Innovazione Digitale e Intelligenza Artificiale in Sanità: La Governance Chiave per il Futuro della Cura

Redazione

11 Maggio 2026

A Siena, a maggio 2026, si è tenuto un appuntamento decisivo per il futuro della sanità: gli Stati Generali della Salute. Nel mezzo di tavole rotonde e interventi, è emerso un dato chiaro. L’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale non sono più una promessa lontana, ma una realtà che plasma ogni giorno il rapporto tra medici, pazienti e istituzioni. Tuttavia, la vera sfida non sta solo nella tecnologia in sé, ma nella capacità di governarla con competenza. Senza una gestione efficace, rischia di trasformarsi in un ostacolo, non in un supporto. La discussione si è concentrata su governance e formazione, fondamentali per costruire una sanità digitale sostenibile e, soprattutto, umana.

Innovazione in sanità: serve una guida chiara

Non si può subire il cambiamento, bisogna governarlo. Giuseppe Giordano, assessore alla Sanità del Comune di Siena, ha aperto il convegno ricordando che gestire le tecnologie digitali richiede consapevolezza e un approccio attivo. I dati sanitari raccolti e analizzati in modo avanzato sono uno strumento prezioso per migliorare le cure. Ma, ha avvertito, «non bisogna mai perdere di vista il rapporto tra medico e paziente».

Parlando del Fascicolo Sanitario Elettronico , è emerso come l’uso intelligente dei dati possa rivoluzionare i servizi sanitari, ma sempre mettendo al centro la persona. Mauro Moruzzi, presidente della Scuola di Welfare Achille Ardigò, e Maria Cammarota del Consorzio Arsenal hanno sottolineato che servono metodi organizzativi replicabili in tutta Italia, che assicurino interoperabilità e inclusione.

Il messaggio è chiaro: l’innovazione deve inserirsi senza intoppi nei processi clinici, evitando frammentazioni o disuguaglianze. La governance diventa quindi fondamentale per coordinare le diverse realtà territoriali, mettendo regole chiare e uniformi. Non si tratta solo di software o apparecchi, ma di organizzazione e collaborazione tra chi opera nel sistema.

L’intelligenza artificiale cambia la pratica quotidiana

La tavola rotonda del mattino ha approfondito l’impatto dell’intelligenza artificiale nelle attività cliniche di tutti i giorni. Maria Pia Giovannini, presidente del Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione , ha ricordato che la tecnologia deve sempre puntare al benessere sociale, tenendo al centro la persona.

Sergio Pillon, presidente della Commissione Sanità Digitale del CDTI, ha raccontato come l’IA stia già rivoluzionando la gestione del paziente, dalla diagnosi al monitoraggio, rendendo i processi più veloci e precisi. L’automazione intelligente aiuta a ridurre il peso delle incombenze burocratiche, liberando tempo ai medici per concentrarsi sulla cura.

Iacopo Cricelli, CEO di Genomedics, ha portato la voce della medicina generale, sottolineando quanto sia importante avere soluzioni tecnologiche pratiche e integrate, che supportino davvero il medico di base. L’esperienza mostra che l’IA è ormai uno strumento indispensabile per migliorare la precisione diagnostica e ottimizzare la gestione delle cure, senza perdere di vista il rapporto umano.

Esperienze europee: cosa imparare per l’Italia

Nel corso della mattinata si è guardato anche oltre i confini, per prendere spunti dalla collaborazione europea. Valentin Spendjarov, project manager del progetto CARE-GET in Bulgaria, ha presentato un modello di assistenza territoriale basato sulla cooperazione tra sistemi sanitari di diversi Paesi.

Stefano Dami, direttore del Dipartimento Emergenza-Urgenza dell’Azienda USL Toscana Sud Est, ha portato l’esperienza di Siena, con particolare attenzione a teleconsulto e assistenza di prossimità, strumenti che hanno migliorato l’efficacia e la rapidità degli interventi sanitari locali.

Dalla Germania, Isabelle Oberbeck, direttrice del distretto sanitario di Weimar, ha raccontato come funziona l’integrazione tra medicina generale, sanità pubblica e servizi territoriali, offrendo un modello utile per l’Italia. Questi scambi internazionali sono una guida preziosa per creare un sistema digitale più coeso e funzionale.

Formazione e inclusione: le sfide sul campo

Nel pomeriggio, il Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione ha guidato tre workshop con l’obiettivo di definire modelli replicabili per governare la sanità digitale. Il primo tavolo ha affrontato la formazione di operatori sanitari e cittadini sull’uso del Fascicolo Sanitario Elettronico, mettendo in luce le barriere culturali e tecniche che ne frenano l’adozione. Luciano De Biase, coordinatore del gruppo, ha sottolineato l’importanza di corsi mirati e continui.

Il secondo workshop ha parlato dell’integrazione del FSE nelle cure primarie, evidenziando opportunità e criticità nell’uso degli strumenti digitali sul territorio. Ombretta Papa, coordinatrice e segretaria nazionale della Società Italiana di Medicina Generale, ha proposto soluzioni concrete per migliorare accesso e qualità dei servizi.

Il terzo tavolo ha discusso di inclusività e accessibilità, con uno sguardo particolare alle persone più vulnerabili. Mauro Grigioni, ex direttore del Centro Nazionale per le Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica, ha guidato il confronto su come evitare che la tecnologia diventi un nuovo ostacolo, promuovendo invece un accesso equo alle innovazioni.

Serve una regia nazionale per una sanità digitale efficiente

Maria Pia Giovannini ha ribadito che il successo del Fascicolo Sanitario Elettronico e dell’intero sistema dati sanitari dipende da una governance solida e condivisa. Serve una cabina di regia unica con responsabilità ben definite, capace di mettere d’accordo Regioni, Ministero della Salute, strutture e fornitori, per evitare frammentazioni e costruire un sistema uniforme.

Un calendario nazionale preciso e regole uguali per tutti sull’interoperabilità permetterebbero di superare le differenze tra i vari modelli organizzativi del Paese. Non meno importante è stabilire accordi sindacali che valorizzino le competenze digitali e le figure professionali tecniche. Senza questo sostegno, nessuna piattaforma potrà dare il massimo.

Il lavoro del CDTI in campo organizzativo e formativo vuole essere un contributo concreto per una sanità digitale che funzioni davvero, che riduca le disuguaglianze e mantenga al centro la relazione di cura tra medico e paziente. Le sfide dell’innovazione in sanità guardano dunque non solo alla tecnologia, ma soprattutto all’efficienza e all’umanità del sistema.

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