Norvegia lancia il primo bus senza conducente in Europa: rivoluzione nella mobilità autonoma a Stavanger

Redazione

9 Maggio 2026

A Stavanger, in Norvegia, un autobus elettrico senza conducente è entrato in servizio nel traffico cittadino da aprile 2026. Nessuno al volante, eppure il mezzo si muove tra le strade urbane con sicurezza. Si tratta del Karsan e-ATAK, dotato di una tecnologia di guida autonoma di livello 4 sviluppata da ADASTEC. La città si conferma così un vero laboratorio europeo per la mobilità autonoma, anticipando molti altri progetti simili in Europa. Dietro le quinte, però, c’è sempre una supervisione umana da remoto. Un segnale concreto che il futuro del trasporto pubblico sta cambiando, anche se restano ancora da affrontare alcune sfide tecnologiche e normative.

Stavanger e il debutto del Karsan e-ATAK in città

Tutto è partito nel 2022, quando il Karsan e-ATAK ha iniziato a muoversi su un breve percorso di 2,6 chilometri, con diverse fermate e un addetto di sicurezza sempre a bordo. Da allora il progetto è cresciuto, affrontando strade più complicate, rotatorie, attraversamenti pedonali e persino un tunnel di quasi 800 metri. La velocità massima è di 40 km/h, un traguardo importante per un mezzo completamente autonomo in traffico urbano regolare. L’autorizzazione concessa dalla Statens Vegvesen, l’ente norvegese per le infrastrutture stradali, ha trasformato il progetto pilota in un vero e proprio servizio di linea, con passeggeri a bordo e senza conducente. Un segnale chiaro che la guida autonoma può inserirsi concretamente nel trasporto pubblico cittadino.

L’autobus è un midibus elettrico prodotto da Karsan, azienda turca specializzata in veicoli commerciali innovativi. La guida autonoma è affidata a ADASTEC, una società americana che ha sviluppato un sistema di livello 4, capace di far muovere il mezzo senza autista in situazioni complesse, garantendo sicurezza. La combinazione di hardware e software all’avanguardia rende questo autobus perfetto per il servizio urbano, con aggiornamenti costanti per adattarsi al traffico reale. Il raddoppio della distanza percorsa e delle difficoltà affrontate rispetto agli inizi dimostra che il sistema è sempre più affidabile.

Controllo da remoto: la chiave della sicurezza

Dietro le quinte c’è la piattaforma digitale xFlow di Applied Autonomy, azienda norvegese che ha sviluppato un sistema per controllare a distanza più veicoli contemporaneamente da un unico centro. Questo elimina la necessità di un autista a bordo, mantenendo però una supervisione umana centrale e condivisa. Gli operatori intervengono da remoto solo in caso di emergenze o problemi, senza disturbare la guida autonoma durante il normale funzionamento.

Il controllo da remoto è fondamentale per rendere il trasporto autonomo economicamente sostenibile. Olav Madland, CEO di Applied Autonomy, spiega che questo sistema abbassa i costi, permettendo a un solo operatore di monitorare più mezzi e risolvendo così il problema della carenza di autisti. Questa tecnologia fa da ponte tra innovazione tecnica e sicurezza, offrendo una supervisione che non richiede presenza fisica. Finora, il sistema ha già trasportato più di 20.000 passeggeri durante le fasi di prova.

Perché la Norvegia è il terreno ideale per la mobilità autonoma

La Norvegia non è stata scelta a caso. Il paese ha costruito un ambiente favorevole alla mobilità elettrica e autonoma, grazie a politiche pubbliche lungimiranti e a una stretta collaborazione tra istituzioni, aziende di trasporto e startup tecnologiche. Città come Oslo e Stavanger hanno puntato sull’elettrificazione dei mezzi, con incentivi e normative che facilitano la sperimentazione su strada di veicoli autonomi.

Dal punto di vista geografico e demografico, molte città norvegesi sono sparse su territori ampi e hanno infrastrutture complesse da gestire. Questo rende difficile e costoso mantenere un trasporto pubblico tradizionale efficiente. I veicoli autonomi, grazie alla loro flessibilità e ai costi ridotti legati al controllo remoto, possono offrire una soluzione sostenibile. Stavanger si è trasformata così in un vero e proprio banco di prova, un laboratorio urbano dove la guida autonoma si confronta con il traffico e le esigenze quotidiane dei cittadini.

Il contesto europeo e globale del trasporto pubblico senza conducente

Il progetto di Stavanger si inserisce in un trend globale che spinge sempre più verso la mobilità autonoma. Negli Stati Uniti, aziende come Waymo lavorano ai robotaxi, mentre in Cina città come Shanghai hanno già attivato navette senza conducente in alcune aree. In Europa, l’attenzione è più rivolta al trasporto collettivo, con l’autobus autonomo visto come un modo per rilanciare i servizi pubblici urbani.

Il caso norvegese è seguito con grande interesse perché è uno dei primi esempi concreti di autobus senza conducente che opera in condizioni di traffico reale, con passeggeri paganti. Finora, esperimenti simili si erano visti solo in aree chiuse o campus. Molti esperti indicano nei servizi Bus Rapid Transit e nei collegamenti tra aeroporti e zone industriali i contesti più promettenti per un’adozione su larga scala dei mezzi autonomi. L’esperienza di Stavanger potrebbe fare da modello per molte città europee, aprendo la strada a un cambiamento radicale nel trasporto pubblico urbano.

Italia: qualche passo avanti ma ancora tanti limiti

Anche in Italia si sono fatti i primi passi verso l’autobus autonomo. A Merano, nel 2019, un minibus elettrico senza conducente ha percorso le vie del centro storico, coinvolgendo la comunità in un’esperienza innovativa e silenziosa. Era il progetto Mentor, finanziato dall’Unione Europea per testare la mobilità condivisa nelle zone alpine.

A Torino, tra il 2020 e il 2026, si sono susseguiti diversi test con shuttle di livello 4. Il progetto più importante è stato AuToMove, con più di 1.100 chilometri percorsi e circa mille utenti coinvolti. Anche a Imola, nell’autodromo, è stato testato il Karsan e-ATAK. Nonostante le tecnologie siano pronte e i risultati incoraggianti, in Italia restano limiti normativi che frenano il passaggio da test a servizio stabile e diffuso sulle strade urbane.

Le principali difficoltà riguardano la mancanza di una regolamentazione chiara e omogenea a livello nazionale ed europeo, oltre alla necessità di infrastrutture digitali adeguate e modelli assicurativi aggiornati. Senza questi elementi, l’autobus autonomo fatica a uscire dal laboratorio per entrare nella vita quotidiana delle città italiane.

Regole, fiducia e futuro: cosa serve per far decollare gli autobus autonomi

La diffusione degli autobus senza conducente è ancora legata a un nodo normativo complicato. Anche se la tecnologia è ormai affidabile e sicura, servono regole europee condivise e procedure precise per autorizzare stabilmente questi veicoli sulle strade pubbliche. Restano aperte questioni come la copertura assicurativa, i protocolli per gli incidenti e la formazione degli operatori che controllano i mezzi da remoto.

Ma non è solo una questione tecnica o legale. La fiducia di chi sale a bordo è fondamentale. A Stavanger, con oltre ventimila passeggeri coinvolti, si è visto come la familiarità con i mezzi autonomi possa trasformare un’idea futuristica in una realtà consolidata. Monitoraggi continui, supporto da remoto e comunicazioni trasparenti sono strumenti chiave per costruire questa fiducia.

Se queste sperimentazioni continueranno a crescere, soprattutto in paesi come la Norvegia, potrebbero spingere verso un rapido adeguamento delle regole e delle infrastrutture in molte città europee. Così si aprirà la strada a una nuova era del trasporto pubblico. La guida autonoma nei mezzi collettivi potrebbe essere il primo passo verso l’arrivo su larga scala delle auto private senza conducente, cambiando profondamente il modo di muoversi in città nei prossimi anni.

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