Nicola Vicino di Revolut: “L’AI è il cuore delle fintech, non un semplice extra”

Redazione

16 Giugno 2026

L’intelligenza artificiale non è un optional, è la base. Nicola Vicino, General Manager Italia di Revolut, non lascia spazio a dubbi. Nel mondo frenetico dei servizi finanziari, la sfida non è digitalizzare ciò che esiste già, ma reinventare tutto da zero. Non basta incastrare nuove tecnologie in strutture vecchie e ingombranti. Serve partire dai bisogni veri delle persone, eliminando quelle micro-frizioni – piccoli ostacoli quotidiani – che rendono complicato gestire il denaro. È proprio su questo terreno che Revolut ha costruito il suo successo, conquistando clienti e mantenendo la loro fiducia.

Micro-frizioni: il dettaglio che fa la differenza nella gestione del denaro

Le grandi rivoluzioni non nascono sempre da sistemi complicati o algoritmi sofisticati. Spesso, parte tutto da piccoli fastidi quotidiani, quei problemi ripetuti milioni di volte che rendono anche le operazioni più semplici un’impresa. Vicino lo spiega chiaramente: “Per noi non si parte dalla tecnologia, ma da quello che chiede il cliente”. La prima mossa è capire come si comportano gli utenti, quali difficoltà incontrano e cosa li frustra quando usano i servizi finanziari.

Prendiamo ad esempio la gestione delle spese ristrette, quei budget che si tengono da parte per momenti precisi, senza intaccare le necessità fisse. Con la funzione “pocket”, una specie di salvadanaio digitale, l’utente può mettere da parte una parte dello stipendio. Ogni mese, grazie a un’automazione intelligente, una somma viene spostata automaticamente in questo fondo e collegata a una carta virtuale specifica, facile da riconoscere e da usare solo per quel budget. Così si evita di sforare senza dover fare calcoli ogni volta.

Sembra una cosa semplice, ma cambia davvero il modo di gestire i soldi: più trasparente, più sotto controllo, senza la fatica di dover monitorare ogni spesa. Un piccolo aiuto che elimina un problema reale.

Ecosistemi modulari: scalare e fidelizzare con soluzioni su misura

Il caso del “pocket” è solo uno dei tanti piccoli bisogni che gli utenti hanno. Lavorare su questi pezzi specifici permette a una piattaforma fintech di adattarsi a esigenze diverse, di crescere rapidamente e di migliorare l’esperienza dell’utente. Vicino lo dice senza giri di parole: non si tratta di puntare solo a singoli moduli con margini alti, ma di mettere insieme tanti strumenti che risolvono problemi concreti.

Il vero valore emerge quando questi elementi si combinano su larga scala. A differenza delle banche tradizionali, con processi rigidi e classificati, le fintech possono offrire soluzioni snelle, scalabili e mirate. Questo fa bene alla fidelizzazione: meno abbandoni, perché il servizio è più vicino a quello che serve davvero, più semplice e anche meno costoso.

Un sistema modulare permette anche un’evoluzione graduale ma solida, capace di rispondere in fretta ai cambiamenti del mercato e ai nuovi modi di usare il denaro da parte dei clienti.

Il backend digitale nativo: dove l’intelligenza artificiale fa la differenza

Spesso si guarda solo all’app sullo smartphone, ma la vera rivoluzione fintech si gioca dietro le quinte, nel backend. Per Revolut, tutto è costruito da zero pensando all’intelligenza artificiale come parte integrante, non come un’aggiunta per migliorare processi vecchi.

Questo vuol dire automatizzare ogni passaggio: procedure, analisi dati, gestione operativa. Così si eliminano le inefficienze tipiche delle banche tradizionali, che devono adattare sistemi nati per il cartaceo. Il risultato? Risparmi significativi su costi e personale, con il minimo indispensabile di attività manuali.

Vicino spiega che prima di assumere qualcuno si valuta se un software intelligente può fare quel lavoro. In questo modo la struttura resta snella e flessibile, pronta a crescere senza pesi inutili.

Un esempio concreto sono i sistemi di traduzione automatica usati nei contact center: permettono di comunicare con clienti di diverse lingue senza problemi, superando barriere che un tempo sembravano insormontabili.

Dietro l’innovazione: il vantaggio economico che arriva al cliente

Passare a un modello digitale nativo non è solo una questione tecnica, ma ha effetti concreti sui costi e sui prezzi del servizio. Usare AI e automazione riduce sensibilmente le spese, un problema che le banche tradizionali conoscono bene con i loro sistemi vecchi e costosi.

Questo vantaggio si riflette direttamente sul cliente, con tariffe più basse, meno commissioni e un’offerta più accessibile. Non è solo un miglioramento interno, ma un modo nuovo di fare business che mette al centro chi usa il servizio, offrendo qualità a costi più contenuti.

Il risultato? I clienti hanno meno voglia di cambiare perché trovano un prodotto migliore e più economico. E così aumenta la fedeltà e la stabilità della base utenti, molto più di quanto accade nelle banche tradizionali.

Il fintech in Italia: dove siamo e cosa ci aspetta

Anche in Italia il fintech sta crescendo e maturando. Nel 2024 le startup attive sono leggermente calate rispetto all’anno prima, ma quelle rimaste sono più solide e capaci di fare alleanze con grandi gruppi industriali e finanziari. Tra i nomi più noti ci sono Satispay e Scalapay, insieme a nuove realtà che puntano su pagamenti innovativi e tecnologie avanzate per la finanza.

Il settore però deve ancora superare ostacoli importanti, a cominciare dai capitali, spesso più scarsi rispetto ad altri mercati. Molte startup devono passare dalla fase sperimentale a quella industriale, offrendo prodotti più maturi e regolamentati. La concorrenza con le banche tradizionali, che si stanno digitalizzando, è un’altra sfida. Senza contare l’adattamento veloce alle nuove regole.

Le tecnologie che spingono il cambiamento sono soprattutto API modulari, intelligenza artificiale , blockchain e Internet of Things. Strumenti che aiutano a gestire i rischi e a prendere decisioni più precise, offrendo esperienze utente più ricche e personalizzate.

Pagamenti digitali e assicurazioni: un cambio di passo

I pagamenti digitali stanno cambiando volto al mercato italiano, raggiungendo nel 2024 un giro d’affari di 481 miliardi di euro. Per la prima volta superano il contante, sia negli acquisti online sia nei negozi fisici. Anche le compagnie assicurative stanno innovando, usando tecnologie come wallet digitali, tokenizzazione e modelli mobile-first per incassi e rimborsi.

Le nuove generazioni danno grande importanza alla facilità di pagamento quando scelgono una polizza. Modelli temporanei, on-demand e formule in abbonamento stanno diventando molto popolari, somigliando sempre più ai servizi digitali di tutti i giorni.

Le sfide future per le assicurazioni riguardano soprattutto i rischi climatici, l’invecchiamento della popolazione e le minacce informatiche. Le polizze per catastrofi naturali rappresentano quasi tutta l’offerta, mentre crescono anche le coperture contro gli attacchi informatici, sebbene la domanda sia ancora contenuta. Soluzioni come la Long Term Care uniscono assicurazione e assistenza per rispondere ai cambiamenti demografici.

Banking-as-a-Service: la sinergia tra fintech e banche tradizionali

Il Banking-as-a-Service, o BaaS, è un modello che permette alle banche di offrire i loro servizi tramite API a fintech o aziende digitali, senza che queste ultime debbano avere una licenza bancaria. Così si amplia l’offerta disponibile per i consumatori, grazie a piattaforme digitali più agili.

Il successo del BaaS nasce dalla collaborazione tra banche e startup tecnologiche. Le prime mettono a disposizione strumenti e competenze, riducendo i tempi per entrare nel mercato. Le seconde raggiungono velocemente i nuovi utenti, sempre più digitali e esigenti.

Va chiarito che il BaaS non è la stessa cosa dell’open banking: nel BaaS il partner non gestisce direttamente soldi o dati, ma fa da intermediario, senza dover rispettare le stesse regole e procedure di una banca.

Investimenti globali e la sfida italiana dell’innovazione fintech

Nel mondo gli investimenti delle banche nel fintech sono ingenti e crescono costantemente. Tra il 2013 e il 2017, le principali istituzioni finanziarie hanno messo sul piatto oltre 118 miliardi di dollari. Goldman Sachs, Citi Bank e J.P. Morgan guidano la classifica, concentrandosi su prestiti, sicurezza, pagamenti e regtech.

In Italia il passo è più lento. Nonostante investimenti tecnologici crescenti, che hanno superato i 4,5 miliardi di euro, molte banche tradizionali stanno ancora sviluppando i rapporti con il mondo fintech e sembrano indietro rispetto ai grandi competitor internazionali.

Per migliorare efficienza, innovare e conquistare nuovi clienti serve saper fare squadra, favorendo collaborazioni concrete tra operatori consolidati e startup.

Trend e nuovi settori nel fintech italiano

Il fintech in Italia copre molti settori in rapida crescita. Oltre ai pagamenti digitali, si espandono gestione patrimoniale, prestiti peer-to-peer e insurtech, cioè le assicurazioni digitali. Crescono anche regtech e cybersecurity finanziaria.

In particolare, circa 86 startup italiane si dedicano all’insurtech, cercando di rivoluzionare il modo di offrire servizi assicurativi con la tecnologia.

L’Open Banking sta prendendo piede: quasi la metà degli italiani usa almeno un conto connesso. E entro il 2025 arriverà l’Open Finance, che allargherà ancora di più la condivisione di dati e servizi finanziari.

Questa varietà di settori permette di affrontare problemi specifici e spingere una trasformazione digitale solida, capace di cambiare davvero il rapporto tra utenti, banche e nuovi attori della finanza.

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