scalabilità delle nuove tecnologie. Qui, l’innovazione non è affidata a un unico reparto. Al contrario, nasce da una rete interna di “Innovation Ambassador”, figure diffuse in ogni angolo dell’azienda. Il loro compito? Trasformare l’innovazione in un impegno condiviso, coinvolgendo tutte le divisioni. Nel frattempo, l’intelligenza artificiale viene introdotta con metodo, inserita in una governance studiata per semplificare e rendere più efficienti i processi più complessi.

Un modello a rete: gli Innovation Ambassador portano l’innovazione in ogni angolo

Nel 2024 Banca Finint ha messo in piedi un percorso di open innovation che cambia le regole del gioco: niente più innovazione concentrata in un solo ufficio, ma una cultura che si diffonde ovunque nel gruppo. Al centro di tutto c’è un team centrale, inserito nella Direzione Transformation & Innovation e guidato direttamente dal Chief Operating Officer. Questo gruppo fa da hub, coordinando progetti e strategie.

Ma il vero cuore pulsante sono gli Innovation Ambassador: 28 professionisti scelti e formati che lavorano in ogni divisione e società del gruppo. Il loro compito? Fare da ponte tra il centro e le singole realtà aziendali, portando avanti i progetti e allo stesso tempo captando bisogni e opportunità. Sono loro a diffondere quella mentalità innovativa che non può restare solo un’idea astratta.

Per prepararli al meglio, la banca ha organizzato un bootcamp intensivo e incontri regolari, con un momento finale dedicato alla presentazione dei progetti sviluppati. Così l’innovazione non arriva dall’alto come un’imposizione, ma nasce dal basso, radicata nelle specificità territoriali e aziendali. Oggi questa rete è la vera spina dorsale delle nuove iniziative, capace di far sperimentare e introdurre soluzioni in modo condiviso.

Intelligenza artificiale: uno strumento da usare con criterio

Per Banca Finint l’intelligenza artificiale non è un obiettivo fine a se stesso, ma uno strumento per rendere il lavoro più efficiente e su misura. Serve una strategia chiara, per evitare che la tecnologia venga utilizzata in modo disordinato o a spot. L’idea è valorizzare le competenze umane, aiutandole a gestire quei processi complessi che sono il pane quotidiano della finanza specializzata.

Per questo la banca sta definendo una governance dell’AI ben precisa, con regole per decidere priorità e valutare i casi d’uso più utili. Tra questi ci sono già soluzioni che puntano a migliorare l’automazione operativa, come l’uso di AI generativa e assistenti intelligenti che semplificano le attività di tutti i giorni.

La sfida è trovare il giusto equilibrio tra standardizzazione, necessaria per uniformare i processi, e personalizzazione, indispensabile per rispondere alle esigenze dei clienti. L’obiettivo è costruire un sistema che non solo supporti il lavoro attuale, ma stimoli anche nuove sperimentazioni e opportunità. Insomma, passare da progetti isolati a una strategia organica e concreta, evitando sprechi e dispersioni.

Venture capital e startup: verso un rapporto più strutturato

Sul fronte dell’open innovation, Banca Finint ha lanciato nel 2023 un fondo ad hoc, Capital for Innovation, con l’obiettivo di raccogliere 50 milioni di euro e investire in 100 startup e PMI innovative italiane, puntando soprattutto sul tessuto imprenditoriale locale. Il fondo ha appena concluso la terza fase di sottoscrizione.

Oggi il rapporto con le startup è ancora legato a esigenze specifiche: la banca cerca soluzioni tecnologiche quando servono a risolvere problemi concreti. Manca però un modello strutturato che unisca scouting, sperimentazione , sviluppo di roadmap e implementazione diffusa.

Il prossimo passo sarà trasformare questo approccio saltuario in un processo stabile e coordinato, capace di mettere in relazione innovazione esterna, attività di business e impatto sul territorio. Non si tratta di aprire le porte per formalità, ma di creare meccanismi che producano valore reale e scalabile, evitando iniziative sporadiche che finiscono per perdere efficacia.

Guardando avanti: consolidare un modello snello ma solido per l’innovazione

L’esperienza di Banca Finint mostra che anche in un settore altamente specializzato si può innovare su più fronti. Mettere insieme un team centrale e una rete diffusa di specialisti formati è la strada giusta per non perdere né flessibilità né concretezza.

Nel futuro la banca dovrà rafforzare questo modello, migliorando come si misurano i risultati e integrando in modo strategico tecnologie avanzate come l’AI. Allo stesso tempo, sarà importante stringere legami più forti con l’ecosistema esterno e costruire processi di open innovation più organici, per sostenere crescita e impatto sul territorio.

L’equilibrio trovato tra sperimentazione, governance e coinvolgimento interno offre una traccia concreta per altre realtà finanziarie che lavorano in ambiti di alta specializzazione e personalizzazione dei servizi.

Change privacy settings
×