Nel 2026, le grandi aziende italiane non si limitano più a osservare: entrano in gioco con investimenti mirati nel mondo delle startup. Non è solo questione di denaro, ma di una vera strategia per avvicinare l’innovazione e trasformarla in opportunità concrete. Dal settore energetico a quello farmaceutico, dalla finanza al food, cresce l’interesse per progetti early stage e scaleup nei campi dell’hi-tech, cleantech e digitale. In tutta Italia, si moltiplicano le iniziative che mettono insieme capitali, competenze e reti di contatti, con un obiettivo chiaro: costruire il futuro tecnologico e sostenibile del Paese.
Il corporate venture capital in Italia: l’incrocio tra finanza e innovazione industriale
Il corporate venture capital è un modo di investire che vede aziende solide destinare parte delle loro risorse a startup con potenzialità di innovazione strategica. Le ragioni sono diverse: accelerare lo sviluppo interno con nuove tecnologie, esplorare mercati emergenti o semplicemente cercare ritorni economici. In Italia, molte imprese di settori diversi hanno adottato questo strumento per restare vicine all’ecosistema startup, mescolando un approccio industriale con le dinamiche del venture capital tradizionale.
Prendiamo A2A, ad esempio. Questa multi-utility ha lanciato nel 2019 un programma di CVC, stringendo alleanze importanti come quella con il Politecnico di Milano e il fondo Poli360. Il focus è la transizione energetica e l’economia circolare, temi centrali nel loro piano industriale. Nel 2024 A2A ha creato “360 LIFE II”, un fondo da 200 milioni dedicato a startup early-stage europee, gestito da 360 Capital. Nel 2025 è nata “A2A Life Ventures”, un vero e proprio laboratorio interno per sviluppare soluzioni digitali, intelligenza artificiale e progetti industriali, con l’obiettivo di portare sul mercato prodotti pronti entro il 2035.
Anche Aeroporti di Roma ha fatto la sua mossa nel 2023 con ADR Ventures, un fondo che investe in startup legate all’innovazione nel trasporto aereo. Tra i loro investimenti c’è Ottonomy, che sviluppa robot per consegne autonome: un esempio concreto di come tecnologia avanzata e necessità pratiche dell’industria aeroportuale possano andare a braccetto.
Sanità, biotecnologie e cibo sostenibile: Angelini, Chiesi e Probios in prima linea
Nel mondo della salute e delle biotecnologie, Angelini Ventures si fa notare. Nato nel 2022 con un capitale di 300 milioni, opera in Europa, Nord America e Israele. Il gruppo punta su startup che lavorano in neuroscienze e segmenti dedicati a donne, bambini e anziani. Tra le operazioni recenti spicca l’investimento in Nuclidium, attiva nella ricerca di radiofarmaci oncologici innovativi.
Chiesi Ventures, presente dal 2014, è invece specializzato in malattie rare e biotecnologie avanzate. Con sedi a Boston e Parma, ha allargato il proprio raggio d’azione collaborando con Pappas Capital e scommettendo su realtà come Glycomine, che si occupa di terapie innovative.
Nel settore alimentare e della sostenibilità, Probios Ventures, nato nel 2024, finanzia startup che puntano a un’alimentazione più sana e a tecnologie per un cibo sostenibile. Il fondo offre non solo capitale ma anche mentoring e accesso ai canali commerciali di Probios Group, un nome storico dell’healthy food in Italia.
Industria e innovazione: da CLN Group a Brembo e Terna
Nel campo industriale, alcuni gruppi hanno messo a punto programmi strutturati per investire in startup che propongono novità in materiali, automazione, sensoristica e sostenibilità.
CLN Group, attivo nel settore siderurgico, dal 2020 punta su IoT, cleantech e soluzioni a impatto sociale. Ha investito in startup che lavorano su risparmio energetico e riciclo materiali, mostrando interesse per tecnologie di ingegneria fluido-meccatronica.
Brembo, leader mondiale nei sistemi frenanti, nel 2022 ha creato Brembo Ventures per unire intelligenza artificiale, big data e sostenibilità nell’automotive. Nel 2024 ha investito in Spoke Safety, startup americana che sviluppa tecnologie per la mobilità connessa, rafforzando così le proprie competenze in software e infrastrutture cloud per veicoli smart.
Terna ha avviato a fine 2022 Terna Forward, con 50 milioni di capitale iniziale, per investire in startup che lavorano su robotica, droni e tecnologie per monitorare la rete elettrica e migliorare la sicurezza sul lavoro. L’obiettivo è sperimentare soluzioni innovative in un settore chiave come l’energia, sempre più digitale ed efficiente.
Finanza e telecomunicazioni: UniCredit, Credem, Neva SGR e TIM puntano sull’innovazione
Le grandi aziende finanziarie e le telecomunicazioni italiane hanno affiancato alle attività tradizionali iniziative di CVC per innovare prodotti e modelli di business.
UniCredit ha lanciato nel 2016 UniCredit Evo, un fondo fintech da 200 milioni, con investimenti in startup europee e internazionali nel digital banking, robo-advisor e servizi assicurativi innovativi. Negli ultimi tempi non ha annunciato nuovi investimenti, ma il suo portafoglio resta di rilievo.
Credem ha iniziato nel 2021 un programma incentrato sull’intelligenza artificiale in finanza, con il primo investimento nella startup americana Noonum, specializzata in analisi linguistica e supporto decisionale finanziario. Il progetto è seguito da un team dedicato all’innovazione.
TIM Ventures è un esempio di evoluzione del CVC verso una piattaforma di innovazione che copre cloud, cybersecurity e intelligenza artificiale. Oltre a investire in startup italiane come Satispay, ha sviluppato progetti industriali integrando tecnologia e strategia. Nel 2026 ha messo capitale in Wallife, startup insurtech che protegge l’identità digitale, confermando la volontà di connettere investimenti a soluzioni concrete. TIM supporta anche scaleup attraverso il fondo UV T-Growth e collabora con CDP Venture Capital per accelerare tecnologie nazionali.
Neva SGR, braccio di venture capital di Intesa Sanpaolo, opera dal 2016 con un portafoglio variegato. Il fondo Neva First da 250 milioni ha puntato su startup tecnologiche in crescita come D-Orbit e Matterport, sostenendo anche iniziative internazionali di accelerazione.
Altre aziende italiane in campo: Zanichelli, Reale Group e Zambon
Anche altre realtà italiane stanno aprendo la strada al corporate venture capital con programmi mirati. Zanichelli Venture, per esempio, investe nel settore edtech puntando su startup che innovano l’istruzione con tecnologia e nuovi metodi. Il fondo si concentra soprattutto su progetti pre-seed e seed, con partecipazioni in realtà di diversi Paesi.
Reale Group ha creato un’area Digital & Innovation dedicata a startup di smart insurance, fintech, proptech e mobilità. Il team affianca gli investimenti con servizi e partnership industriali, mettendo a disposizione una vasta clientela e una rete distributiva per favorire crescita e internazionalizzazione.
Nel farmaceutico, Zambon ha lanciato ZCube-Zambon Research Venture, con investimenti rivolti a startup nelle life science, dalle patologie respiratorie a quelle neurodegenerative. Il fondo supporta anche Open Accelerator, un percorso di accelerazione e investimento seed per ricercatori e spinoff universitari.
Smeup, con il fondo S2Capital, sostiene startup innovative per la trasformazione digitale industriale, mentre NextEnergy Group investe nel cleantech con NextSTEP, puntando su startup emergenti nelle energie rinnovabili e sostenibili, collaborando con incubatori, università e centri di ricerca.
Queste iniziative stanno lentamente ma in modo deciso cambiando il volto dell’ecosistema imprenditoriale italiano. Non si tratta più solo di produrre, ma di diventare poli di innovazione, pronti a integrare soluzioni emergenti per un futuro più competitivo e sostenibile.
