A neanche vent’anni, Filippo Toni e Chiara Schettino hanno appena raccolto tre milioni di euro per rivoluzionare la donazione di sangue e plasma. Il loro progetto, Rosso, è una app che punta a semplificare un processo ancora troppo legato a procedure tradizionali. L’investimento, ottenuto con un round seed di grande rilievo, arriva da Ema Health e segna una tappa importante per questa giovane startup nata nel 2023. La tecnologia sanitaria, spesso vista come complessa e distante, qui si fa concreta e accessibile, pronta a cambiare il modo in cui si dà il proprio contributo al sistema sanitario italiano.
Rosso, l’app che rende digitale la donazione
Rosso nasce con l’idea di rendere più facile e veloce il rapporto tra donatori, centri trasfusionali e associazioni. L’app permette di trovare il centro più vicino, prenotare la donazione dal cellulare e seguire passo dopo passo il proprio percorso. Parallelamente, Ema Health ha sviluppato EmaOS, un gestionale per strutture e associazioni che semplifica prenotazioni, organizzazione delle agende, comunicazioni e calendario delle donazioni ricorrenti.
Con questo doppio strumento digitale si punta a superare pratiche ancora legate al telefono o a registrazioni cartacee. L’obiettivo è costruire un sistema solido che migliori la copertura e la continuità delle donazioni, elementi essenziali per garantire le scorte al sistema sanitario. Il piano è diffondere il modello in tutta Italia entro il 2026, con un occhio poi al mercato europeo.
Il round da 3 milioni e chi c’è dietro
Il finanziamento da 3 milioni è stato guidato da 360 Capital attraverso il fondo 360 Digitaly, sostenuto dal PNRR e con il contributo di CDP Venture Capital. Hanno partecipato anche Angelini Investments, Ciapa Rosso, Fintech Partners, H-Farm, Studio Necchio e vari imprenditori e manager italiani. Un mix di venture capital e aziende interessate al digitale e alla sanità.
Questa operazione posiziona Ema Health tra le startup healthtech più promettenti, in un settore che deve ancora fare molti passi avanti nella digitalizzazione. I fondi serviranno a potenziare la rete di centri trasfusionali digitalizzati, aumentare i donatori attivi sulla piattaforma e rafforzare il team per sostenere la crescita.
La giovane età dei fondatori è un dettaglio che non passa inosservato: Toni, nato nel dicembre 2006, e Schettino, classe 2001, sono tra i più giovani leader a raccogliere una cifra così significativa nel panorama startup italiano. Hanno già coinvolto decine di migliaia di donatori, centinaia di centri e stretto collaborazioni con aziende per promuovere la donazione tra i dipendenti.
Donazioni in Italia: numeri solidi ma sfide aperte
Il sistema trasfusionale italiano tiene, ma ha davanti alcune sfide. Secondo il Centro Nazionale Sangue, nel 2024 sono state fatte oltre 3 milioni di donazioni di sangue ed emocomponenti, con circa 1,67 milioni di donatori attivi. L’autosufficienza per i globuli rossi è confermata, ma il plasma resta un capitolo complicato.
A gennaio 2026 è stato comunicato un aumento della raccolta plasma: 919,7 tonnellate nel 2025, 11 in più rispetto all’anno prima. Però la domanda, soprattutto per le immunoglobuline, cresce più dell’offerta nazionale, che copre solo il 60% del fabbisogno. Così l’Italia deve importare plasma, con ripercussioni su costi e sicurezza.
In questo scenario, digitalizzare per fidelizzare nuovi donatori e migliorare l’organizzazione è fondamentale per garantire continuità e ricambio generazionale, pilastri della sostenibilità del sistema.
Privacy e sicurezza: un punto di non ritorno
Quando si parla di dati sanitari, privacy e sicurezza sono fondamentali. Ema Health ha scelto un approccio “privacy by design”, costruendo tutto da zero con grande attenzione alla protezione delle informazioni personali. Esperti fanno revisioni regolari per garantire il rispetto delle norme e prevenire rischi.
La credibilità della piattaforma passa proprio dalla capacità di gestire in modo affidabile dati sensibili come anamnesi, tempi di donazione e informazioni cliniche. Solo così si costruisce un rapporto di fiducia con operatori sanitari e donatori, che devono sentirsi al sicuro nell’uso quotidiano dell’app.
Anche la continuità del servizio è cruciale: nessuna interruzione deve compromettere i processi, perché la raccolta di sangue e plasma è un settore strategico che non ammette pause.
Donare senza ostacoli, nel rispetto delle regole
La donazione di sangue e plasma, come stabilito dal Ministero della Salute, è aperta a italiani e stranieri con documento valido, con limiti di età generalmente tra 18 e 65 anni. Per donatori abituali in buona salute, l’età può arrivare a 70 anni previa valutazione medica.
La tecnologia di Rosso non cambia queste regole, ma elimina gli ostacoli pratici: trovare il centro giusto, gestire le prenotazioni, ricevere promemoria per non perdere l’appuntamento. Il progetto non sostituisce associazioni e strutture sanitarie, ma le affianca con un supporto digitale che aiuta nella pianificazione, nella comunicazione e nel ricambio generazionale.
L’obiettivo a breve è consolidare questi servizi su tutto il territorio nazionale, testare il modello e far diventare Rosso un punto di riferimento stabile nel settore. Il recente investimento sarà il carburante per raggiungere questo traguardo, con l’ambizione di lasciare un segno importante nel sistema trasfusionale italiano.
