Sei giovani imprenditori, un unico spazio condiviso a due passi dal Politecnico di Milano. È qui, nel cuore del quartiere Ortica, che dal primo luglio ha aperto Apeira, la prima hacker house italiana. Non una semplice casa, ma un laboratorio dove le idee si trasformano in startup, grazie a regole chiare e a un ambiente che stimola la collaborazione continua. Dietro questa novità ci sono Emanuele Sacco, 24 anni, e Alexandro Nistiriuc, 21, che da oltre un anno lavorano per portare a Milano un modello ispirato alle hacker house della Silicon Valley, ancora assente nel nostro paese.
Apeira, il modello californiano che sbarca a Milano
L’idea di Apeira è chiara: offrire a ragazzi motivati un posto dove vivere e far crescere le proprie startup fianco a fianco, seguendo un modello ormai collaudato in California. Sacco e Nistiriuc, giovani ma con le idee chiare, conoscono bene le difficoltà italiane nel mondo tech e startup. Niente pulizie o servizi extra: chi entra deve metterci del suo, contribuendo alla gestione della casa. Una regola che fa più che da formalità, è un richiamo a una cultura del lavoro fatta di impegno e responsabilità. In un Paese dove spesso si danno per scontati certi privilegi, Apeira punta tutto sulla fatica e sulla collaborazione.
Sacco, nato e cresciuto a Milano con radici nel Sud, ha iniziato a programmare a 12 anni per divertire gli amici su Minecraft. Ha poi realizzato software per scuole, donato computer durante la pandemia e creato piattaforme web di successo. Oggi studia fisica e guida Apeira con uno spirito pratico e solidale. Nistiriuc, moldavo di nascita ma cresciuto a Reggio Emilia, ha un percorso altrettanto variegato: dalle gare di matematica all’e-commerce, dalla passione per la finanza agli stage in startup, fino a lanciare la sua prima impresa a 18 anni. Il suo viaggio lo ha portato anche in Silicon Valley, dove ha vissuto in prima persona una hacker house, esperienza che ha voluto riproporre a Milano, adattandola al contesto italiano.
Da Crepuscolo ad Apeira: la crescita di una comunità
Prima di Apeira, Emanuele e Alexandro avevano messo a punto un esperimento più piccolo chiamato “Crepuscolo”. Erano incontri settimanali in un locale del centro, dove una cerchia ristretta di giovani innovatori si ritrovava per scambiare idee e lavorare insieme. Il nome evocava il momento del tramonto, quando si aprivano le porte per unire confronto e lavoro. Il successo di questo format si è basato sul passaparola, non sui social o chat digitali. Niente gruppi WhatsApp o Discord: la selezione attenta e la fiducia reciproca hanno fatto crescere una comunità di oltre 500 persone in pochi mesi, fatta di talento e voglia di fare.
Crepuscolo si basava su due spazi distinti: una stanza silenziosa, quasi sacra, per lavorare concentrati, e un’area più vivace per discutere e scambiarsi idee. Questo equilibrio tra concentrazione e creatività è ora al centro di Apeira, che ha ampliato gli spazi includendo anche un laboratorio di elettronica per esperimenti con hardware e robotica. La crescita ha imposto un salto di qualità, mantenendo però intatta la filosofia di fondo della comunità.
Apeira oggi: come funziona e chi ci vive
La sede di Milano comprende due appartamenti: uno per i sei founder, con camere private, e uno spazio condiviso per workshop e formazione aperta anche a ospiti esterni. Il laboratorio tecnologico è attrezzato con oscilloscopi, generatori di segnali, componenti Arduino e persino un robot umanoide donato da uno sponsor. Gli spazi comuni sono pensati per il lavoro di gruppo e il brainstorming, con lavagne a disposizione. Apeira cerca giovani con startup già avviate, che abbiano mostrato interesse reale dal mercato e siano pronti a impegnarsi a fondo per accelerare i propri progetti.
Ogni settimana arrivano in casa venture capitalist e imprenditori, italiani e stranieri, per lezioni e consigli. Un momento chiave è il demo day interno, quando ogni residente presenta i progressi della propria startup, sotto lo sguardo attento degli altri, creando una spinta positiva. Il programma dura due mesi nella prima edizione, con l’idea di estenderlo a tre in futuro. Si chiude con un investor day dedicato a potenziali investitori italiani e stranieri, grazie anche al supporto di partner internazionali.
La selezione è veloce ma rigorosa: un questionario iniziale e un colloquio che mette alla prova motivazione, resistenza allo stress e passione per l’imprenditoria. Non ci sono limiti d’età, ma si dà preferenza ai giovani sotto i 25 anni, per garantire un’esperienza intensa. Dal punto di vista economico, Apeira non prende quote delle startup: i residenti pagano un affitto calmierato grazie a sponsor immobiliari, con borse di studio totali o parziali per chi ha difficoltà.
Il road show che ha acceso l’Italia
Prima di aprire, Apeira ha fatto un vero e proprio viaggio tra giugno e luglio 2026, toccando sei città italiane: Catania, Napoli, Roma, Bologna, Torino e infine Milano. A bordo di un Ford Tourneo Custom trasformato in laboratorio mobile, i fondatori e la squadra hanno incontrato oltre 800 giovani talenti. Il tour si è distinto per la forte partecipazione, con un hackathon itinerante che ha distribuito 50mila euro in premi grazie a partner come OpenAI, Codex e università di prestigio.
Ad ogni tappa sono intervenuti protagonisti del mondo tech italiano, tra cui Sabrina Maniscalco di Algorithmiq, Jacopo Mele di Moonstone Venture Capital – terzo socio di Apeira –, Luca Foresti di Niulinx e il professor Alberto Sangiovanni-Vincentelli di Berkeley, arrivato dagli Stati Uniti per sostenere i giovani italiani. Il progetto ha avuto il sostegno di aziende importanti come Bending Spoons, Exein e Ford, e una buona copertura da parte di Rai News e Gazzetta Motori.
Il road show ha puntato sul contatto diretto, andando a incontrare i ragazzi nelle loro città, proprio come vuole lo spirito autentico di Apeira, che crede nel sostegno concreto e umano lungo tutto il percorso.
Apeira e Bending Spoons, un modello da seguire
Bending Spoons è stato non solo sponsor del tour, ma anche un esempio di successo italiano per Apeira. Fondata e guidata da imprenditori italiani, l’azienda dimostra che si può crescere nel settore tecnologico senza andare all’estero. La recente acquisizione di AOL è la prova di una capacità di innovare e scalare a livello globale, una storia raccontata ai giovani partecipanti negli incontri finali del road show.
Sacco e Nistiriuc hanno portato questo messaggio nelle scuole e nei luoghi di incontro con i giovani, affrontando dati che mostrano come metà degli italiani creda di avere competenze imprenditoriali ma tema il fallimento. Apeira vuole colmare questo divario, mettendo in contatto chi ce l’ha fatta con chi è ancora all’inizio. La rete costruita nel tempo dimostra che il successo in Italia è possibile, se sostenuto da un ecosistema solido, fondato sull’aiuto reciproco e sul confronto diretto.
Dal primo luglio, con i suoi sei founder residenti, Apeira diventa finalmente un luogo reale, non più solo un progetto o una serie di incontri sparsi. Qui innovazione, sostegno e lavoro si intrecciano ogni giorno nella sfida di costruire startup destinate a crescere e durare. Un sogno inseguito per mesi che ora prende forma sotto un unico tetto.
