Il futuro dell’agroalimentare si costruisce oggi, e Amadori ne è la prova concreta. Nel settore avicolo italiano, la storica azienda non si limita a seguire il cambiamento: lo guida. Non basta più introdurre tecnologie nuove, serve una rivoluzione che coinvolga la cultura aziendale e la governance, mettendo al centro la sostenibilità e una collaborazione stretta con startup innovative. Amadori non si accontenta di ritoccare qualche processo. Sta riscrivendo le regole del gioco, ripensando ogni fase della produzione e della gestione delle risorse con un occhio attento al domani. Il valore aggiunto? Non sono solo le idee, ma la capacità di trasformarle in azioni concrete e risultati misurabili.
La sostenibilità guida l’innovazione in Amadori
Negli ultimi anni, Amadori ha cambiato marcia sul fronte innovazione, affiancando a questo tema la sostenibilità. La vecchia funzione Innovation si è allargata diventando Innovation & ESG, con un’attenzione che abbraccia ambiente, sociale e governance sotto il nome di “Innovability”. Un termine che sintetizza come il futuro dell’azienda passi dalla capacità di innovare insieme a un impegno responsabile verso l’ambiente e la società.
Il piano ESG di Amadori, che copre fino al 2030, si concentra su dodici temi chiave. Per ognuno ci sono obiettivi chiari, indicatori precisi e azioni concrete, controllate da un Sustainability Committee formato dai dirigenti più importanti. A supporto, un team operativo monitora e porta avanti ogni intervento.
La sostenibilità non è solo un’etichetta o un obbligo formale. Amadori la traduce in pratica, puntando su salute e sicurezza dei lavoratori, benessere animale ed efficienza energetica. Su questi fronti entrano in gioco automazione, Internet of Things, computer vision e analisi dei dati, tecnologie che, integrate con la strategia ESG, aiutano a migliorare i processi, ridurre l’impatto ambientale e rafforzare la competitività sul mercato.
Una governance a più livelli per far funzionare l’innovazione
Dietro il modello di innovazione di Amadori c’è una struttura organizzativa ben definita, che mette insieme strategia, operatività e cultura aziendale. Al vertice c’è lo Steering Committee, composto dai massimi dirigenti, che decide le priorità e approva i progetti più importanti, tenendo d’occhio budget e impatti industriali.
A fare da ponte tra la strategia e chi lavora sul campo ci sono i manager di medio e alto livello: ascoltano, valutano e segnalano le necessità emergenti, garantendo un collegamento continuo tra visione e realtà operativa, fondamentale in un settore così complesso e frammentato.
Il vero motore è però l’Innovation Team, un gruppo variegato di “Innovation Champion” provenienti da diverse aree aziendali. Questi professionisti portano avanti il lavoro quotidiano, ma restano anche osservatori attenti: individuano problemi, valutano proposte e facilitano il dialogo interno. Gli incontri regolari favoriscono lo scambio su trend tecnologici, startup emergenti e mosse della concorrenza, oltre a mettere in contatto dipartimenti con priorità e linguaggi diversi. È questo confronto costante che alimenta una vera cultura dell’innovazione e aiuta a superare le resistenze interne.
Come Amadori sceglie le priorità e sviluppa progetti di innovazione concreti
Innovare nel settore agroalimentare non vuol dire abbracciare ogni nuova tecnologia che arriva. Amadori usa una vera e propria bussola interna per stabilire le priorità. Si parte da mission, vision, piano industriale e segnali raccolti dentro e fuori l’azienda: richieste delle funzioni, input dall’ecosistema startup, osservazioni di mercato e piattaforme di scouting.
Questo metodo evita sprechi di risorse su troppe iniziative e concentra l’attenzione sulle aree con il maggior valore strategico. Le tecnologie vengono scelte in base a bisogni reali, coerenza con gli obiettivi ESG e livello di maturità, così da poter essere testate e adottate senza correre rischi eccessivi.
Detto ciò, il Team Innovazione mantiene la mente aperta: valuta anche soluzioni non subito applicabili, lavorando su idee che potranno essere pronte in futuro. Così si bilancia pragmatismo e lungimiranza, costruendo un portafoglio di innovazioni sostenibile e efficace nel medio termine.
Il rapporto con le startup: un’alleanza per soluzioni su misura
Nel rapporto con le startup, Amadori ha scelto un modello di collaborazione orientato al venture clienting, più pratico che finanziario. Invece di investire direttamente, l’azienda cerca tecnologie mature e funzionali, pronte a rispondere a esigenze concrete della filiera.
La ricerca delle startup avviene tramite una rete consolidata di partner, acceleratori, incubatori e piattaforme di scouting. Un requisito fondamentale è il livello di maturità tecnologica : le soluzioni devono poter essere testate sul campo con progetti pilota, proof of concept e verifiche controllate.
Questo rapporto va oltre il semplice fornitore-cliente. Spesso si tratta di co-sviluppo: la startup porta innovazione, Amadori mette a disposizione competenze tecniche, conoscenza della filiera e capacità di adattamento alle esigenze produttive. Solo così la tecnologia può crescere e diffondersi su scala aziendale.
Misurare i risultati e affrontare le resistenze per far decollare le innovazioni
Misurare l’efficacia dell’innovazione è fondamentale. Amadori usa indicatori specifici per ogni progetto, tarati sulle caratteristiche dell’iniziativa. Nel complesso, poi, segue KPI che scandiscono le varie fasi: dall’idea, allo sviluppo, al test fino alla conclusione.
Non sempre un progetto che non raggiunge l’obiettivo è un fallimento. Se gestito bene, ogni insuccesso diventa un’esperienza preziosa da cui imparare.
Uno dei passaggi più difficili è il trasferimento della tecnologia dalla fase pilota all’operatività quotidiana. Spesso l’innovazione coinvolge più funzioni, come ingegneria, manutenzione e qualità. Capire chi deve prendersi la responsabilità finale non è mai semplice.
Il team Innovazione continua a supportare le soluzioni anche durante l’implementazione, lavorando per smussare le resistenze culturali e organizzative. Il confronto con schemi consolidati richiede tempo e pazienza, ma è indispensabile per far sì che le novità si stabilizzino e portino valore duraturo.
