Nel 2023, le neobank europee hanno messo nel mirino l’Italia con un’offensiva concreta. All’inizio offrivano solo conti digitali semplici, con costi ridotti e zero filiali, un modello che sembrava rivoluzionario ma limitato. Poi è arrivato il vero salto: licenze bancarie ottenute in Italia, capitali freschi e un ventaglio di servizi sempre più ampio. Oggi molte di queste banche digitali offrono Iban italiani, un dettaglio che cambia tutto. Per gli utenti significa niente più problemi con pagamenti ricorrenti o domiciliazioni – ostacoli comuni con conti esteri. Il risultato? Un mercato nazionale in fermento, dove vecchi nomi e nuovi protagonisti si contendono l’attenzione degli italiani.
Iban italiano: la mossa vincente per entrare nel mercato
In Italia avere un Iban nazionale è fondamentale. Pur con la zona Sepa che permette pagamenti senza confini, molti utenti hanno avuto difficoltà a usare conti esteri per operazioni quotidiane, come pagare l’affitto o le bollette. Le neobank europee più attente hanno capito che offrire un Iban italiano significa entrare davvero in sintonia con il cliente locale. Revolut, ad esempio, ha aperto nel 2024 una succursale in Italia: da allora i nuovi clienti possono aprire conti con Iban italiano, mentre chi aveva già un conto può migrare dall’inizio del 2025. Anche N26, Trade Republic, Bunq e Qonto hanno seguito questa strada, personalizzando i servizi per il tessuto economico italiano. L’Iban locale non è solo un vantaggio operativo, ma un segnale chiaro di impegno e stabilità nel nostro Paese.
Revolut: la superapp finanziaria che punta forte sull’Italia
Con 4,5 milioni di clienti in Italia su 75 milioni nel mondo, Revolut ha fatto un salto importante aprendo una succursale con licenza italiana. Il passaggio all’Iban nazionale ha reso tutto più semplice, integrando il conto in modo più fluido rispetto a prima, quando il conto era associato alla Lituania. Oggi Revolut non è più solo un conto digitale: offre carte di credito e debito, investimenti in azioni, ETF e criptovalute, prestiti personali, conti deposito con interessi e trasferimenti internazionali in decine di valute. Insomma, un pacchetto completo che copre molte esigenze finanziarie. L’Italia fa parte dell’area Europa occidentale gestita dal quartier generale di Parigi, con una rete che segue sei Paesi. A guidare la succursale italiana c’è Nicola Vicino, un manager con esperienza in HSBC e Nexi. Il successo di Revolut è confermato anche dal premio europeo ricevuto nel 2025 dal suo fondatore, un riconoscimento che avvicina sempre più questa realtà al mondo bancario tradizionale.
N26: pioniera del conto digitale con Iban italiano
Fondata nel 2013 a Berlino, N26 è stata una delle prime banche digitali a puntare su un conto semplice, intuitivo e completamente mobile. Già nel marzo 2020 ha iniziato a offrire Iban italiani, un passo importante per integrarsi con il mercato locale. A differenza di Revolut, nata soprattutto per i pagamenti internazionali, N26 si è sempre presentata come un’alternativa credibile alle banche tradizionali, puntando molto sull’esperienza utente. Negli ultimi anni ha aggiunto servizi come trading di azioni, ETF, criptovalute e prodotti di risparmio. Anche se non senza difficoltà, ha chiuso il 2025 in utile, confermando una ripresa solida. Oggi serve 8 milioni di clienti in 25 Paesi. In Italia, con Andrea Isola alla guida, sta rafforzando la propria presenza puntando su un management internazionale capace di consolidare la crescita.
Trade Republic: la banca tedesca degli investimenti sbarca in Italia
Nata nel 2015 in Germania, Trade Republic si è distinta per l’attenzione ai piccoli risparmiatori e per rendere accessibili gli investimenti. Dopo aver ottenuto la licenza bancaria completa dalla Bce nel 2023, oggi è sotto la vigilanza di BaFin e della Banca d’Italia per le attività italiane. In Italia offre conti con Iban nazionale, piani di accumulo, investimenti in azioni, ETF, obbligazioni, derivati e criptovalute, più una carta con cashback che viene investito automaticamente. Ha superato il milione di clienti italiani nell’aprile 2026, raddoppiando la base in un anno. Luca Carabetta, country manager, guida la crescita con solide competenze imprenditoriali e tecnologiche. Il recente finanziamento da 1,2 miliardi ha portato la valutazione a 12,5 miliardi, consolidando la posizione di Trade Republic tra le fintech più solide d’Europa.
Bunq: olandese e internazionale, ora con Iban italiano
Bunq, nata nel 2012 ad Amsterdam, si è fatta strada senza acquisire banche esistenti, partendo da zero con una licenza greenfield. Dopo un importante finanziamento nel 2021 guidato da Pollen Street Capital, conta oggi oltre 20 milioni di utenti in una trentina di mercati. In Italia, senza fornire numeri precisi, dichiara una crescita tripla nell’ultimo anno. A fine giugno 2026 ha lanciato l’Iban italiano, affiancandolo a quelli di altri Paesi europei, permettendo di gestire più Iban contemporaneamente senza conti separati. L’apertura di una succursale a Milano con Michele Mattei a capo garantisce una solida presenza sul territorio. Bunq si presenta come banca per uno stile di vita europeo e dinamico, con oltre 25 conti correnti, carte fisiche e digitali, conti risparmio remunerati e investimenti in azioni e criptovalute. L’integrazione con eSim e assicurazione viaggio punta dritto ai clienti internazionali e sempre in movimento.
Qonto: la banca digitale che mette al centro le imprese italiane
Qonto, francese, è nata nel 2017 e si rivolge solo a professionisti, startup e Pmi. Il suo punto forte è il conto corrente aziendale con Iban italiano, tutto online e senza costi di attivazione. La piattaforma semplifica la gestione economica con servizi come il pagamento automatico degli F24, fatturazione elettronica, controllo spese di team e gestione della contabilità. Con circa 600mila clienti business, ha raccolto oltre 600 milioni di investimenti, incluso un round da 486 milioni nel 2022 che ha portato la valutazione a 4,4 miliardi. In Italia è presente dal 2019, con sede a Milano dal 2021. A guidare l’espansione nel Sud Europa c’è Lorenzo Pireddu, un manager con esperienza internazionale e digitale, che punta a rafforzare la presenza in un mercato sempre più esigente.
Klarna: dal pagamento rateale alla sfida bancaria in Italia, ma ancora in fase iniziale
Klarna, nata a Stoccolma nel 2005, ha cambiato il modo di comprare online con il “compra ora, paga dopo”. Dal 2017 ha una licenza bancaria svedese che le permette di raccogliere depositi; a fine 2024 il totale raccolto superava i 9,5 miliardi di dollari. Diversamente dalla Germania, dove dal 2021 offre un conto corrente con Iban locale, in Italia si concentra soprattutto sui pagamenti e servizi accessori. Il conto in-app con Iban svedese consente di usare la carta Klarna, ricevere cashback e gestire conti deposito flessibili o vincolati. Con 6,1 milioni di utenti attivi in Italia su 55,1 milioni globali, Klarna resta un player importante nel fintech italiano. La strategia italiana è guidata da Francesco Passone, che punta a espandere l’offerta nel nostro Paese.
Le neobank europee sono decise a rafforzare la loro presenza in Italia, adattando i servizi a un mercato in continua evoluzione che chiede più digitalizzazione ma senza rinunciare a semplicità, sicurezza ed efficienza. Investendo in licenze locali e offerte su misura, queste banche digitali vogliono diventare punti di riferimento solidi per famiglie, professionisti e imprese nel sistema finanziario del domani.