Edilizia Digitale: Le 5 Sfide Chiave per la Competitività e il Futuro delle Costruzioni in Italia

Redazione

8 Giugno 2026

Nel 2026, il settore delle costruzioni italiano è a un punto di svolta. Dopo anni di crescita spinta dagli incentivi del Superbonus e dai fondi del PNRR, non basta più aumentare i numeri. Ora si tratta di risolvere problemi strutturali che limitano la competitività. La digitalizzazione, un tempo vista come un’opzione, è diventata urgente. Serve ripensare i processi, integrare nuove tecnologie, e gestire con precisione ogni fase: dalla progettazione al cantiere, fino alla manutenzione. E non si può ignorare la crescente attenzione all’efficienza energetica. Cinque sfide concrete, difficili, ma necessarie, per rilanciare un settore in bilico.

Produttività bloccata in un settore frammentato

Il comparto costruzioni in Europa pesa per oltre il 10% del PIL e dà lavoro a più di 12 milioni di persone. Ma la spina nel fianco resta la forte frammentazione. In Italia, come nel resto d’Europa, la maggior parte delle imprese ha meno di 20 dipendenti, fatica ad adottare standard tecnologici e modelli organizzativi condivisi. Il risultato? Una produttività che cresce a rilento, quasi ferma se paragonata ad altri settori industriali come la manifattura. I dati del 2024 segnalano un calo degli investimenti, soprattutto nel residenziale, con previsioni negative anche per il 2025.

Tra il 2016 e il 2024 il PIL del settore in Italia è cresciuto del 51,5%, ma la produttività solo del 20,9%. Questo significa che aumentare il volume di lavoro non si traduce in efficienza reale. Il vero nodo da sciogliere è quindi recuperare produttività su scala nazionale e europea, superando le differenze tra aziende grandi e piccole e migliorando l’organizzazione del lavoro.

I dati: il vero motore per gestire meglio le opere

Digitalizzare non vuol dire solo usare software o modelli 3D, ma soprattutto saper gestire i dati in modo intelligente. Nel nostro settore, le informazioni raccolte durante progettazione, appalto, cantiere, collaudo e manutenzione sono spesso sparse tra tanti soggetti che non comunicano tra loro. Questo porta a sprechi, errori, duplicazioni e ritardi.

La sfida è mettere insieme questi dati in un unico sistema coerente, che tenga sotto controllo tempi, costi, qualità, sicurezza e prestazioni energetiche. La tecnologia deve trasformare i dati in uno strumento pratico, capace di valorizzare tutto il ciclo di vita degli edifici e aiutare imprese e committenze a gestire e rendicontare meglio. Solo così si limitano gli errori e si aumenta la trasparenza.

BIM: il salto di qualità che deve ancora decollare

Dal 1° gennaio 2025 in Italia il BIM è obbligatorio per i lavori pubblici sopra certe soglie. Questo ha fatto crescere a dismisura il numero di gare BIM nel 2025, con un aumento del valore oltre il 150% rispetto all’anno prima. Oggi il BIM copre il 27% dei bandi nei servizi di ingegneria e architettura.

Ma attenzione: non basta chiedere il BIM per dire di averlo adottato. Molti bandi richiedono il suo uso senza avere un’organizzazione chiara delle informazioni, rendendo difficile seguire e controllare i processi. Per sfruttare davvero il BIM serve mettere in chiaro capitolati tecnici, responsabilità precise, standard uniformi e flussi di approvazione ben definiti. Solo così diventerà uno strumento utile per ottimizzare risorse e aumentare l’efficienza.

Efficienza energetica e digitalizzazione, un binomio obbligato

L’Europa punta a zero emissioni entro il 2050 e a riqualificare milioni di edifici entro il 2030. In Italia, il mercato dell’Internet of Things per lo smart building ha superato i 10 miliardi di euro nel 2025, ma la crescita si è quasi fermata, intorno al 2%, a causa di tagli agli incentivi e di una domanda meno vivace.

I dati sulle certificazioni energetiche mostrano comunque qualche passo avanti: il 20% degli edifici residenziali è ormai nelle classi più efficienti e quelli più energivori sono in calo. A livello europeo la Renovation Wave punta a raddoppiare il ritmo delle riqualificazioni, spingendo il settore a innovare non solo nella costruzione, ma anche nella gestione energetica e nell’uso di tecnologie digitali integrate.

Cantieri più smart: robotica e moduli per tagliare tempi e rischi

Non si tratta solo di tecnologia digitale, ma anche di cambiare il modo di lavorare sul campo. La costruzione modulare e off-site permette di ridurre tempi, migliorare la qualità e abbattere i rischi legati alle lavorazioni in cantiere, a patto che tutta la filiera, dalla progettazione alla logistica, sia ben coordinata.

La robotica entra in gioco per i compiti ripetitivi e pericolosi, aumentando sicurezza e precisione. Serve però aggiornare le competenze per scegliere e certificare materiali sostenibili, seguendo criteri ambientali rigorosi.

Un cantiere digitalizzato integra programmazione, approvvigionamenti, sicurezza e controllo economico in un unico sistema, permettendo di monitorare in tempo reale l’avanzamento e la qualità del lavoro e facilitando la collaborazione tra tutte le figure coinvolte.

Un’agenda industriale per mettere ordine in tecnologie e competenze

Il ConTech Hub, lanciato da TEHA Group nel 2026, vuole fare da guida per un percorso condiviso da tutta la filiera. Serve definire regole per la raccolta e la condivisione dei dati, standard da rispettare, investimenti da sostenere e soprattutto competenze da sviluppare per aiutare l’ingresso delle nuove tecnologie.

Il problema più grande resta la presenza di tante piccole imprese. Solo con tecnologie accessibili e integrate nei processi e grazie a una domanda pubblica e privata più qualificata si potrà costruire un sistema più competitivo. Gli appalti pubblici con requisiti più avanzati e la pressione dei grandi operatori privati dovranno fare da traino.

L’edilizia italiana si gioca tutto sulla capacità di trasformare l’innovazione digitale in risultati concreti: più produttività, qualità, sicurezza ed efficienza energetica, per edifici e cantieri finalmente all’altezza dei tempi.

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